Inchiesta di Celano, evaporata “Acqua fresca”. Video intervista a Filippo Piccone

IL 22 febbraio 2021 scatta a Celano la “Operazione Acqua fresca”: 52 indagati e 25 provvedimenti cautelari per amministratori, funzionari, professionisti e imprenditori. Decapitata l'amministrazione comunale, con il sindaco Settimio Santilli agli arresti domiciliari e il vice sindaco Filippo Piccone in carcere per 18 giorni. Questo il bilancio dopo più di 3 anni: cancellati buona parte dei reati contestati, tra cui tutti quelli che avevano determinato i provvedimenti cautelari. Sui reati residui contestati, ora incombe il rischio prescrizione

Angelo Venti
21 Minuti di lettura

E’ tranquillo e pacato, ma determinato. Filippo Piccone parla senza peli sulla lingua e dice la sua sull’inchiesta “Acqua fresca”, sulle connessioni tra l’inchiesta di Celano e quelle “fotocopia” di Tagliacozzo e Capistrello, sul ruolo svolto dalla Procura, dalla Polizia giudiziaria e anche da stampa e giornalisti.

  • “Le tre operazioni sono senz’altro collegate l’una con l’altra, fanno parte di uno stesso schema, recitano gli stessi attori. Non solo la procura, ma anche personaggi fuori dalla procura…“
  • “E’ abbastanza evidente che la regia è stata comune, perché le tre operazioni hanno dei connotati assolutamente simili”
  • “Credo che si possa affermare con assoluta certezza che proprio il connubio giornalisti, forze dell’ordine e procura abbia posto in essere tutta l’operazione”
  • “Le motivazioni? A mio avviso sono più povere di quello che si possa pensare”
  • “Continuerò a fare politica, continuerò a dire la mia, continuerò a dare il mio contributo: qualcuno lo potrà apprezzare, qualcuno no, ma mi sento in diritto e anche in dovere di farlo.”
Celano, 20 agosto 2024 – Intervista a Filippo Piccone sugli sviluppi dell’inchiesta “Acqua Fresca”

Domanda: 22 febbraio 2021, “Operazione Acqua fresca”. Al comune di Celano viene decapitata l’amministrazione comunale: 25 provvedimenti cautelari, tra cui il sindaco agli arresti domiciliari e lei, vice sindaco, in custodia in carcere. Sono passati più di 3 anni: ad oggi, qual è la situazione dal punto di vista giudiziario?

Piccone: Dal punto di vista giudiziario, c’è stato l’udienza preliminare che ha sostanzialmente ridotto ai minimi termini tutta la montagna di accuse che era stata costruita. I capi d’accusa più importanti sono stati, come peraltro aveva già fatto il riesame, tagliati: per quanto mi riguarda ne sono stati tagliati 11 su 14, quindi è rimasto ben poco. A molti altri colleghi sono stati annullati dal Gup, dopo il riesame, e quindi diciamo dell’inchiesta originaria posso affermare è rimasta poca cosa.

Domanda: Quindi sono decaduti anche i capi d’imputazione che avevano determinato i provvedimenti d’arresto?

Piccone: “Il fatto non sussiste” per tutti quei capi d’accusa che hanno prodotto la custodia cautelare per 25 persone. Come a dire: “Abbiamo scherzato, ci siamo sbagliati, abbiamo scherzato”. Dopodiché gli imputati erano 52, di capi d’accusa che sono rimasti in piedi e che si discuteranno a partire dalla prima udienza sono di più basso profilo e di numero estremamente più contenuto, tale da poter affermare che tutta la montagna accusatoria che è stata costruita è stata completamente smontata, prima dal riesame e poi dal giudice dell’udienza preliminare.

Domanda: Quanti giorni ha passato in …

Piccone: In collegio! Beh, in collegio Io sono stato 18 giorni. E sono stati 18 giorni forse anche per un errore di strategia, perché il mio appello al riesame è stato fatto in estremo ritardo: è stato fatto al tredicesimo giorno. Quindi i miei primi 13 giorni sono passati con la speranza e con l’illusione che lo stesso PM che aveva firmato la mia custodia cautelare avesse revocato la stessa. In realtà così non è stato e quando si è deciso di procedere con l’appello al Tribunale del riesame, il medesimo entro 5 giorni mi ha scarcerato senza – cosa inusuale – senza darmi i domiciliari, scarcerandomi completamente e ponendo in essere la mia liberazione totale.

Domanda: L’operazione di Celano, “Acqua fresca”, è del febbraio 2021 e arriva 3 anni dopo l’operazione “Caput castorum” di Capistrello del novembre 2018, che a sua volta era stata preceduta dall’operazione “Tagliacozzo Mani pulite” del marzo 2016. Le tre inchieste hanno delle caratteristiche comuni: procura, forze dell’ordine, Gip sono praticamente identici e anche le strategie sono identiche. Le prime due hanno portato praticamente alla caduta delle due amministrazioni comunali. A Celano questo invece non è successo…

Piccone: A Celano non è successo e questo lo dobbiamo alla caparbietà del nostro sindaco che non ha voluto, nonostante le pressioni erano molteplici sia da parte dei difensori sia da ambienti anche vicini alla procura che facevano trapelare la necessità che lui si dimettesse. Lui ha resistito caparbiamente, debbo dire con molta convinzione, molta determinazione e soffrendo anche abbastanza: alla fine i fatti gli hanno dato ragione, perché in realtà anche lui poi è stato scagionato dalle accuse più importanti.

Ma le tre operazioni sono senz’altro collegate l’una con l’altra, fanno parte di uno stesso schema, recitano gli stessi attori. Non solo la procura, che è necessario che sia la stessa, ma anche personaggi fuori dalla procura: pensiamo anche a chi ha fatto attività di polizia giudiziaria, che stranamente è stata fatta da un corpo che solitamente non si occupa di pubblica amministrazione. Ma anche con riferimento agli stessi giornalisti che, spalleggiati con qualcuno delle forze dell’ordine che è stato attore principale di tutte e tre le indagini, ha posto in essere dei castelli accusatori che poi l’uno dopo l’altro si stanno rivelando, per dirla in francese, farlocchi. […]

Il solito combinato disposto della stampa in cerca di, come dire, di qualche copia in più e anche di qualche buon rapporto con la procura, ha prodotto tutta questa carne da macello che ha investito la Marsica con innegabii – e ripeto e sottolineo innebili – svantaggi soprattutto per il nostro territorio, per i Comuni che per anni interi sono stati bloccati, per amministrazioni elette a suffragio universale dal popolo, Con fermi anche importanti in un periodo storico particolarmente delicato con – e lo dico assumendo tutte le responsabilità – con un elenco ben noto a tutti di mazzettari che sono in libertà e che non vengono mai toccati da chi invece sarebbe preposto a fare questo.

Questo è il risultato di queste tre indagini, che hanno dato un attimo di notorietà a qualche PM, a qualche procuratore con qualche giornalista ma che di fatto, al nostro territorio, hanno arrecato veramente dei danni, oltre ai danni personali ad ognuno di quelli coinvolti che sono veramente incalcolabili.

Domanda: Visto che ha toccato l’argomento dell’informazione, secondo lei che ruolo ha ricoperto la stampa nella nascita e nello sviluppo di queste tre inchieste?

Piccone: Il ruolo dei giornalisti è stato determinante. Intanto credo che si possa affermare con assoluta certezza che proprio il connubio giornalisti, forze dell’ordine e procura abbia posto in essere tutta l’operazione.

Di fatto basterebbe scorrere i fiumi di articoli che hanno fatto seguito alle indagini per capire come anche l’orientamento dei giornalisti era più un orientamento gossiparo, senza che in realtà abbiano avuto un ruolo che solitamente la stampa dovrebbe avere: quello di divulgare la verità. Tant’è che ad oggi quello che è accaduto per l’operazione “Acqua fresca” – che nel mese di maggio è stata di fatto smontata dal Giudice per l’Udienza preliminare – sui giornali non è apparsa affatto. E’ passata in sordina, come al solito.

Abbiamo ricevuto un bel danno come popolo marsicano dall’operato di questi poteri che insieme hanno creato questa formula esplosiva – lo dico senza temere una smentita – perché sono i fatti che dicono questo, non sono mie opinioni.

Domanda: In particolare, durante la fase di acquisizione dei documenti, che per Celano è stata particolarmente lunga ed è durata più di 2 anni, continuamente uscivano appunto notizie sull’acquisizione dei documenti…

Piccone: Questo adesso ci pone anche di fronte a un problema che ha del grottesco, perché i fatti risalgono al 2018 e vengono in sostanza riattivati, per così dire, nel 2021. Oggi a noi – io spero vivamente di sbagliarmi – forse non ci darà nemmeno la possibilità di arrivare alla chiusura della prima udienza, dove potremmo dimostrare o avere la possibilità di dimostrare la nostra innocenza, perché molti dei reati rimasti entreranno nell’orbita della prescrizione. E come si sa è troppo facile dire “alla prescrizione ci si può anche rinunciare”: rinunciare alla prescrizione a volte vuol dire altri 10 anni sotto processo con tutti i problemi annessi e connessi.

Quindi immagino che molti dei miei colleghi colpiti da questa situazione abbiano voglia di tirarsi fuori prima possibile da questo tritacarne che sembra infinito. Speriamo di poter fare almeno la prima udienza, dove ognuno avrà la possibilità di dimostrare effettivamente la propria la propria innocenza.

Domanda: Che tipi di danni ha ricevuto da questa inchiesta, sia dal punto di vista politico che imprenditoriale?

Piccone: Da un punto di vista politico chiaramente i danni sono stati tanti, ma posso dire anche abbastanza assorbibili, perché da un punto di vista politico uno riceve uno stop che per correttezza si dà anche rispettando non solo quella che è la giustizia ma anche l’opinione pubblica e quindi arresta l’attività politica. Personalmente non avevo nemmeno grandi appuntamenti elettorali o ambizioni personali, quindi non è che da questo punto di vista abbia ricevuto molti danni. Certo 30 anni di politica per costruirsi un minimo di credibilità e di fiducia da parte dell’elettorato e vederselo poi annullato in un battito d’ali con delle accuse che poi si sono rivelate assolutamente infondate, insomma, non è una bella cosa.

Ma l’aspetto più importante è quello personale e professionale. Esistono dei danni tangibili, quotidiani, che purtroppo sono anche irreparabili: l’accesso al sistema bancario, l’accesso ai concorsi pubblici, l’accesso a tante altre situazioni che lo si vede negato a tutti quelli che sono sotto inchiesta.

Vorrei spendere giusto una parola per i colleghi: ci sono stati schiere di ragazzi professionisti, che hanno studiato e che hanno fatto correttamente il loro lavoro, che si sono visti negati la possibilità di accedere a un concorso, la possibilità di accedere a un mutuo, la possibilità di fare tante cose che nella vita quotidiana rappresentano delle cose importanti e che purtroppo non si sono potute fare. Io ho ricevuto tanti danni, ma credo che i danni maggiori li abbiano ricevuti questi ragazzi che invece hanno avuto negata ogni possibilità di sviluppo di carriera e di mettere a frutto il proprio studio…

Domanda: …oltre a svariati mesi di interdizione all’esercizio della professione…

Piccone: Sì, gli hanno fatto molti danni…

Domanda: Visto che abbiamo citato la l’attività politica, rispetto a quello che succede oggi nella Marsica si sente di dire la sua?

Piccone: Assolutamente sì! Io non credo che uno debba dire la sua solo quando si candida per una carica pubblica. Credo che la politica, intesa nell’accezione più nobile del termine, sia la partecipazione proprio alla vita pubblica del proprio territorio, della propria comunità. Quindi mi sento, mi sono sentito e mi sentirò sempre di dire la mia rispetto alle problematiche che attanagliano il nostro territorio. Purtroppo, e non credo di dire nulla di strano, sappiamo bene che la classe dirigente in generale non si sta esprimendo al massimo del suo splendore. Credo che più voci contribuiscono alla vita collettiva e più la democrazia ne beneficia: quindi non credo di avere nessun limite da questo punto di vista.

Peraltro voglio dire che mi sento vittima e non carnefice di tutta questa situazione. Quindi continuerò a fare politica, continuerò a dire la mia, continuerò a dare dal mio punto di vista il mio contributo: qualcuno lo potrà apprezzare, qualcuno no, ma mi sento in diritto e anche in dovere di farlo.

Domanda: Torniamo indietro alle tre inchieste. Prese nel complesso, ci sono delle analogie nella genesi, nello sviluppo e anche nei personaggi coinvolti: secondo lei, ci può essere una regia comune? E se sì, con quale tipo di obbiettivo?

Piccone: E’ abbastanza evidente che la regia è stata comune, perché le tre operazioni hanno dei connotati assolutamente simili sia in termini metodologici sia in termini di partecipazione degli attori in campo: quindi senza ombra di dubbio un “fil rouge” ha legato tutte e tre le operazioni.

Le motivazioni? A mio avviso sono più povere di quello che si possa pensare: le motivazioni attengono alla voglia di qualche giornalista di essere protagonista, alla voglia di qualcuno delle forze dell’ordine di essere, come dire, il giustiziere (in questo caso manco della notte, del giorno), ma poi i fatti hanno detto diversamente.

Voglio dire che anche da parte dell’apparato della procura, a mio avviso, c’è la necessità di una professionalità maggiore, di un’attenzione maggiore, perché le responsabilità per quello che è accaduto sono tante e sono tantissimi (i danni) soprattutto per il territorio. Non sono tangibili nell’immediato, ma queste sono negatività che il territorio pagherà nel medio e lungo periodo: anche se non è così evidente che provengono da queste operazioni, intere comunità sono rimaste bloccate per anni e pagheranno un dazio molto alto nella vita collettiva e nello sviluppo del proprio territorio.

Domanda: Si sente di dare un giudizio esplicito sulla stampa? Su come si è comportata prima, come si è comportata durante e anche su come si è comportata dopo…

Piccone: Sì! Diciamo che il comportamento più evidente è stato quello del nostro principale quotidiano: appena la proprietà è passata non a caso a due imprenditori, diciamo che forse è stato anche la cartina di torna sole sulla quale cercare qualche motivazione, no? Perché dietro questi giornali c’è sempre un editore che in qualche modo detta la linea editoriale e se la linea editoriale di alcuni giornali è stata quella di fare gossip e di buttare sterco su tutti per vendere qualche copia in più, io credo che qualche domanda in più ce la dovremmo fare…

Domanda: Vuole aggiungere qualcosa?

Piccone: Sì. Spero che tutto quello che è accaduto qui nella Marsica, porti gli stessi abitanti a fare una riflessione che superi un attimo il qualunquismo quotidiano sul quale molti si sono riconosciuti. Credo che la classe dirigente di questo territorio sia fondamentalmente sana: per carità, anch’essa inquinata in alcune situazioni, ma fondamentalmente sana e capace.

Secondo me, il fatto che queste operazioni siano state fatte con questa sequenza, l’ha intaccata in maniera forte. Io credo che abbiamo bisogno di ricostruire un clima di fiducia nei confronti di una classe dirigente che deve lavorare per il proprio territorio, sfatando anche la paura che ognuno in questo momento coltiva: io parlo con della gente che potrebbe dare un grande contributo ma ovviamente ha paura di esporsi, perché in queste condizioni la paura attanaglia un po’ tutti.

Credo dovremmo ritrovare tutti un po’ di fiducia. Mi auguro e spero che anche gli avvicendamenti che si susseguono nella Procura di questo tribunale, aiuti a distendere il clima e ad essere più consapevoli che la giustizia serve per colpire chi ruba e chi delinque, non chi lavora e chi fa le cose per bene.

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