L’assurda vicenda di Mansour Doghmosh, palestinese arrestato a L’Aquila

Interrogazione parlamentare di AVS sul trasferimento del palestinese scarcerato per decisione del Tribunale del Riesame di L’Aquila - in un CPR, in attesa del rimpatrio: significherebbe consegnarlo alle carceri israeliane in cui, anche secondo la Corte d’Appello dell’Aquila, è concreto il rischio di torture e trattamenti inumani e degradanti nei confronti dei palestinesi

Angelo Venti
6 Minuti di lettura

Il gruppo parlamentare alla Camera di Alleanza Verdi Sinistra – su invito di Sinistra Italiana L’Aquila – ha depositato ieri una interrogazione parlamentare a risposta scritta al Ministro dell’Interno sul trasferimento del palestinese Mansour Doghmosh – scarcerato dopo la decisione del Tribunale del Riesame di L’Aquila – in un CPR, in attesa di essere rimpatriato.

Rimpatriato dove? Gaza è distrutta e soggetta a massacri quotidiani e la Cisgiordania è oggetto di operazioni militari e bombardamenti quotidiani, con centinaia di morti e 10 mila palestinesi arrestati. Consegnare Mansour Doghmosh allo Stato d’Israele lo espone al rischio di subire ulteriori persecuzioni e violenze.

Evidentemente rimpatriare Mansour Doghmosh – palestinese domiciliato a L’Aquila che ha moglie e tre figli piccoli – significherebbe consegnarlo alle carceri israeliane, quelle nelle quali la Corte d’Appello dell’Aquila ritiene concreto il rischio di torture e trattamenti inumani e degradanti nei confronti dei palestinesi.

L’interrogazione parlamentare alla Camera da Alleanza Verdi Sinistra, con primo firmatario l’On. Marco Grimaldi, è stata presentata al fine di ottenere chiarimenti, risposte e immediate azioni a tutela e sostegno di Mansour Doghmosh, fino al 9 settembre rinchiuso nella casa circondariale di Rossano Calabro (CS) e che dopo la decisione del Tribunale del Riesame di L’Aquila che ne ha disposto la scarcerazione, non ha ottenuto la libertà bensì è stato trasferito in un CPR, in attesa di essere rimpatriato.

“il 9 settembre, il Tribunale del Riesame dell’Aquila ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare e ordinato l’immediata scarcerazione per Ali Irar e Mansour Doghmosh, due dei tre palestinesi arrestati a marzo a L’Aquila, insieme ad Anaan Yanesh, con l’accusa di associazione con finalità di terrorismo internazionale;

nel mese di luglio, la Cassazione aveva deciso l’annullamento con rinvio della richiesta del mandato di cattura e il Tribunale del Riesame di L’Aquila il 9 settembre si è espresso per la scarcerazione;

nonostante l’avvenuta scarcerazione disposta dal Tribunale, Mansour Doghmosh, che era detenuto presso il carcere di Rossano Calabro, è stato prima condotto presso l’ufficio immigrazione della questura di Cosenza e poi ne è stato disposto il trasferimento in un Cpr – Centro di permanenza per i rimpatri;

tale decisione, ad avviso dell’interrogante, oltre a rappresentare una grave violazione dei diritti umani espone lo stesso al rischio di subire ulteriori persecuzioni e violenze;

non si comprende infatti perché Mansour Doghmosh si trovi rinchiuso in un Cpr quando risiede a L’Aquila con moglie e tre figli piccoli e non è immaginabile che possa essere rimpatriato in Palestina, dove da 11 mesi si sta consumando un genocidio nel quale oltre 40mila palestinesi sono stati uccisi e dove rischierebbe la detenzione politica in un carcere israeliano dove – per la stessa Corte d’Appello de L’Aquila – torture e trattamenti inumani e degradanti sono la prassi -:

se il Ministro è a conoscenza di quanto esposto in premessa e se intenda urgentemente verificare le motivazioni per cui immediatamente dopo la scarcerazione Mansour Doghmosh è stato condotto presso un Cpr e se allo stesso è stato consentito di poter richiedere il rinnovo del permesso di soggiorno, qualora quello in suo possesso fosse scaduto durante il periodo di detenzione e dunque si trovasse impossibilitato a procedere al suo rinnovo e se gli sia stata prospettata la possibilità di avanzare la richiesta di protezione internazionale vista l’attuale situazione in Palestina”.

Sull’operazione che aveva portato all’arresto di Mansour Doghmosh – insieme agli altri due palestinesi residenti a L’Aquila Anan Kamal Afif Yaeesh e Ali Saji Ribhi Irar – SITe.it aveva scritto questo articolo qui, che invitiamo a rileggere:

Pubblichiamo di seguito il comunicato stampa diffuso da Pierluigi Iannarelli, Segretario Sinistra Italiana L’Aquila:

COMUNICATO STAMPA

Il trasferimento di Mansour rappresenta evidentemente una grave violazione dei diritti umani, una decisione che lo espone al rischio di subire ulteriori persecuzioni e violenze.

Rimpatriato dove? In Palestina? Ma cosa rimane oggi dello “Stato Palestinese”? La striscia di Gaza è stata distrutta provocando 40 mila morti e la Cisgiordania è oggetto di operazioni militari e bombardamenti quotidiani, con centinaia di morti e 10 mila palestinesi arrestati.

Evidentemente il rimpatrio per Mansour, che ha moglie e tre figli piccoli, significherebbe concretamente la sua consegna alle carceri israeliane, quelle nelle quali la Corte d’Appello dell’Aquila ritiene concreto il rischio di torture, e trattamenti inumani e degradanti nei confronti dei palestinesi. Com’è dunque possibile e soprattutto in questo momento “rimpatriare” palestinesi che hanno sostenuto o sostengono la legittima resistenza di un popolo il cui diritto ad una “patria” viene tutt’oggi (e da ormai quasi un secolo) negato? Non sarebbe più logico e giusto riconoscere invece a loro e alle loro famiglie la protezione umanitaria?

Pierluigi Iannarelli – Segretario Sinistra Italiana L’Aquila

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