Pescina – Quello che fino a poche settimane fa appariva come un semplice dissenso interno, oggi assume i contorni di una vera e propria guerra politica consumata pubblicamente sui social a colpi di accuse, ricostruzioni opposte e messaggi al vetriolo.
Dietro lo scontro, però, emerge un dato politico evidente: la maggioranza che ha governato Pescina si è sgretolata dall’interno. Soricone rompe gli indugi e mette nero su bianco ciò che per anni sarebbe rimasto sottotraccia: l’esistenza di un’intesa politica mai rispettata. Il riferimento è alla cosiddetta “staffetta”, una parola che pesa come un macigno nella campagna elettorale pescinese.
“Far finta ora di non conoscere la mia volontà a guidare una lista risulta una falsità”, attacca il vice sindaco, sul suo profilo facebook, lasciando intendere che la rottura non sia nata oggi, ma affondi le radici in accordi politici disattesi e in rapporti incrinati da tempo.
Ma il vero colpo politico arriva subito dopo. Soricone descrive cinque anni di amministrazione segnati da “deleghe non rispettate”, “malumori diffusi” e soprattutto da una gestione troppo accentratrice del potere.
Parole pesanti, che assumono ancora più forza quando rivela: “Io, Vincenzo, Giampiero e Guido siamo rimasti al suo fianco solo per senso di responsabilità”. Una frase che, tradotta dal linguaggio politico, suona come una sfiducia postuma nei confronti del sindaco uscente. La replica di Zauri, sempre a mezzo social, non tarda ad arrivare, ed è altrettanto dura.
Il sindaco respinge ogni ipotesi di accordo politico e contrattacca frontalmente: “Non ho fatto alcun tipo di accordo cinque anni fà”. Una smentita categorica, scritta persino in maiuscolo, quasi a voler chiudere definitivamente ogni spiraglio interpretativo.
Ma Zauri non si limita a difendersi. Ribalta completamente la narrazione degli ex alleati e trasforma l’accusa di “accentratore” in una rivendicazione di leadership. Secondo il sindaco uscente, infatti, il suo interventismo sarebbe stato necessario per sopperire alle “costanti assenze” di chi oggi lo accusa:
“Il ruolo del LEADER è quello di tirare la baracca”. Una frase destinata a diventare uno degli slogan simbolo di questa campagna elettorale. Da una parte, dunque, Soricone dipinge un’amministrazione soffocata da una leadership troppo centralizzata. Dall’altra, Zauri si presenta come il sindaco che avrebbe retto praticamente da solo il peso amministrativo del Comune.
Due verità inconciliabili. Due versioni opposte dello stesso quinquennio. E soprattutto due candidature nate ormai da una frattura personale prima ancora che politica. Il dato forse più significativo è che entrambi parlano molto del passato e pochissimo del futuro.
I programmi, almeno per ora, restano sullo sfondo. Al centro della scena ci sono invece i rapporti umani spezzati, gli equilibri saltati e una battaglia per la leadership che divide profondamente quella che fino a ieri era la stessa squadra.
Nelle piccole realtà comunali, dove il consenso si costruisce casa per casa e famiglia per famiglia, le rotture personali hanno spesso un peso maggiore delle ideologie. Ed è esattamente ciò che sta accadendo a Pescina.
Adesso la domanda è: chi sta dicendo la verità? Gli elettori saranno chiamati non solo a scegliere un sindaco, ma anche a decidere quale racconto credere. Perché questa campagna elettorale, più che una sfida tra programmi, si sta trasformando nel processo politico pubblico di cinque anni di governo condiviso finiti tra accuse reciproche, delusioni e resa dei conti finale.
Intanto il terzo candidato sindaco, Alfonsino Scamolla, con la sua lista Radici e Futuro, continua la sua campagna elettorale e propone un confronto a tre in piazza Mazzarino davanti a tutti i cittadini di Pescina. Il sindaco Zauri sembrerebbe aver accolto la proposta, ora si attende la decisione di Soricone.

