Israele-Hamas: gli ostaggi sulla bilancia truccata

Angelo Venti
Angelo Venti
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Cisgiordania, Qabatia - Mohammed Nazzal

Iniziamo con una buona notizia. Grazie alla mediazione di Qatar, Egitto e Usa, Hamas e Israele hanno siglato in extremis un nuovo accordo per la proroga di altri due giorni di Tregua temporanea.

Secondo gli annunci, questa proroga della tregua consentirà la liberazione incrociata di altri ostaggi, nel solito rapporto uno a tre: 20 israeliani (10 per ogni giorno aggiuntivo di cessate il fuoco) in cambio di 60 palestinesi.

Nelle ultime ore alcuni incidenti nel nord della Striscia hanno fatto temere che la nuova tregua potesse saltare prima ancora di entrare in vigore. L’esercito israeliano ha denunciato una violazione del cessate il fuoco da parte di Hamas, che però controbatte: “Abbiamo reagito in seguito a una violazione di Israele”.

L’incidente sembra così risolto ed è quindi inutile perdere tempo dietro alle accuse incrociate o alle prove rispettivamente esibite: per non fare torto a nessuno, diciamo che si tratta di “frizioni tattiche” tra milizie di un’organizzazione che applica la guerra terroristica e l’esercito di uno Stato che applica la guerra terroristica…

Anticipiamo subito che in questa triste pesa la bilancia pende tutta a favore di Israele. E soprattutto che quella che viene utilizzata è una bilancia truccata. Vediamo perché.

Sarebbero circa 240 gli ostaggi catturati da Hamas durante l’attacco terroristico del 7 ottobre scorso in territorio israeliano. Tra le donne, i vecchi e i bambini rapiti dai miliziani e condotti all’interno della Striscia di Gaza anche molti militari, lavoratori stranieri e cittadini con doppio passaporto.

Sono invece diverse migliaia gli ostaggi palestinesi nelle mani d’Israele. A far lievitare di molto il loro numero, in questi anni, è stata la pratica della cosiddetta “Detenzione amministrativa”, una pratica abberrante che consente all’esercito israeliano di arrestare anche senza accuse e detenere senza processo i civili palestinesi. Le carceri israeliane sono così piene di migliaia di uomini, donne e bambini catturati nei periodici raid che l’esercito israeliano conduce nei Territori palestinesi occupati di Gisgiordania e a Gerusalemme est.

Considerando il solo periodo successivo all’attacco di Hamas del 7 ottobre, la repressione e la violenza degli occupanti si è, se possibile, ulteriormente intensificata con arresti arbitrari, uccisione di civili, demolizioni di case e furto di terre. “Dal 7 ottobre, Israele ha arrestato 3.200 civili palestinesi in Cisgiordania e a Gerusalemme Est – ricorda Al Jazeera – Tra gli arrestati anche 41 giornalisti e 29 operatori dei media rimangono in custodia.

Quella della Cisgiordania è una riserva di caccia che Hamas non ha. In essa, invece, Israele può catturare liberamente – nei tempi che desidera e nel silenzio del mondo occidentale – tutti gli ostaggi che vuole.

Basta fare due conti, la matematica non è un’opinione:

Nei primi tre giorni di tregua gli israeliani hanno rilasciato 117 ostaggi palestinesi. Nello stesso tempo nelle aree della Cisgiordania occupata – annota sempre Al Jazeera – gli israeliani hanno arrestato 116 nuovi ostaggi palestinesi.

Se si guarda oltre gli ostaggi, altri sono gli aspetti positivi di questi 4 giorni di Tregua temporanea. Il primo è la pausa nella carneficina di civili: finora sono almeno ventimila i palestinesi uccisi dagli indiscriminati bombardamenti israeliani su Gaza (migliaia sono ancora i dispersi e i cadaveri sepolti ancora sotto le macerie), di cui oltre la metà donne e bambini. Il secondo aspetto positivo è l’ingresso dei primi camion con gli aiuti umanitari per 2,5 milioni di persone assediati da 50 giorni e privati di acqua, cibo, carburante e medicine. Due aspetti, questi,

Dopo la tregua nei bombardamenti e l’ingresso degli aiuti umanitari, il terzo aspetto delle principali condizioni alla base dei 4 giorni di Tregua temporanea è lo scambio di ostaggi: 51 israeliani contro 150 palestinesi. Ieri infatti è stata liberata l’ultima trance di prigionieri: altri 11 israeliani e 33 palestinesi sono stati restituiti alle loro famiglie.

La questione ostaggi è quella che ha fatto più presa nell’opinione pubbllica israeliana e ha portato oltre 100mila persone a scendere in piazza contro il governo di Netanyahu che continua a ripetere che riprenderà “ancora più duramente la guerra contro Gaza fino alla liberazione di tutti gli ostaggi e la distruzione di Hamas“: eppure una parte degli ostaggi sono stati liberati non con i bombardamenti indiscriminati sulla popolazione civile di Gaza, ma proprio grazie alla tregua.

Le pressioni interne a Israele e quelle internazionali, probabilmente costringeranno Netanyahu a continuare la tregua con Hamas, ma intanto il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir – che con il suo voto tiene in piedi il traballante governo di estrema destra – minaccia di far cadere Netanyahu se non riprenderà la guerra.

Tornando agli ostaggi, è degno di nota che nelle mani di Hamas restano ancora quelli che pesano di più: i militari e buona parte di quelli con doppio passaporto.

Durante i 4 giorni di tregua la stampa mainstream, ovviamente, si è concentrata solo sullo scambio di prigionieri.

Come di consueto, alla soddisfazione dei familiari ha fatto seguito la solita coda di accuse incrociate, con le rispettive dichiarazioni di uso propagandistico della liberazione degli ostaggi. Da parte israeliana è la zia del 12enne appena liberato, Eitan Yahalomi, a denunciare che durante la detenzione il nipote è stato “Picchiato, minacciato e costretto a vedere video del 7 ottobre”. Dall’altra parte è Mohammed Nazzal, un bambino palestinese di Qabatia (Jenin) – liberato dopo un arresto amministrativo senza accuse e senza processo – che accusa i carcerieri israeliani: “Mi hanno picchiato sulla testa con sbarre di metallo, mi hanno rotto le mani. Mi hanno fatto morire di fame“: sono comunque 4 i bambini palestinesi che la scorsa notte, dopo la loro liberazione, sono stati ricoverati in ospedale..

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