Passeggiate estive ad Avezzano

Giuseppe Pantaleo
Giuseppe Pantaleo
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Avezzano - Fontanile-lavatoio via Marcantonio Colonna

È entrata l’estate e perciò monta la voglia di disimpegnarsi, giocherellare con gli amici. Nell’ultimo pezzo ho insistito sull’importanza dei luoghi storici in senso fisico, parlavo di (interni di) costruzioni che avranno ospitato un’ottantina di prigionieri cadauna, rase al suolo, cancellate dopo la Seconda guerra mondiale. Porto adesso un altro esempio ancora in periferia, dove è invece possibile spaesarsi entrando con il proprio corpo in una vecchia costruzione; da via XX Settembre si scende per via Cupello – la strada che attribuisce il nome al «quartiere» –, finché non si nota qualcosa d’insolito sulla destra, incrociando via Colonna («m. a.» per un vecchio cartello stradale, «Marcantonio» secondo uno recente).

Pubblicai cinque anni fa: «mi fermo davanti al fontanile-lavatoio costruito, donato dal noto principe romano, esso è stato ripulito da diverse scritte a spray nel 2018. (Un pezzo di muretto è stato rimosso da qualcuno che non si è reso conto del danno che ha arrecato). Tale struttura è stata ignorata durante le celebrazioni del Centenario eppure, è una delle sparute testimonianze, rimasteci del nostro passato». (D’altra parte, chi l’ha fatto erigere ha vissuto tra il 1535 e il 1584).

È stato un luogo di una certa importanza per secoli, le donne vi si recavano per procurarsi l’acqua e per lavare lenzuola e vestiario; uno spazio di socializzazione per le femmine di Homo sapiens – come pure il mercato e il forno. L’obsolescenza è iniziata con lo sviluppo delle condotte, l’acqua dentro le abitazioni mentre la sua rimozione dal discorso pubblico è più recente – il restauro più rilevante risale a un secolo fa; il suo spazio interno è completamente diverso da quelli in cui viviamo da almeno mezzo secolo, bisogna provare a immaginarselo pieno di donne piegate sulle vasche che lavano, strizzano, chiacchierano tra loro e cantano – anche nei mesi più freddi. (Ormai da decenni, non cantano più neanche i muratori e gli imbianchini mentre sono al lavoro).

Ho trovato il luogo passabilmente sporco, nuovamente imbrattato di scritte in quest’occasione – mi ha dato l’impressione di essere un posto abbandonato, questo sì; anni addietro, raccontai anche del (tuttora) malridotto «giardinetto» lungo la strada che è stato affiancato alla struttura con le panchine che fanno guardare tutt’altro e qui il discorso si allarga. Da almeno un anno e mezzo, circola in città la ridicola locuzione «boulevard urbano» a proposito di vie da guarnire di panchine, fioriere, mattonelle e vari ammennicoli dopo poco più di un secolo di vita, mentre è più recente «viale urbano» nel Quadrilatero; la strada su cui si trova il fontanile-lavatoio è invece un tracciato carico di storia. L’inizio dell’attuale via Marcantonio Colonna fino via Vezzia è stato per secoli il bordo meridionale di quello che diverrà il centro direzionale di Avezzano; andava trattato meglio durante la (lunga) ricostruzione, doveva essere reso maggiormente visibile. Nel resto del tracciato, sarebbe bastato arretrare le costruzioni dal lavatoio di un paio di metri massimo tre – era a costo zero anche avere la continuità delle facciate su entrambe i lati di via Colonna, com’è stato normale per secoli. Si apre appunto un’altra questione: come comportarsi nel caso di percorsi con diversi secoli, millenni di utilizzo?

Vale lo stesso discorso per un altro storico tracciato, molto più lungo – si nota meglio che è parallelo alle sponde dell’ex lago –, che inerpicato sul monte Salviano, proseguiva per le attuali vie Piè le Pogge, del Pereto e Sant’Andrea. Il rilievo era sinonimo di legna ed erbe spontanee per gli avezzanesi; Salviano è un monte perché la sua altezza supera i 600 m s.l.m. ma è stato definito appunto un poggio da chi ci vive accanto e lo frequenta: 300 metri di dislivello sono pochi per definirlo monte. Sant’Andrea – insieme alla trara –, rimanda alle attività legate al lago Fucino essendo il protettore dei pescatori.

Come si è detto, fu sprecata un’occasione d’oro come le celebrazioni per il centenario del terremoto; vi fu una sfilza di manifestazioni e passerelle che condussero a poco per ciò che concerne la conoscenza (collettiva) della città – comprensibilmente, calcolando la prossimità delle Amministrative (2017). Sarebbe sufficiente ai nostri giorni qualche passeggiata accompagnati da un archeologo – 12 ottobre è la prossima Giornata del camminare –, qualche biciclettata svolta con calma o semplicemente scriverne da parte di qualcuno dei numerosi storici (di condominio), di quando in quando si capisce.

P.S. A proposito di strafalcioni nell’odonomastica locale riprendo un appunto scritto il 3 settembre 2022, pubblicato quattro mesi fa; mi trovavo sulla Panoramica quando fui chiamato da un amico di passaggio: come accorciare il tragitto per raggiungere il centro? Tutta via Massa d’Albe – ponticello dove bisogna chinarsi –, via Collelongo e infine l’ex ferrovia dello zuccherificio; «Arrivato sulla strada asfaltata (via mons. D. Valerii), ho notato la targa della strada posta proprio all’inizio – è la fine in realtà. Vi era scritto che prima, quel tratto si chiamava via Valeria invece si trattava di via Fiume. Era via Fiume.».

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Lavoro come illustratore e grafico; ho scritto finora una quindicina di libri bizzarri riguardanti Avezzano (AQ). Il web è dal 2006, per me, una sorta di magazzino e di laboratorio per le mie pubblicazioni.