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Acqua passata non macina più, recita un vecchio adagio. Legittimo era dunque chiedersi se fosse opportuno – e lo sia poi stato, alla luce del risultato – applicarsi a metter mano ad una silloge di articoli dedicata alle vicende giudiziarie occorse nell’ultimo decennio nei popolosi centri di Tagliacozzo, Capistrello, Celano.
L’ingiustizia si estingue da sé, nel proprio gelo, sosteneva un grande poeta tedesco, ed i casi giudiziari che hanno interessato le amministrazioni comunali di quei centri sono già transitati in una sorta di limbo della memoria collettiva, sebbene abbiano appena visto la fine a Tagliacozzo o, addirittura, ancora si trascinino stancamente verso la conclusione a Capistrello e Celano: però le sofferenze inflitte a tante persone, le ferite inferte al vivere collettivo, sono lungi dal rimarginarsi.
Questo numero della collana Site.it/Quaderni, con la riproposizione cronologica di articoli della nostra testata, può aiutare a metabolizzare quest’esperienza decennale, le difficoltà del nostro vivere civile, le tante nostre inadeguatezze collettive, lo stato dell’informazione locale in questo secolo, l’azione delle Autorità in questa landa: «Le autorità [….] si dividono tra il terzo e il quarto posto», scriveva Silone in Fontamara.
Chi nutrisse, legittimamente, delle riserve sul peso specifico e sulla pertinenza della pubblicazione di «MANI PULITE NELLA MARSICA», può sempre accantonare quest’opera ma, insomma, sul web è già molto difficile rintracciare tracce della cospicua canea giustizialista che fece da coro greco alle vicende descritte, e tra poco, a furia di rimozioni e cancellazioni, non rimarrà nulla, e saremo tutti immersi in una notte scura dove tutti appariremo uguali, grigi. Almeno il Quaderno di SITe.it, dunque.
DALLA PREFAZIONE DEL LIBRO:
Quello della Marsica è da sempre un territorio che esprime una realtà contraddittoria, difficile da ricondurre ad unità. Pur nella sua dimensione di plaga meridionale e di confine – confine inteso quale limite fisico sotto il millenario Regno di Napoli; e quindi economico, tra Roma e Pescara, in epoca contemporanea – e come tale simile a molte altre contrade (dis)abitate dell’Appennino, le peculiarità che ne connotano i tanti centri che la formano presentano un alto spettro di realtà e situazioni contingenti.
Se a prima vista sembra possibile effettuare una diagnosi piana dei meccanismi sociali costituenti la vita di questi centri, approssimandosi all’oggetto studiato ci si avvede – come il Palomar di Calvino – che «solo dopo aver conosciuto la superficie delle cose […] ci si può spingere a cercare quel che c’è sotto. Ma la superficie delle cose è inesauribile».
Le inchieste giudiziarie che hanno caratterizzato l’ultimo decennio nella Marsica – e che trovate riepilogate e vividamente miscelate nella crestomazia di articoli che vengono qui pubblicati – confermano questo assunto, e mostrano, a voler leggere il fenomeno con un minimo di atteggiamento antropologico, quanto l’esercizio della giurisdizione si sia rivelato per più aspetti insoddisfacente (l’aggettivo è eufemistico).
Le indagini sulle amministrazioni comunali di Tagliacozzo, Capistrello e Celano che si sono succedute negli ultimi due siloniani lustri sono lì a dirci che chi ha indagato ha compreso ben poco della natura delle relazioni sociali che contraddistinguono i nostri luoghi. Un’incomprensione totale; persino fisica, materica, tale da arrivare a far equivocare cosa ci si dicesse nei dialoghi, nei rispettivi dialetti, da parte degli indagati, con effetti che rubricheremmo come involontariamente comici se non fossero, per le conseguenze che hanno determinato, drammatici.
Mentre sulle fattispecie penali teorizzate, e i comportamenti che in esse si sono di volta in volta brutalmente martellate, discende un’angoscia che il tempo non attenua; da cittadini non sappiamo se sia meglio ricondurre certi comportamenti degli investigatori all’imperizia e all’accidia o se arrivare a pensare alla malafede.
Di questa ‘mani pulite’ a scoppio ritardato che ha portato taluni a teorizzare l’esistenza di un diffuso quanto banalmente uniforme malaffare in tutti gli uffici municipali della contrada (ipotesi di fragranza sociologica che non è stata poi suffragata dalle evidenze di indagine), è rimasto ben poco di ostensibile in termini di condanne.
Un ‘sistema’ sicuramente esiste in tutti i nostri centri ma è un coacervo di situazioni permanenti d’ambiente – uno gnommero di concause avrebbe detto il commissario Ingravallo del Pasticciaccio – che le tonnellate di intercettazioni effettuate nelle contingenze delle tre indagini (da parte dei medesimi soggetti istruttori) e in tutte quelle che verranno non potranno mai chiarire, senza il ricorso omeopatico e salvifico a quell’esprit de finesse che nelle contingenze descritte è stato, riteniamo, del tutto accantonato.
Che queste inchieste fossero deleterie non era così difficile comprenderlo. Non era necessaria la riserva mentale di chi, anziano, guarda all’azione dell’Autorità giudiziaria con il dovuto ‘sospetto’. Non era necessario quindi, da noi, riandare con la mente ai fatti di Balsorano o, in epoca più recente, all’arresto di Ezio Stati a inizio del secondo decennio di questo secolo (principio sì giolivo ben conduce, diceva il Boiardo; e poco importa che quell’indagine fosse aquilana). Non occorrevano gli anticorpi ingenerati dai cognomi Salini, D’Alfonso, Del Turco per arrivare a sospettare quel che poi la testata SITe.it ha tentato di descrivere, discernendo nei fascicoli, umilmente, il grano dal loglio.
Sorprende – ma anche qui: sino a un certo punto, per chi conosce un minimo il contesto – che l’esercizio di check, di scrutinio sulle prove addotte e sui fatti attribuiti agli uni e agli altri – sia stato prerogativa di una sola redazione giornalistica, la nostra, mentre altre testate, ivi comprese quelle più titolate, si sono abbandonate, nel migliore dei casi, ad un asettico riverbero amplificato delle tesi della Procura, quando non al fiancheggiamento degli accusatori e al linciaggio morale degli indagati (pure accaduto).
Se scorrendo le pagine che seguono, rinverrete quanto sopra descritto, significherà che la nostra attività giornalistica – connotata da un empito garantista dispiegato per di più, verso soggetti con i quali non avevamo rapporto alcuno; o, quando esistente, pessimo – non sarà stata vana, per la garanzia di tutti noi cittadini.
Buona lettura.
Franco Massimo Botticchio
NOTA DELLA REDAZIONE DI SITe.it
“Da ragazzo ero anarchico, adesso mi accorgo che si può essere sovversivi
soltanto chiedendo che le leggi dello Stato vengano rispettate da chi ci governa”.
Ennio Flaiano
Questo secondo numero della collana site.it/Quaderni, non è altro che la trasposizione cartacea e cronologica dell’intera raccolta di nostri articoli sulle inchieste di Tagliacozzo, Capistrello e Celano già pubblicati a partire dal 2 aprile 2016 nell’edizione online della testata giornalistica SITe.it.
Si tratta di una controinchiesta giornalistica che non è, e non vuole essere, un attacco al ruolo della magistratura – di cui rispettiamo la preziosissima funzione democratica che la Costituzione della Repubblica italiana gli assegna – tantomeno a quello della polizia giudiziaria o della stampa. Pertanto, la denuncia di alcuni malfunzionamenti e pericolose derive che a volte in essi si manifestano – e che qui evidenziamo –, va intesa come forma di rispetto nei confronti dei tanti che adempiono correttamente al loro lavoro e della preziosa funzione che gli stessi sono chiamati a svolgere al servizio della società.
Per quanto riguarda indagati e imputati – quasi tutti sono lontani anni luce da noi – ribadiamo che non abbiamo sposato la loro causa o posizione, ma ci siamo limitati a leggere le carte e a riportare i fatti per come a nostro giudizio sono avvenuti.
Infine un’ultima nota. Trattandosi di ripubblicazione su carta di articoli dell’edizione web, sono presenti delle inevitabili ripetizioni che abbiamo preferito lasciare: nelle note, sono indicati tutti i riferimenti ai link presenti negli articoli online.
Per comodità di lettura, abbiamo suddiviso il Quaderno in 5 sezioni, con delle brevi introduzioni: una sorta di backstage che ci consente, ora, di fornire dei dettagli sul “dietro le quinte” di alcuni passaggi particolari che hanno segnato la nostra controinchiesta giornalistica.


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