MORINO – Il futuro di Morino Vecchio passa dalle idee, dalla partecipazione e dalla volontà di trasformare un luogo simbolo della memoria collettiva in un modello di rigenerazione culturale e sociale per l’intera Valle Roveto.
Sabato 20 giugno il suggestivo borgo storico ospiterà “Morino è Bene Comune”, una passeggiata-laboratorio di progettazione partecipata aperta a cittadini, associazioni, famiglie e giovani. Non un semplice incontro pubblico, ma un vero percorso di confronto attraverso il quale la comunità sarà chiamata a contribuire alla definizione delle strategie che guideranno la rinascita del paese.
L’iniziativa sarà coordinata dalla professoressa Emilia Corradi, docente del Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano, da anni impegnata nello studio delle fragilità territoriali e delle opportunità di sviluppo delle aree interne della Valle Roveto.
L’evento si inserisce all’interno di un più ampio programma di rigenerazione culturale e sociale che vede il Comune di Morino protagonista insieme ai Comuni di Civita d’Antino e San Vincenzo Valle Roveto. Il progetto, denominato “Realizzazione e potenziamento di Servizi e Infrastrutture Culturali”, può contare su un finanziamento di oltre 1 milione e 900 mila euro proveniente dal Fondo di Sviluppo e Coesione 2021-2027.
Un investimento strategico che punta non soltanto al recupero fisico degli spazi, ma alla costruzione di nuove opportunità culturali, sociali ed economiche per contrastare lo spopolamento e restituire centralità ai piccoli centri dell’entroterra.
Negli ultimi anni il Politecnico di Milano ha condotto approfondite attività di ricerca sul borgo di Morino Vecchio, utilizzando tecnologie avanzate come droni e laser scanner per realizzare una dettagliata mappatura degli edifici e del paesaggio. Da questo lavoro sono nate linee guida e indirizzi tecnici destinati a orientare gli interventi futuri.
Ora, però, si apre una nuova fase: quella del coinvolgimento diretto della popolazione.
L’obiettivo dell’amministrazione comunale è chiaro: costruire un progetto condiviso, capace di unire competenze scientifiche e conoscenza del territorio, affinché il recupero del borgo non sia soltanto un’operazione urbanistica, ma un autentico processo di rinascita comunitaria.
La giornata del 20 giugno rappresenta infatti il primo passo concreto di un percorso che mette al centro il concetto di bene comune. L’iniziativa rientra nel progetto promosso dal Comune con il supporto di Labsus e dell’associazione Cubo Libro per favorire la nascita di patti di collaborazione tra istituzioni e cittadini.
Morino Vecchio, luogo carico di storia e identità, si prepara così a diventare un laboratorio di innovazione sociale a cielo aperto, dove il patrimonio culturale incontra la partecipazione civica e la ricerca universitaria.
Una sfida che guarda al futuro senza dimenticare le proprie radici e che potrebbe trasformarsi in un modello di riferimento per molte altre comunità delle aree interne abruzzesi.

