Nei giorni passati, ho seguito sulla stampa la vicenda legata a una proposta di cambiare l’intitolazione del liceo classico, da Alessandro Torlonia a Ugo Maria Palanza. Tutto ciò mi ha ricordato una vicenda simile avvenuta tempo addietro, quando fu dedicato a Giovanni Pagani l’ultimo tratto di ciò che restava della storica via Albense. (Collegava Alba Fucens a una serie d’insediamenti che poi diverranno Avezzano). Espressi la mia contrarietà sul mio blog, registrai diversi malumori e qualche arrabbiatura in giro, a livello di piazza; in città non si andò oltre. (Fu toccato il fondo dell’odonomastica cittadina, secondo me). Le posizioni furono allora nette: sì o no; è andata un po’ diversamente in quest’altra occasione e ciò mi consente di riflettere sul clima culturale paesano che si respira in città, sul provincialismo accentuatosi negli ultimi anni.
È una vicenda paesana perché sono stati evitati forti attriti; le posizioni sono entrambe un po’ sfumate – soprattutto tra i difensori dello status quo – come se ci fosse il timore di litigare, contrariare persone che uno incontra quotidianamente nella piazzetta o nel vicolo. È ben diverso nella polis, il luogo del conflitto.
In ogni modo: quale schieramento sostenere anche, per chi tifare da parte del comune cittadino, in questo frangente? (La vicenda, nata sul quotidiano regionale il 10 u.s., non riguarda solo chi in passato ha frequentato quell’istituto, come chiarirò più avanti). Nel caso personale è in teoria facile immaginarlo essendo tra i due o tre avezzanesi – su oltre 40mila – che scrive (generalmente) bene di Torlonia; quelli che comunemente ne sparlano invece, hanno difeso l’attuale denominazione – mi riferisco all’esperienza personale. Invece no, deluderò chi mi segue chiedendo: che c’entra un principe – anche imprenditore –, con un’istituzione scolastica? È una domanda semplice, possibile nel 2023 – mezzo secolo fa non ci pensavo nemmeno lontanamente. Essa però innesca una frana nell’ideologia sovrastante – non dominante – della città, perché apre, in qualche maniera, alla possibilità di un cambio. Già, chi scegliere in tal caso? (Qui cresce il fronte della frana). Da un nome è facile risalire al tipo di studi, di attività che si svolgono dentro un edificio; in genere è una sorta di carta d’identità, d’indicazione: non s’intitola un istituto d’arte a Enrico Fermi, né un liceo linguistico a Giulio Natta. A chi sono, generalmente, intitolati i licei classici italiani, soprattutto quelli delle grosse città, dove se ne trova più di uno? (Tutto qua). E allora, quale immagine (anche competitiva) si vuol dare all’esterno di quel particolare istituto? (Aujourd’hui si capisce, non quaranta o cinquant’anni fa, quando gli studenti delle scuole superiori della Penisola avevano scarsissime occasioni per incontrarsi – nemmeno l’ombra di un open day per quelli del quartiere). Proseguo il gioco. In quella media superiore si studiano le lettere classiche e allora vai con Virgilio, Livio oppure Orazio; si può passare a personaggi più «giovani» ed ecco giungere in soccorso la trinità nazionale costituita da Dante, Petrarca e Boccaccio. Io farei risaltare maggiormente che quelle aule sono l’unico posto in cui gli adolescenti possono studiare il greco: Eschilo, Platone, Euripide, Socrate, eccetera. Le mode recenti consigliano gente del posto e perciò D’Annunzio e ancora più vicino al Fucino, Publio Ovidio Nasone. Si può usare lo stesso criterio sul versante ovest restando nel Novecento: Alberto Moravia o l’altro romano (acquisito) Pier Paolo Pasolini. Possiamo affidarci a qualche critico letterario (andato da poco), volendo aggiungere qualche grammo di modernità, di sperimentalismo; cito a casaccio e ancora dalla Capitale: Manacorda, Gnisci e Asor Rosa – il Palindromo, data la sua poliedricità, è stato un influente personaggio a livello nazionale. O si procede in questa maniera – conformista ma fino a un certo punto –, altrimenti la voglia di passare per «originale», fa impantanare fatalmente in: «Se Parig’ teness lu mer’ sarebb ‘na piccola Ber’».
(Per chiudere). Niente da ridire se un’amministrazione comunale aggiunge nella targa di plastica dell’ex via Bainsizza (Banjška planota) «ILLUSTRE LETTERATO» sotto Ugo Maria Palanza: ci fanno caso giusto quelli del posto. È un altro paio di maniche quando si tratta di dedicare una scuola media superiore inserita nell’attuale sistema di relazioni con altri istituti del Paese e talvolta anche all’estero. (Ripeto: il peggio è alle nostre spalle).

