«Nuovo Rinascimento» ad Avezzano e non ho neanche uno straccetto da mettermi addosso

Giuseppe Pantaleo
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Nel mese scorso, è circolato un audio in cui era registrato un intervento del sindaco in margine – non ricordando male –, al concerto di Carmen Consoli (18 e 19 dicembre); in diversi hanno ironizzato con grasse risate per qualche giorno. Alla fine dell’anno, una parte di quella registrazione è stata trascritta su questa testata; ne riporto un brano: «grazie a questa amministrazione, la città di Avezzano sta vivendo un nuovo Rinascimento. Un Rinascimento in tutte le cose: dalla musica, alla cultura, ed anche al teatro». In seguito, Massimo Verrecchia (Fdi) ha citato – ironizzando – quel periodo, parlando di: «suggestivo quanto inesistente ‘rinascimento urbanistico’ della città», in «MarsicaLive» 5 gennaio 2025; «Rinascimento avezzanese» è la prima parte del titolo di un pezzo riguardante nuove assunzioni al Comune su questa testata, lo scorso 9 gennaio; «rinascimento» (tra virgolette) appare anche in un comunicato stampa del Comune a proposito delle celebrazioni del Terremoto – 10 gennaio 2025.

Nello specifico: pur lavorando – ancora per poco – nel settore delle arti applicate e seguendo le iniziative legate almeno alle arti visive, non mi sono minimamente accorto di tale immane, rivoluzionario movimento intellettuale. (Non sono il solo, per ciò che mi risulta). Una tal espressione è solo una grossa e goffa sparata pre-elettorale?

Dopo gli sghignazzi iniziali, io ho preso seriamente il contenuto di quella trascrizione: esso dice molto sulla città negli ultimi secoli. Non si tratta com’è ovvio del Rinascimento ma di un nuovo, secondo periodo simile, che dovrebbe essere altrettanto fecondo per la cultura non solo locale. (Il primo, l’originale). Domanda: che cosa è successo di rilevante nel capoluogo marsicano, tra l’anno della scoperta (europea) dell’America (1492) e gli inizi del 1600? Si trova qualcosa sui libri? (Anche su internet, vabbè…). Ho idee vaghe, ma ben ricordo la pianta del centro cittadino prima del Terremoto (1915): mi è facile immaginare che il Rinascimento abbia interessato almeno molto (molto) di striscio Avezzano. La prima che mi viene in mente: gli spazi di derivazione, ispirazione medioevale – dove le persone in ogni modo, pensavano, agivano, vivevano – hanno resistito addirittura fino al Novecento inoltrato. (In questo lasso di secoli, gli avezzanesi hanno perso altri bellissimi treni: che vuoi che sia l’attuale assenza di un’isola pedonale, roba che gira neanche da 72 anni?).

Durante la ricostruzione post-terremoto 1915? È andata alla stessa maniera: Avezzano non capì collettivamente l’Ottocento, né com’era stata impostata per quasi un millennio la città europea. Santificare oggi un restyling di un pezzo dell’asse principale, ribattezzato al solito molto creativamente «asse centrale e armonico», indica un’evidente continuità con un passato fatto di marginalità non solo subita che poi sfocia nel provincialismo. (Il provincialismo conduce a sentirsi migliori di tutti: uno le spara grosse, anche perché non lo fila proprio nessuno di là della propria cerchia). L’importanza di un tronco stradale al centro è data dalla presenza di temi collettivi: corso della Libertà ne è privo fin dall’inizio e serviranno a pochissimo le fioriere, le mattonelle, qualche lampione nuovo e i saltimbanchi. Sarebbe bastato – negli anni Venti o anche Trenta del secolo scorso – costruirvi il tribunale o il teatro oppure la biblioteca e la pinacoteca, certo non i bottegai. (A proposito: ci voleva tanto a esporre queste scarse cosucce ma basilari in UNO – non di più – dei numerosi convegni, commemorazioni, incontri, spettacolini degli ultimi decenni sul 13 gennaio 1915?). Tempo addietro, parlai non a caso di «quattro generazioni dotate di diversi apparati culturali, persone provenienti dai luoghi più disparati, eppure fatte della stessa pasta: la vicenda è un rompicapo per qualsiasi storico».

Avezzano come la Firenze di qualche secolo fa? Proprio no, essa è tuttora una rappresentante della classica Italietta provinciale e bottegaia: quello che succede al suo interno non interessa nessuno; vi è di più: il centro marsicano ha mostrato negli ultimi anni, in più occasioni – con il suo tradizionale sprezzo del ridicolo – d’ingranare la marcia indietro.

(P.S. Nel giorno della ricorrenza del terremoto, è morto Oliviero Toscani. In molti lo ricorderemo e a lungo nella Penisola, era solo un fotografo di moda però, però, però…).

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Lavoro come illustratore e grafico; ho scritto finora una quindicina di libri bizzarri riguardanti Avezzano (AQ). Il web è dal 2006, per me, una sorta di magazzino e di laboratorio per le mie pubblicazioni.