Lavori galleria del Salviano: ora la palla è in mano ad ANAS e Prefettura, decisione nelle prossime ore

Alfio Di Battista
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Capistrello – C’erano una volta le illusioni di un cantiere a impatto zero, la pretesa di piegare le leggi della fisica e le normative europee alle remore della politica locale e la convinzione che un tunnel di oltre un chilometro potesse essere gestito come un incrocio urbano, con un semplice impianto semaforico, messo lì per regolare la mobilità di un intero territorio.

Era il novembre del 2025 quando le pagine de Il Centro raccontavano il duro scontro istituzionale attorno alla chiusura della Galleria del Salviano, sulla ex Superstrada del Liri. Da un lato, gli amministratori locali contro il “rischio di paralisi socio-economica” che avevano invocato a gran voce il senso unico alternato regolato da semafori per evitare l’isolamento della Marsica e della Valle Roveto.

Dall’altro, la ferma posizione di ANAS che, forte delle rigorose direttive europee e nazionali (a partire dal D.Lgs. 264/2006 sui requisiti minimi di sicurezza per i tunnel superiori a mille metri), opponeva un netto rifiuto a soluzioni ritenute incompatibili con l’incolumità pubblica.

A distanza di un anno, durante il quale si sono susseguiti innumerevoli tavoli di confronto, nessuna soluzione ha visto la luce, anzi, al contrario, il solo risultato ottenuto è l’attuale stallo operativo. Dopo dodici mesi, la realtà ha fatto giustizia delle facili ma improbabili scorciatoie proposte dai sindaci come il senso unico alternato regolato dai semafori.

La sperimentazione sul campo, culminata nel caos viario e nelle code chilometriche del 7 settembre scorso, ha brutalmente sbattuto in faccia alla comunità una verità ineludibile: la sicurezza all’interno di una galleria strategica non è un’opzione negoziabile, né un dettaglio burocratico che si possa aggirare con la forza della protesta politica.

Pretendere di far convivere flussi veicolari imponenti e cantieri pesanti in un budello sotterraneo lungo più di un chilometro, significa sfidare il buonsenso prima ancora che le regole tecniche. Ed è qui che bisogna sgomberare il campo da ogni equivoco, ristabilendo i ruoli e le competenze.

Nel nostro ordinamento, ANAS ha la piena autorità e il potere legale di imporre la propria ordinanza di chiusura o limitazione, svincolandosi dai veti o dai gradimenti dei sindaci. Quando in ballo c’è la manutenzione straordinaria e la messa a norma di un’infrastruttura vitale, non esiste margine di trattativa politica che possa scavalcare la responsabilità primaria dell’ente gestore sulla sicurezza della circolazione. La domanda è: perché ANAS non esercita questa autorità?

Il perimetro istituzionale entro cui si muove questa partita è chiaro e definito. Non serve a nulla inseguire chimere o alimentare barricate ideologiche: una volta che il piano di viabilità alternativa e di gestione del cantiere viene esaminato, condiviso e validato all’interno del Tavolo Prefettizio — il vero organo di coordinamento deputato a bilanciare le esigenze di cantiere con la tenuta dei soccorsi e della protezione civile —, l’ente gestore ha le mani libere.

Se la Prefettura dà il via libera al piano alternativo di viabilità, ANAS deve procedere, imponendo la sua ordinanza. Gli amministratori locali possono e debbono continuare a far valere le istanze del territorio e pretendere un potenziamento dei trasporti alternativi – come la linea ferroviaria della Valle Roveto – devono vigilare sui disagi chiedendo supporto alle istituzioni superiori, ma non hanno il potere giuridico di bloccare un’opera imposta dalle norme di sicurezza.

La transizione verso una mobilità sicura non ammette sconti. La lezione del Salviano ci consegna un dato preciso: le infrastrutture del futuro non si governano con le tifoserie, ma con il rigore progettuale, la pianificazione e con la presa d’atto che, quando le leggi dello Stato e le norme impongono di tenere il passo, l’unica strada percorribile è quella della responsabilità condivisa.

A questo punto ANAS e Prefettura hanno la responsabilità di decidere che fare. Le opzioni sono due: Anas può imporre la propria soluzione in forza di leggi che glielo consentono, oppure può cancellare dal programma delle opere il cantiere del Salviano lasciando le cose come stanno. In tal caso si aprirebbero scenari inediti che meritano ulteriori approfondimenti.

In ogni caso, il rischio di chiusura della galleria resterebbe comunque, a prescindere dall’esecuzione dei lavori. Le normative europee parlano chiaro: i tunnel che non rispettano gli standard di sicurezza richiesti, sono inibiti al traffico veicolare fino a che non esprimono parametri che consentono la circolazione in totale tranquillità.

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