Se la primavera marsicana fatica a manifestarsi, incalzata com’è da una rigida coda invernale che ha fatto precipitare le temperature, la primavera politica, non solo è ben desta, ma le temperature sono già ben oltre la media stagionale.
E se a livello nazionale, l’esito del referendum ha costretto il governo a rivedere il suo approccio alle priorità del Paese, nella Marsica invece, la tornata referendaria ha favorito il SI, tanto da spingere autorevoli esponenti della destra a rivendicarne la paternità in chiave partitica, come a voler ribadire una forza ancora intatta, almeno nella Marsica.
Certamente ad Avezzano, Celano e Pescina, comuni che si accingono al voto amministrativo, ha vinto il Si, ma questo dato potrebbe essere fuorviante rispetto alle dinamiche elettorali che si innescheranno per eleggere i nuovi sindaci e i nuovi consigli comunali il prossimo 24 e 25 maggio.
A livello nazionale si percepisce una certa agitazione nel partito della Meloni, dopo le dimissioni “spintanee” mal digerite di alcuni suoi fedelissimi, diventati capri espiatori loro malgrado per colpa del NO. In questi giorni, in Fratelli d’Italia si respira un’aria da Fratelli coltelli, con le sorelle che provano a serrare i ranghi.
E così si passa dal dibattito nazionale, spesso astratto e lontano dalla gente, alla Marsica, tra il Fucino e le valli circostanti, dove la partita si gioca su temi caldissimi: sanità, crisi industriale e rilancio culturale. Ad Avezzano, capoluogo ideale della Marsica, la coalizione del sindaco uscente Di Pangrazio pare giocare un altro campionato, forte di un consenso largo, certificato ogni giorno che passa da continue nuove adesioni al progetto civico.
I suoi antagonisti, Cesareo, candidato del centrodestra a trazione Fratelli d’Italia, Verdecchia, per il centrosinistra senza il PD, schierato con Di Pangrazio, Loreta Ruscio, professionista a capo di una sua lista e Gianluca Ranieri candidato per il Fronte Sovrano Popolare, sembrano non impensierire più di tanto l’amministrazione uscente, che si ricandida praticamente in blocco.
Celano, feudo del già senatore Filippo Piccone, sembrerebbe essere combattuta fra continuità e voglia di cambiamento. Il sindaco uscente, Settimio Santilli non ha ancora sciolto la riserva su una eventuale sua terza candidatura ma sono in molti a scommettere che sarà ancora in campo assieme a Piccone nel ruolo di king maker.
La città castellana, storicamente legata a dinamiche politiche molto forti, si presenta all’appuntamento elettorale dopo un periodo di intensa attività amministrativa. Il centrodestra qui vanta radici profonde, con Forza Italia che, forte dei risultati delle scorse regionali, rivendica un ruolo di leadership.
Il PD celanese sta lavorando alla costruzione di una coalizione capace di intercettare il malcontento di quella parte di cittadinanza che chiede un cambio di passo, ma le difficoltà sembrerebbero insormontabili.
A Pescina invece, la politica ha un sapore diverso, fatto di passioni forti, di slanci di generosità ma anche di feroci contrapposizioni. Dopo il grande impegno per la candidatura a Capitale Italiana della Cultura, l’attuale amministrazione punta a capitalizzare i risultati ottenuti in termini di visibilità.
Tuttavia, il sindaco uscente, Mirko Zauri, che avrebbe dovuto essere il candidato naturale per il secondo mandato, pare dovrà vedersela col suo vice, Luigi Soricone, intenzionato a correre con una sua lista per lo scranno più alto del municipio. Queste le notizie che arrivano da Pescina.
Sul fronte opposto emerge una candidatura nuova, quella del consigliere di opposizione Alfonsino Scamolla, imprenditore e figura nota del panorama politico marsicano. Scamolla, forte di una larga investitura popolare che gli arriva per le battaglie combattute per l’irriguo del fucino e per la sanità, può contare anche sull’appoggio dei suo colleghi della minoranza.
Mentre per i comuni sotto i 15.000 abitanti, come Pescina e Celano, il verdetto arriverà già il 25 maggio, per Avezzano, il sistema elettorale prevede il ballottaggio se al primo turno nessuno dei competitori ottiene la maggioranza assoluta.
Saranno settimane di comizi, caffè nei bar del centro e programmi elettorali spesso ambiziosi. La Marsica decide il suo futuro. Stavolta la sensazione è che nessuno possa permettersi di stare a guardare.

