Pescina – Votata all’unanimità, dal consiglio comunale, la proposta della minoranza di istituire un comitato a difesa del PPI Serafino Rinaldi, a rischio di chiusura assieme a quello di Tagliacozzo per via della situazione debitoria della ASL 1 Avezzano – L’Aquila – Sulmona, che potrebbe portare al commissariamento dell’azienda sanitaria.
Gli interventi si sono susseguiti in un clima di collaborazione che ha visto il contributo prevalente dei consiglieri Scamolla e Mazzocchetti per la minoranza, e del Sindaco Zauri e del vice Sindaco Soricone per la maggioranza. Soricone è anche componente del comitato ristretto dei sindaci per la sanità. Presenti fra il pubblico il sindaco di Lecce nei Marsi, Augusto Barile, assieme al suo vice, e il consigliere comunale di Gioia dei Marsi, Andrea Longo.
Nelle intenzioni dell’assise comunale, il comitato sarà composto, oltre che da una rappresentanza di maggioranza e minoranza del comune di Pescina, anche da esponenti della società civile: associazioni, sindacati e liberi cittadini. L’auspicio del Consiglio Comunale è raccogliere le adesioni di tutti i comuni della Marsica.
Certo, un comitato non ha alcun potere giurisdizionale, ma può esercitare una moral suasion in questo clima da perenne campagna elettorale. L’ente ha comunque approvato un atto amministrativo che rappresenta una presa di posizione politica ben precisa rispetto all’operato della Regione Abruzzo incentrato sul taglio della spesa nel tentativo di riportare in equilibrio i conti.
I conti della sanità abruzzese, già lo scorso ottobre, evidenziavano un deficit di oltre 200 milioni di euro. Di questi, 65 – 70 sono a carico della ASL 1, che è la più indebitata, a livello regionale, soprattutto per via della mobilità passiva. In realtà è l’intero Abruzzo a collocarsi fra le regioni con i dati più rilevanti di mobilità passiva per l’accesso alle cure sanitarie.
La classifica della mobilità passiva sta a indicare che uno dei motivi per cui i conti non tornano è il saldo negativo generato dagli spostamenti che avvengono in altre regioni per i ricoveri ordinari, per i day hospital e per le prestazioni specialistiche. In pratica i cittadini abruzzesi preferiscono farsi curare in strutture fuori regione, che evidentemente rispondono meglio alle esigenze del malato.
Tuttavia la prospettiva, tutt’altro che remota, dei tagli orizzontali alla spesa sanitaria regionale, per rispettare i parametri imposti dal piano di rientro, prefigura uno scenario preoccupante che si contrappone a un approccio più mirato alla razionalizzazione dei costi e all’eliminazione degli sprechi.
Insomma, utilizzare l’ascia al posto del fioretto, risponderebbe a una precisa scelta, figlia di mancanza di programmazione e orfana di una visione strategica a misura del cittadino. Un esempio per tutti: le Case di Comunità, strutture socio-sanitarie finanziate dal PNRR, con lo scopo di avvicinare la sanità al malato cronico, in particolare nei territori montani.
Tali strutture, nella provincia dell’Aquila, dovrebbero essere attivate presso l’ospedale San Salvatore dell’Aquila e presso quello dell’Annunziata di Sulmona, contravvenendo la ragione di fondo cui avrebbero dovuto assolvere, ovvero rappresentare un ulteriore presidio sul territorio.
A consiglio comunale concluso è stato consentito l’intervento a Francesco Marrelli, segretario provinciale della Cgil, che ha illustrato il punto di vista del sindacato sui problemi della sanità abruzzese, con particolare riferimento alla provincia dell’Aquila.
Marrelli ha riferito che un primo gap strutturale per la ASL 1 riguarda la ripartizione del fondo sanitario fatta sulla base del numero degli abitanti residenti, criterio che secondo il sindacalista andrebbe implementato tenendo conto dell’estensione e della conformazione del territorio.
La ASL 1 insiste su un territorio prevalentemente montuoso che conta 60 abitanti per chilometro quadrato contro i 255 della pianeggiante provincia di Pescara. La sperequazione che ne deriva è del tutto evidente.
Marrelli ha affermato che la Cgil ha chiesto le dimissioni del direttore generale dell’azienda sanitaria Ferdinando Romano soprattutto dopo gli avvisi di pagamento arrivati a moltissimi cittadini che non si sarebbero presentati a visita dopo aver fissato l’appuntamento. Si tratta di prestazioni non fornite che partirebbero dal 2018 periodo in cui le disdette si facevano telefonicamente senza registrazione.
Per il sindacato, gli avvisi spediti ai cittadini, diventano poste attive nel bilancio dell’azienda sanitaria ma di fatto sono del tutto aleatorie, e non solo genereranno centinaia di ricorsi, ma contribuiranno a rendere ancora più incerti i conti già traballanti della ASL1.
Altro tema scottante è il contenzioso in atto fra ASL 1 e la società che si occupa delle manutenzioni, SE.MA. Srl, che vanta crediti per circa 10 milioni di euro. L’azienda sanitaria contesta inadempienze che sarebbero alla base dei mancati pagamenti. In virtù di tali inadempienze la ASL 1 pretenderebbe un risarcimento di ben 5 milioni di euro.
Come sempre, a pagare le conseguenze del contenzioso sono i 70 lavoratori della manutenzione che ora rischiano di perdere il posto di lavoro. Altro fronte aperto sul lavoro riguarda il depauperamento delle figure professionali, medici e paramedici, che sulla scorta di parametri che stabiliscono 4 nuove assunzioni ogni 10 uscite, certificano il pauroso arretramento del servizio.
Qualcuno ha stigmatizzato tutto ciò come vera e propria macelleria sociale, in un territorio già penalizzato da un’orografia montana che rende i trasporti e i collegamenti stradali più difficili, mentre lo spopolamento diventa ulteriore elemento per giustificare i tagli piuttosto che spunto di riflessione per una sanità di prossimità che, al contrario, potrebbe aiutare a contenere l’abbandono dei paesi.
Tutti hanno tenuto a sottolineare che affrontare le tematiche della salute pubblica sul rimpallo delle responsabilità fra destra e sinistra sia diventata ormai una stucchevole pratica senza prospettiva, ma se i problemi di oggi sono gli stessi di trent’anni fa, con l’aggravante di essersi acuiti, qualcuno deve pur risponderne. Chi governa la Regione dovrebbe dare le risposte, ma il rischio è che non siano quelle giuste.
AGGIORNAMENTO, NOTA DELLA REDAZIONE:
Alle ore 14,14 di domenica 16 febbraio, abbiamo ricevuto una mail in redazione del dr. Luigi Soricone, vice sindaco del Comune di Pescina. Pur ringraziando il dr. Soricone per l’invio della sua nota che volentieri pubblichiamo, precisiamo che non abbiamo apportato nessuna correzione a questo articolo di Alfio Di Battista – e tantomeno al titolo – in quanto riteniamo gli stessi, nonostante la precisazione del dottor Soricone, entrambi corretti. Per la redazione di SITe.it il Direttore Angelo Venti.
Di seguito pubblichiamo integralmente la nota ricevuta dal dr. Luigi Soricone:
“Pescina.
Volevo fare alcune precisazioni per quanto riguarda l’articolo del consiglio comunale, svolto il giorno 14 febbraio.
1) Il documento è stato deciso in maggioranza da tutto il consiglio non solo dalla minoranza.
2) L’amministrazione ha inviato un documento per un incontro firmato da tutti i sindaci del territorio,inviato all’assessore alle politiche sanitarie, Dottoressa Nicoletta Veri. Al Direttore agenzia regionale DR.Pierluigi Cosenza.
Al Direttore ASL 1 Abruzzo, Prof.Ferdinando Romano. Per un incontro per parlare della situazione del nostro PTA.
Aspettiamo che venga corretto almeno il titolo.
Distinti saluti
DR.luigi Soricone

