Processo Cam – Consiglieri sorveglianza e Sindaci revisori a giudizio per 19 milioni di euro

Claudio Abruzzo
12 Minuti di lettura

Coinvolti l’assessore al bilancio Mario Quaglieri, il sindaco di Avezzano Giovanni Di Pangrazio e Armando Floris (suo portavoce istituzionale), Gianfranco Tedeschi (sindaco di Cerchio), Pasqualino Di Cristofano (sindaco di Magliano dei Marsi) ed altri 16 ex amministratori del Cam, tra consiglieri di sorveglianza e Sindaci revisori: dovranno rispondere, a vario titolo, dell’accusa di un presunto danno erariale di 19 milioni di euro. Secondo la procura contabile, oltre all’accusa di mala gestio, gli indagati avrebbero “proseguito l’attività di impresa nonostante l’azzeramento del capitale sociale e la totale perdita del patrimonio” nel periodo compreso tra il 2007 e il 2017. Accuse ovviamente tutte da dimostrare nel processo contabile e sulle quali pende la spada di Damocle della prescrizione, ma che pongono ombre anche sulle prossime elezioni amministrative di Avezzano.


Sono accusati a vario titolo di aver procurato un danno erariale di 19 milioni di euro nei confronti del Consorzio Acquedottistico Marsicano (società a capitale sociale interamente pubblico che gestisce il Servizio di Ciclo integrato delle acque in 35 comuni marsicani), e dovranno comparire in giudizio il prossimo 16 dicembre davanti alla Sezione Giurisdizionale Regionale della Corte dei Corti, così come predisposto dal Decreto di Fissazione Udienza emesso dal presidente di sezione Bruno Domenico Tridico.

Destinatari del provvedimento della Corte dei Conti sono 21 ex amministratori del CAM, tra consiglieri di sorveglianza e sindaci revisori, responsabili – secondo l’accusa – di svariate irregolarità nella gestione e nella sorveglianza del servizio idrico, nel periodo compreso tra il 2007 ed il 2017. Questi i nomi delle persone rinviate a giudizio: Gianfranco Tedeschi, Danilo Lucangeli, Ettore Scatena, Pasqualino Tarquini, Berardino Franchi, Pasqualino Di Cristofano, Andrea Ziruolo, Erminio Ciarlini Luca, Giuseppe Venturini, Lucia Falcetelli, Armando Floris, Fabio Coglitore, Antonio Lombardi, Antonino Lusi, Bruno Ranati, Dario De Luca, Mario Mazzetti, Mario Quaglieri, Giovanni Di Pangrazio, Paola Attili e Mariano Santomaggio.

Secondo quanto specificato nell’atto di citazione in giudizio, sottoscritto dal vice procuratore generale della Corte dei Conti regionale Marco Di Marco, gli indagati sarebbero responsabili di una cattiva gestione dell’ente, protratta per oltre un decennio, che avrebbe portato a un dissesto finanziario occultato nei bilanci, senza che si procedesse alla liquidazione o alla ricapitalizzazione della società. In particolare, come si legge nel documento, gli indagati sono accusati di aver proseguito “l’attività di impresa nonostante l’azzeramento del capitale sociale“, e per fatti di mala gestio tra cui, in particolare, “l’acquisto dell’immobile da destinarsi a nuova sede del Consorzio“. L’attività degli inquirenti si sarebbe avvalsa dell’attività di consulenza tecnica collegiale, redatta dai dott.ri Rocco Menaguale e Antonello Genua, la cui relazione finale, stando a quanto scritto nel provvedimento di rinvio a giudizio, avrebbe rilevato omissioni che già nel 2012 sarebbero dovute emergere ed essere portate alla luce.

Ricordiamo che ad innescare il procedimento era stata l’Azione di responsabilità promossa dalla governance del Cam di allora sull’onda della cosiddetta “Operazione verità”, lanciata in pompa magna dall’allora sindaco di Avezzano Gabriele De Angelis, e deliberata all’unanimità nel corso di una memorabile Assemblea dei Comuni soci (aperta il 15 e chiusa il 20 maggio del 2020 – per leggere l’avvincente cronaca di quell’assemblea in due atti LEGGI QUI). Rammentiamo che, a dare spinta all’azione promossa dal nuovo Consiglio di Gestione, furono tre relazioni a firma della dott.ssa Felicia Mazzocchi nelle quali venivano rilevate precise responsabilità degli organi sociali precedentemente in carica. [guarda il VIDEO]

Un procedimento instaurato inizialmente dinnanzi al Tribunale dell’Aquila (Sezione Specializzata in materia d’impresa) e poi, con una sentenza del 2023, declinato per giurisdizione in favore della Corte dei Conti, in considerazione della natura in house del Consorzio.

Va precisato che l’Operazione Verità lanciata dalla Governance di allora non ci aveva mai convinto, tanto da spingerci, come testata giornalistica, a produrre una omonima operazione finalizzata a ripercorrere tutte le bizzarre vicissitudini del Consorzio. L’inchiesta giornalistica é raccolta in una serie di articoli pubblicati nel biennio compreso tra il 2020 ed il 2021, consultabili nella sezione speciale “CAM: IL BUCO CON L’ACQUA INTORNO”. Ricordiamo che per la pubblicazione di uno di questi articoli, intitolato Collegamenti curiosi tra affaire CAM, Banca del Fucino, Sicilia e servizi segreti (che vi invitiamo a rileggere) il giorno 20 giugno 2020 il direttore responsabile di site.it Angelo Venti era stato convocato in Commissione regionale di Vigilanza per essere ascoltato sulle vicende del Cam. A presentare la singolare richiesta di audizione era stato il consigliere regionale Simone Angelosante.

In particolare, per quanto riguarda la posizione di Ferdinando Boccia (componente del Consiglio di Sorveglianza del Cam nel periodo compreso tra il 2012 e il 2017) non vi sarebbe stato, secondo la procura, “alcun occultamento della situazione di dissesto del Consorzio”. Secondo quanto specificato nell’atto di citazione, l’ex vice sindaco della prima amministrazione Di Pangrazio avrebbe dimostrato di aver sempre:

“operato per verificare la correttezza, non solo formale, della gestione e dell’assetto organizzativo e contabile della società attraverso atti, sollecitazioni, richieste, richiami e indagini ignorati persino della nuova governance – quella che poi aveva avviato l’azione di responsabilità – la quale ha proceduto all’approvazione del bilancio 2016 senza operare alcuna delle modifiche successivamente attuate col bilancio del 2017“.

Nella sua memoria difensiva, Boccia specifica come le violazioni che avrebbero prodotto un danno al Consorzio non sarebbero state “scoperte” dalla nuova governance ma sarebbero state denunciate già nel 2013, nell’ambito della sua stessa attività di controllo.  

Sullo stesso argomento leggi anche:

Anche riguardo al commercialista Lorenzo De Cesare sono state archiviate dalla procura le condotte contestate nel 2019 nell’atto di citazione del Tribunale dell’Aquila. Infatti, come specificato nelle memorie difensive dallo stesso De Cesare:

“nel ridottissimo arco temporale in cui ha rivestito la carica di presidente del Consiglio di Gestione ha immediatamente operato per evidenziare e portare alla luce le criticità che affliggevano la gestione Cam, redigendo una relazione sulla situazione patrimoniale della società, chiedendo la convocazione dell’assemblea dei soci e del consiglio di gestione per valutare la copertura del Consorzio”.

Altri protagonisti coinvolti hanno affermato di voler dimostrare la loro estraneità ai fatti contestati, scaricando di fatto le responsabilità del dissesto finanziario del Cam ai Comuni soci e dell’Ersi, colpevoli di non aver esercitato rettamente il controllo analogo e aver impedito la messa in liquidazione della società.  

Secondo quanto dichiarato da Paola Attili (ex presidente del Consiglio di Vigilanza) entrambi i soggetti giuridici sarebbero stati pienamente consapevoli degli accadimenti precedenti il 2013 e avrebbero addirittura indirizzato gli organi di gestione nella prosecuzione dell’attività, approvando bilanci, votando deliberazioni, non esercitando il controllo analogo e infine impedendo la messa in liquidazione o la ricapitalizzazione della società. Quindi per la Attili la causa del dissesto non sarebbe da ricercare tra i dirigenti ma tra i soci, cioè tra chi aveva puntato il dito contro i dirigenti.

Per questo motivo nel 2020 la Attili aveva citato in giudizio tutti i 30 Comuni soci e all’Ersi, Ente regionale servizio idrico integrato: “dal 2012 -afferma nelle sue memorie difensive – erano perfettamente a conoscenza della reale situazione debitoria in cui versava il Cam: 61 milioni di euro”. Debito poi raddoppiato nel giro di pochi anni.

Nella lunga lista degli amministratori rinviati a giudizio per danno erariale figura anche Giovanni Di Pangrazio, attuale sindaco del Comune di Avezzano: se fossero confermate le accuse della procura della Corte dei Conti, il primo cittadino (in qualità di ex presidente del consiglio di sorveglianza del Cam) sarebbe costretto a versare una cospicua somma per aver procurato all’ente un danno da prosecuzione dell’attività d’impresa e un danno per pagamento di maggiori imposte.

L’istrionico sindaco di Avezzano si è sempre dichiarato estraneo rispetto alle accuse a lui mosse: in un’INTERVISTA rilasciata al nostro giornale nel settembre 2019 – quando ancora eravamo considerati dall’attuale sindaco dei giornalisti bravi ed onesti – Di Pangrazio aveva attaccato i vertici del Cam, accusandoli di strumentalizzazione politica. Ricordiamo che a presiedere il consiglio di sorveglianza del Cam che diede inizio all’azione di responsabilità anche nei confronti di Di Pangrazio c’era Alessandro Pierleoni, attuale assessore al bilancio, al lavoro e alle partecipate al Comune di Avezzano.

Ma al di là dell’eventuale danno erariale, che ricordiamo è ancora tutto da dimostrare, il rinvio a giudizio di Di Pangrazio pone anche un problema di natura politica in quanto un’eventuale condanna a suo carico potrebbe addirittura rendere ineleggibile “Gianni Nostro” nella prossima tornata elettorale che si terrà ad Avezzano nel maggio del 2026. Secondo quanto stabilito dall’art. 63 del Testo Unico degli Enti Locali, il ruolo di eletto è incompatibile con quello di soggetto che ha una lite pendente con l’Ente che si vorrebbe rappresentare.

Condividi questo articolo