La Valle Roveto è diventata la principale area di espansione dell’Orso marsicano

Secondo l’associazione Salviano l’Orso, da qualche tempo, la Valle Roveto è la nuova frontiera dell’orso marsicano, la sua principale area di espansione

Alfio Di Battista
6 Minuti di lettura

Capistrello – Parte da Capistrello la campagna di sensibilizzazione per la salvaguardia dell’Orso marsicano organizzata dall’Associazione Salviamo l’Orso in collaborazione con gli Amici dell’Emissario. Nella Sala Ottaviani, messa a disposizione da Don Lorenzo, è stato proiettato il documentario “Terre dell’Orso”, che ha raccontato l’enorme patrimonio naturalistico che caratterizza il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.   

Un territorio che va ben oltre i confini formali del Parco, la cui biodiversità, rappresenta un unicum di specificità faunistiche e floreali che concorrono alla formazione di un delicato equilibrio in cui uomo e animale convivono da secoli.

Purtroppo il rapido processo di antropizzazione degli ultimi decenni ne ha messo a dura prova la stabilità alimentando via via, sempre maggiori rischi per la sopravvivenza di una delle creature che più di ogni altra rappresenta il parco nazionale, l’Orso marsicano.

A margine della presentazione abbiamo posto alcune domande alla dottoressa, Serena Frau, Biologa della conservazione e attivista dell’associazione Salviamo l’Orso.

Dottoressa Frau, come nasce l’associazione?  

Ci siamo costituiti nel 2012, sono quindi undici anni, per volontà di 4 soci che conoscevano le condizioni dell’Orso marsicano. Pochi esemplari e tanta burocrazia, che non garantiva soluzioni adeguate nella direzione di preservare l’animale dal pericolo di estinzione.

Quindi tanto senso pratico!

Lo spirito dell’associazione è approcciare il tema della tutela dell’Orso con molto lavoro sul campo, fatto di studio, coinvolgimento e sensibilizzazione di associazioni e scuole, attività concrete a salvaguardia del plantigrado e confronto continuo con le istituzioni.

Di quali competenze si avvale l’associazione?

È un’associazione dove chiunque può iscriversi. Io per esempio, oltre che appassionata, sono una biologa della conservazione, ma abbiamo anche altri tipi di professionalità che spaziano in alte discipline come quella giuridica per esempio.

Qual è la vostra mission?

Il nostro obiettivo è promuovere la conservazione dell’Orso tramite l’eliminazione dei conflitti. Quindi da un lato ridurre i conflitti con l’uomo, dall’altro, alzare il livello di tolleranza delle persone. Ciò significa fare un lavoro intenso con le comunità locali.

Cosa vuol dire in termini pratici?

In pratica questo si traduce nel fornire recinzioni elettrificate agli allevatori per esempio, infrastrutture che montiamo anche gratuitamente. Organizziamo eventi, cerchiamo di suscitare un dialogo andando a spiegare quello che facciamo nelle scuole, nei comuni, alle associazioni, e intanto proviamo a capire i problemi percepiti dalle persone.

Il passo successivo?

Stabiliti i contatti con le comunità, ci proponiamo come tramite con le istituzioni per favorire l’incrocio fra le esigenze che arrivano delle persone, che siano allevatori piuttosto che cittadini comuni, che condividono il territorio con l’Orso.

Fate anche attività di osservazione?

Per quanto riguarda il monitoraggio dell’animale, non siamo all’interno della rete perché questo è un compito svolto in via esclusiva dal personale del Parco, però siamo proattivi nel comunicare alla rete di monitoraggio, avvistamenti ed eventuali presenze rilevate nel Parco e nei luoghi limitrofi, inoltre siamo parte attiva nel cercare di ridurre le potenziali minacce, segnalando e mettendo in sicurezza le fonti di pericolo per l’Orso, come pozze di raccolta delle acque e attraversamenti stradali.

Che idea ti sei fatta della vicenda di quest’estate a San Benedetto dei Marsi, dove fu abbattuta un’orsa mettendo a rischio la sopravvivenza dei cuccioli, che fortunatamente ora scorrazzano liberi nel parco.

Ovviamente è stato un episodio tristissimo che ha avuto un grandissimo impatto emotivo sull’opinione pubblica. Purtroppo questa è la dimostrazione che puoi anche lavorare tanto sulle comunità, poi basta una sola persona per rendere vani i tantissimi sforzi fatti per informare e sensibilizzare.

La vostra associazione farà qualcosa in merito?

Sulla questione l’associazione Salviamo l’Orso ha fatto una raccolta fondi specifica per sostenere le spese legali. Ora aspettiamo i risultati della perizia per capire cosa è successo davvero. Nel caso di rinvio a giudizio della persona che ha ucciso l’orsa, la nostra associazione si costituirà parte civile al processo.  

Capistrello, a quanto pare, è la vostra prima presentazione!

Esattamente! Sono contentissima di poter iniziare da Capistrello anche perché da qualche tempo questo territorio, tutta la Valle Roveto in realtà, è la nuova frontiera dell’orso, la sua principale area di espansione, per cui stiamo cercando di lavorare molto in questa zona.

L’opera di divulgazione e informazione dell’Associazione Salviamo l’Orso proseguirà per tutti i comuni della provincia con l’obiettivo di fornire alle comunità gli strumenti più adeguati per un corretto approccio con l’animale

Nel video la Dottoressa Serena Frau e la designer Elisabetta Mitrovic
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