Regione Abruzzo sottoposta alle osservazioni del Ministero delle Finanze e della Salute sui conti di bilancio della sanità

Dei 401,2 milioni di fondi del Pnrr per la sanità, solo il 13,1% è stato speso fino a oggi. Quanto ai progetti inerenti le 40 Case di Comunità e gli 11 Ospedali, è stallo totale

Alfio Di Battista
4 Minuti di lettura

Avezzano – La scorsa settimana, segnata dai battibecchi e dalle polemiche sulla stangata fiscale che ha colpito i cittadini abruzzesi, si è conclusa con un tavolo tecnico fra Regione Abruzzo e i Ministeri dell’Economia e della Salute.

Nessun dato ufficiale è stato diffuso dopo la riunione che ha avuto luogo a Roma ed è durata tutto il giorno fino a sera. È stata la Regione, al termine dell’incontro, a diffondere una breve nota nella quale si è parlato di fase interlocutoria per via delle richieste di chiarimento su alcune poste di bilancio rimaste prive di risposte tempestive.

La Regione ha fatto sapere che nelle prossime settimane verranno forniti i dovuti riscontri richiesti dagli occhiuti tecnici ministeriali, che di fatto, mantengono ancora sotto stretto monitoraggio i conti della sanità abruzzese.

Da qualche indiscrezione è filtrato che molto probabilmente il raddoppio delle aliquote Irpef potrebbe non bastare a coprire il buco di bilancio. Mancherebbero ancora 18-20 milioni all’appello. Il tavolo di confronto resta quindi aperto per valutare l’efficacia delle misure adottate dalla Regione, ma solo nei prossimi mesi sapremo se i conti sono in ordine. Se non siamo al commissariamento poco ci manca.  

Le criticità del sistema sanitario regionale evidenziano un deficit strutturale che a fine 2024 ammonta a 180 milioni di euro. Inoltre l’Abruzzo perde oltre 104 milioni di euro l’anno per la così detta mobilità passiva, un dato in crescita continua e costante che certifica la scelta degli abruzzesi di farsi curare in altre regioni.

Certo non aiuta il pauroso immobilismo nell’impiego dei fondi del PNRR. Solo il 13,1% di tali fondi dedicati alla sanità è stato speso fino a oggi. Parliamo di un plafond complessivo di 401,2 milioni. Quanto ai progetti inerenti le 40 Case di Comunità e gli 11 Ospedali di Comunità, è stallo totale.

Nessuna di queste infrastrutture è stata portata a termine. A oggi, il 60% dei cantieri sono in ritardo. Senza robuste accelerazioni, con i termini di consegna fissati a giugno 2026, il rischio di perdere i fondi è molto concreto. D’altra parte è pur vero che con tali nuove strutture a regime, servirebbero 300-450 infermieri in più e 200-350 operatori sociosanitari. Sarà per questo che si va al rallentatore?

Nello scenario più pessimistico, se il deficit non sarà contenuto, potrebbe scattare l’intervento del Governo Nazionale, con perdita di autonomia gestionale e ulteriore aumento delle tasse per ripianare i conti. Inoltre, i clamorosi ritardi nel PNRR e la carenza di personale potrebbero aggravare l’accesso alle cure, aumentando ulteriormente la mobilità passiva e le liste d’attesa. 

Volendo essere ottimisti, la razionalizzazione della spesa, unita a un corretto impiego dei fondi PNRR e a investimenti in tecnologia e formazione, potrebbe innescare un meccanismo virtuoso di riduzione del deficit e migliorare l’assistenza. Un servizio più efficiente e puntuale potrebbe convincere i pazienti a farsi curare nelle strutture della regione. Ciò favorirebbe il recupero di parte dei 104 milioni annui persi. Per sapere come andrà a finire occorrerà pazientare ancora un po’ e aspettare l’esito degli esami di riparazione a settembre.

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