Marsica – Il centrodestra regionale esulta per la “buona notizia” dei fondi PNRR destinati alle Case di Comunità di Tagliacozzo e Pescina. Ed ecco che parte il florilegio dei comunicati stampa grondanti compiaciute iperboli autoreferenziali con annesse passerelle istituzionali per celebrare la “grande capacità amministrativa” della Regione Abruzzo. La retorica circense dell’eterna campagna elettorale.
Un’abile messa in scena che trova sempre mani che applaudono e sorrisi d’ordinanza fra i codazzi al seguito del politico di turno, portato come una madonna pellegrina nel giro pastorale dei sempiterni cantieri e dei vasti prati in fiore dove un giorno sorgeranno confortevoli ospedali.
L’ennesima operazione di maquillage politico, vecchia tecnica di propaganda, degna degli anni Trenta, quando i treni arrivavano in orario e il regime faceva spostare gli stessi cannoni da una collina all’altra per far credere alle delegazioni straniere che l’Italia possedesse un esercito imponente.
Gli armamenti non aumentavano: semplicemente venivano fatti passare più volte sotto gli occhi degli osservatori. Così succede con i Fondi del PNRR destinati alla Sanità: non aumentano, sono sempre gli stessi. Un argomento sempre buono quando c’è da fare passerella a favore di telecamera.
La realtà può essere raccontata in tanti modi e non c’è dubbio che certi politici sappiano raccontarla in maniera molto creativa. Però ci sono i fatti che non fanno sconti alla realtà effettiva. I fondi del Pnrr per le case di comunità di Pescina e Tagliacozzo erano già stati stanziati nel 2021, ben quattro anni fa.
Il 22 giugno del 2021 la Commissione Europea approvò il PNRR, dopodiché il Consiglio Ecofin, il 13 luglio dello stesso anno, diede il via libera al trasferimento dei fondi. La Missione 6 – Salute, per la medicina territoriale, ha 7 miliardi dedicati alla riorganizzazione dell’assistenza di prossimità, ma la Regione Abruzzo, soggetto attuatore, è rimasta impantanata nella palude dell’inconcludenza.
Il presidio sanitario territoriale di Tagliacozzo, più di tre anni fa, ha avuto 2,7 milioni, ma di questi ne sono stati spesi appena il 2,34%. A oggi, la spesa reale è di 63 mila euro su 2.700.000. Un importo ridicolo, sufficiente a malapena a pagare gli studi preliminari e qualche atto amministrativo.
Altro presidio sanitario territoriale è quello di Pescina: 3 milioni assegnati, di cui solo il 3,78% è stato speso, ovvero 113 mila euro su 3.000.000 milioni. Si tratta di percentuali imbarazzati che non consentono nemmeno di parlare di ritardo: Si chiama immobilismo, cosa vuoi festeggiare?
D’altra parte la propaganda funziona così: si prende un dato noto da anni, lo si spaccia come una novità e si costruisce una narrazione fittizia di efficienza amministrativa, tanto i cittadini mica vanno a guardare i numeri veri. Se lo facessero scoprirebbero che i numeri sono impietosi. E raccontano una sola verità: La Regione ha avuto anni per avviare i progetti, ma la macchina burocratica è rimasta ferma. Il ritardo nella spesa dei fondi PNRR è grave. Se gli interventi non sono completati nei tempi, i soldi tornano indietro.
E chi resta col cerino in mano? ça va sans dire: i soliti, le comunità locali. Pescina, Tagliacozzo, e l’intera Marsica, che rischia di perdere l’ennesima occasione per avere servizi sanitari moderni, efficienti e vicini ai bisogni reali delle persone. Il centrodestra regionale si vanta dei soldi scritti sulla carta piuttosto che spiegare perché il 95-98% di quei fondi non è ancora stato speso dopo 4 anni.
Site.it ne aveva parlato in un articolo, già nel febbraio scorso. (vedi link) https://site.it/sanita-si-discute-di-tagli-e-chiusure-ma-la-regione-abruzzo-non-sa-spendere-i-fondi-destinati-alle-case-di-comunita/
La notizia non è che “ci sono i fondi”: la vera notizia è che la Regione Abruzzo non li ha spesi. Però si vanta dei “progetti annunciati”. Ma le chiacchiere sono un soffio nel vento: per avere servizi sanitari efficienti e funzionanti non basta un post sui social, ci vuole una gestione amministrativa e una programmazione che oggi non si vede.
Una sanità malata, se prima non cura se stessa, come può curare i suoi pazienti?

