L’onda lunga dei debiti del CAM si abbatte sugli ex amministratori del consorzio. 21 persone a processo con l’accusa di danno erariale

Chi oggi deve rispondere del danno erariale, attribuisce una supposta maggior responsabilità decisionale all’Assemblea dei Sindaci. In sostanza, i soci in primis, che hanno votato tutte le proposte fatte dall’organo esecutivo, verrebbero chiamati in causa da alcuni degli accusati come corresponsabili delle decisioni prese.   

Alfio Di Battista
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Avezzano – La Corte dei Conti chiama a giudizio 21 persone, coinvolte a vario titolo e con diverse responsabilità nel presunto danno erariale nell’ambito delle funzioni svolte al CAM. Fra loro, sindaci in carica e sindaci cessati dall’attività, tecnici, dirigenti, consiglieri regionali e referenti politici che attraversano l’intero spettro della rappresentanza partitica.

Fra i convocati all’udienza del 16 dicembre ci sono figure istituzionali attualmente in carica come il sindaco di Avezzano, Di Pangrazio, il sindaco di Cerchio, Tedeschi, il sindaco di Magliano dei Marsi, Di Cristofano e l’Assessore al bilancio della Regione Abruzzo, Quaglieri.  

L’atto di citazione della Procura Regionale presso la Sezione giurisdizionale della Corte dei Conti per l’Abruzzo è stato depositato il 26 maggio. Il Presidente ha fissato l’udienza per il 16.12.2025 stabilendo il termine ultimo per la costituzione dei convenuti e per il deposito di memorie e documenti entro il 25 novembre.

Secondo quanto riportato nell’atto di citazione, tutto scaturisce dall’azione di responsabilità intentata nei confronti degli amministratori del consorzio in carica nel periodo 2007-2017 ai quali viene contestata la prosecuzione dell’attività d’impresa nonostante il capitale sociale si fosse azzerato.

Secondo la magistratura contabile le perdite della società sarebbero state deliberatamente nascoste attraverso artifici contabili serviti ad evitare l’adozione dei provvedimenti legalmente previsti. Il mancato ricorso agli strumenti indicati dalla legge sarebbe stato funzionale ad evitare di scegliere fra la ricapitalizzazione e la messa in liquidazione della società in house.

I consulenti nominati dalla Procura avrebbero rilevato omissioni che già nel 2012 sarebbero dovute emergere ed essere portate alla luce. Secondo loro, il venir meno di una sana e corretta gestione avrebbe causato un danno complessivo all’erario di circa 19 milioni di euro.

Le memorie depositate agli atti dagli accusati sono di segno opposto. Le controdeduzioni evidenziano una gestione sana e orientata al risanamento dell’azienda, in virtù della quale si sarebbe scelto di richiedere l’accesso al concordato preventivo, respinto poi dal Tribunale di Avezzano.

Altri elementi volti a rafforzare la solidità delle posizioni di chi oggi è chiamato a rispondere dei danni causati al CAM vertono sulla prescrizione del procedimento oltre che sulla supposta maggior responsabilità dell’Assemblea dei Sindaci circa la facoltà di decidere se mettere in liquidazione o no la società. In sostanza, i soci in primis, che hanno votato tutte le proposte fatte dall’organo esecutivo, sono chiamati in causa come corresponsabili delle decisioni prese.   

Alcuni dei protagonisti coinvolti hanno annunciato che dimostreranno la correttezza della loro azione amministrativa, dichiarando piena fiducia nella magistratura contabile. Il processo potrebbe avere risvolti imprevedibili in vista delle prossime scadenze elettorali.

L’ombra del danno erariale, ancora da dimostrare, rischia di pesare come un macigno sulla credibilità di chi oggi ricopre incarichi istituzionali. La vicenda, al di là delle responsabilità individuali, ancora tutte da accertare, riporta al centro del dibattito pubblico un problema strutturale: l’inefficacia dei meccanismi di controllo interni nella pubblica amministrazione.

In un paese dove la separazione tra indirizzo politico e gestione amministrativa è spesso più teorica che reale, il caso portato alla luce dalla Corte dei Conti non è solo una questione di giustizia contabile. È una sirena d’allarme sulla debolezza dei sistemi di verifica e sull’urgenza di riforme che favoriscano la trasparenza, le competenze e la responsabilità nel pubblico.

Intanto, i giudici contabili si preparano al dibattimento, che si annuncia complesso e potenzialmente dirompente. E mentre gli imputati faranno valere le loro difese, l’opinione pubblica attende risposte, che non possono essere solo quelle dei tribunali, ma riguardano l’etica stessa della politica.  

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