LFoundry, serpeggia il malumore fra i lavoratori dopo l’accordo fra sindacati e azienda

Diego Di Francesco «Questo territorio non accetterà mai di barattare il Lavoro con la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori.»

Alfio Di Battista
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Avezzano – Aria tesa fra i dipendenti della LFoundry all’indomani dell’accordo fra sindacati e azienda che ha scongiurato – per due anni – il taglio di 134 dipendenti in contratto di somministrazione. La malcelata insofferenza che serpeggia fra le maestranze per lo stallo degli accordi sulle modalità di gestione delle pause dalle postazioni di lavoro, dopo la rivisitazione dei turni, sta creando un clima di nervosismo.    

Qualcuno arriva ad accusare il sindacato di aver messo in croce 1000 dipendenti per salvarne 100. Un chiaro sintomo della più classica delle “guerre fra poveri”. Una situazione potenzialmente distruttiva che le organizzazioni sindacali provano a disinnescare auspicando la riapertura di un negoziato dopo le feste.

La penalizzazione economica sopportata dai turnisti, sommata al taglio imposto dai contratti di solidarietà e all’obbligo di registrare ogni movimento che avviene all’interno dello stabilimento, anche quando ci si assenta per andare in bagno, sono pratiche malvissute, perché ritenute vessatorie.

A ciò si aggiunge la percezione dei diversi trattamenti che sarebbero riservati a tecnici e processisti sulla cassa integrazione, come se esistessero lavoratori di seri A e di serie B. Questa rappresenta per alcuni, una validissima ragione per scioperare.

Sul suo profilo social, Diego Di Francesco, della Fiom afferma: «Si tratta di una crisi industriale per calo delle commesse, dovuta al fatto che l’azienda non è stata capace, oppure non ha voluto, realizzare il piano industriale presentato al ministero 5 anni fa. »

Il rappresentante Fiom difende l’accordo fatto con l’azienda per salvare il posto agli interinali, almeno per i prossimi due anni, nella speranza che 24 mesi siano sufficienti a trovare soluzioni definitive, e rilancia dicendo che il sindacato aveva ampiamente previsto ciò che si è verificato. «Allora non ci hanno voluto ascoltare, in primis i lavoratori e poi la politica, le istituzioni, il governo.»

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