Regione Abruzzo: Il Bilancio è un “vorrei ma non posso”. Lo spettro del commissariamento aleggia sulla Sanità

Il vero tallone d'Achille della Regione resta la Sanità. L’Abruzzo è l’unica regione in "Piano di Rientro" che registra un’inversione di tendenza negativa, con un peggioramento dei conti che compromette gli obiettivi

Alfio Di Battista
8 Minuti di lettura

L’AQUILA – Se il bilancio di previsione fosse un genere letterario, quello presentato dal Presidente della Regione, Marco Marsilio oscillerebbe tra l’epica cavalleresca del nefasto ventennio e l’esoterismo magico della “Storia infinita”, con il povero Atreju non più così certo di riuscire a salvare Fantàsia dal Nulla.

Il Nulla incombe come una fitta nebbia sui conti della Regione, seppur si narri che l’intrepido Presidente, novello Atreju, sieda ai tavoli romani con il piglio dell’eroe protagonista, tanto abile a schivare i sortilegi di un’opposizione che agita lo spettro del default sanitario, quanto inibito dalla pressione fiscale che pare essersi cristallizzata come i ghiacci del Gran Sasso.

Dietro le slides patinate della Giunta Marsilio, che dipingono un Abruzzo “autorevole” e in crescita, si nasconde un’architettura contabile che l’opposizione definisce senza mezzi termini un “castello di carta”.

Se da una parte il Presidente rivendica investimenti strategici e tasse invariate, dall’altra i numeri raccontano un’altra storia fatta di “sequestri delle risorse”. La verità, come spesso accade, sta nelle pieghe dei bilanci, nelle riduzioni di spesa delle ASL e nei chilometri tagliati al trasporto locale.

Per Marsilio e la sua Giunta, la Legge di Bilancio 2026 è il sigillo di una stabilità ritrovata. Il Presidente parla di un documento di programmazione che mette al centro famiglie e imprese, vantando una capacità di attrazione delle risorse nazionali (FSC e PNRR) senza precedenti.

La retorica però ha il fiato corto: i dati sulla spesa dei fondi comunitari mostrano un Abruzzo che arranca: secondo lo stesso Ministero, la spesa effettiva sarebbe ferma a percentuali minime rispetto alla programmazione. Questo significa che, mentre Marsilio annuncia milioni in arrivo, la macchina amministrativa fatica a trasformare quei “numeri” in “cantieri”.

Basta attraversare il corridoio dell’Emiciclo per trovare un’analisi diametralmente opposta sullo stato di salute delle finanze regionali. Luciano D’Amico e le forze di minoranza (PD, M5S e civici), dicono che il bilancio “quadra” solo sulla carta, grazie a un’operazione di chirurgia estetica contabile che nasconde ferite profonde.

L’accusa delle opposizioni è netta: il bilancio della Regione è ostaggio della Sanità. Il disavanzo sanitario consolidato del 2024 si attesta sui 103,7 milioni di euro, ma le proiezioni per il 2026 parlano di una necessità di copertura che sfiora i 126-170 milioni. Un buco nero che sta “divorando” anche le risorse destinate ad altri settori.

Il vero tallone d’Achille della Regione resta quindi la Sanità. Nonostante le rassicurazioni dell’Assessore Verì, il tavolo di monitoraggio interministeriale (MEF e Salute) ha emesso un verdetto pesante: l’Abruzzo è l’unica regione in “Piano di Rientro” che registra un’inversione di tendenza negativa, con un peggioramento dei conti che compromette gli obiettivi.

Le addizionali Irpef e Irap, che secondo le promesse elettorali dovevano sparire con la fine dei vecchi mutui, restano lì, a pesare sulle tasche degli abruzzesi per coprire le perdite delle ASL. Per far tornare i conti, si tagliano le risorse destinate a sociale e trasporti, ma continuerebbero ad essere finanziate operazioni “di bandiera” come la sponsorizzazione del Napoli calcio. Terreno di scontro è anche il finanziamento per il ripristino del volo Pescara-Milano Linate.

Per la maggioranza tali operazioni sono un segno di autorevolezza; le minoranze invece, ci vedono uno schiaffo a chi, nei paesi montani, vede sparire le corse degli autobus pomeridiani per risparmiare sul carburante e a chi è costretto ad aspettare mesi e mesi senza curarsi in attesa di una chiamata per fare la Tac.

Qui entriamo nel terreno scivoloso della sostenibilità reale. Il Ministero della Salute e il MEF non sembrano condividere l’entusiasmo della Giunta. Le indicazioni ricevute dalla Regione Abruzzo mettono in guardia: il sistema sanitario regionale è sotto osservazione.

Se il disavanzo non rientra nei parametri, il rischio di un nuovo commissariamento, o di un aumento delle aliquote fiscali, che però sono già ai massimi, è dietro l’angolo. Luciano D’Amico e il PD accusano la Giunta di aver “congelato” ogni investimento sullo sviluppo per coprire il debito sanitario.

Il punto di vista neutro impone di guardare ai fatti: l’Abruzzo è effettivamente più “visibile” a Roma grazie all’asse politico con il Governo Meloni, (l’amichettismo di destra) ma non è con la visibilità che si ripagano i debiti dei farmaci e le inefficienze delle liste d’attesa che spingono gli utenti fuori regione o nel privato.

Siamo di fronte al paradosso di un racconto disallineato: la maggioranza rivendica il pareggio, l’opposizione denuncia il fallimento. La verità sta proprio nel mezzo, in quel debito sanitario che è diventato il vero “Assessore ombra” della Regione. Ogni euro risparmiato, anzi, sottratto ad altre voci di spesa, finisce nel buco nero delle ASL.

Di fatto, il bilancio 2026 più che un esercizio contabile di rilancio assomiglia a un disperato tentativo di sopravvivenza, sanità permettendo. E qui un focus a parte merita la ASL 1 Avezzano-Sulmona-L’Aquila, l’azienda sanitaria più in sofferenza. Un debito certificato a fine 2024 di circa 54 milioni di euro. La ASL 1 è l’emblema del dissesto.

Chi non ricorda le delibere (definite “proposte” dalla ASL) che prevedevano tagli lineari del 2% ai servizi per salvare i bilanci. La chiusura del PTI di Tagliacozzo e di Pescina, oltre che dei punti nascita.

Il Ministero sta spingendo per la chiusura dei punti nascita di Sulmona e Lanciano, giudicati sotto gli standard di sicurezza per numero di parti. Una misura che la Regione cerca di scongiurare, ma che pende come una mannaia sul territorio.

La deadline è fissata al 31 gennaio: Il Ministero della Salute ha intimato alla Regione di elaborare, entro questa data, un nuovo e rigoroso Piano di Rientro. Roma ha già bocciato la strategia del “taglio lineare del 2%” imposto alle ASL, ritenendolo inefficace e dannoso per i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA)

Lo stato del bilancio regionale è quello di un paziente in terapia intensiva a cui si continua a raccontare che può correre la maratona. La stabilità sbandierata da Marsilio è garantita solo dal massiccio prelievo fiscale (Irpef e Irap al massimo livello) che gli Abruzzesi stanno pagando per evitare il commissariamento.

La scommessa politica è altissima: riuscirà la “filiera corta” con il Governo Meloni a trasformare le commissioni tecniche in risorse reali prima che il sistema collassi? Il conto alla rovescia è appena iniziato. La storia infinita è solo un classico della letteratura fantasy, la realtà invece ha una scadenza, ed è il 31 gennaio 2026.

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