Riaprire la provinciale SP63 Simbruina: imperativo per la sopravvivenza delle aree interne

Se esiste un mondo a parte, è solo perché manca una strada che lo faccia essere parte del mondo

Alfio Di Battista
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Capistrello – La Strada Provinciale 63 Simbruina, che collega Capistrello a Filettino, nel Lazio, passando per la stazione sciistica di Campo Staffi, rappresenta un’arteria fondamentale per il collegamento interregionale e per l’accesso a un’ampia area di elevato interesse naturalistico.

Tuttavia, a causa di problemi legati al dissesto idrogeologico, questa strada è rimasta spesso chiusa, soprattutto durante l’inverno, fino a che, nel 2009, fu definitivamente abbandonata al suo destino da una politica indolente a da istituzioni poco interessate a battersi per la sua sopravvivenza.

Dispute serrate e promesse puntualmente disattese hanno caratterizzato il dibattito pubblico in questi 16 anni. Un arco temporale che abbraccia ben 3 lustri in cui partiti, sindaci, presidenti di Provincia e di Regione, di ogni colore politico, si sono prodigati in ardite parabole retoriche sulle magnifiche sorti e progressive del turismo esperienziale, ultima frontiera della politica psichedelica fondata sulla parola.       

Nel luglio 2023, la Regione Abruzzo ha assegnato 4 milioni di euro alla Provincia dell’Aquila per iniziare a fare qualcosa sulla SP 63 Simbruina. Un finanziamento di cui si parlava già nel 2021. Soldi che arrivano dal Fondo Sviluppo e Coesione 2021-2027. Un primo passo nella direzione di un progetto che oggi la realtà impone essere più ampio in termini economici, in ragione del molto, troppo tempo perso mentre la strada si sgretolava nell’indifferenza delle istituzioni e della politica. 

Eppure, nonostante i fondi trasferiti alla Provincia dell’Aquila due anni fa, ad oggi non c’è nessun cantiere aperto. Qualcuno però si ricorda ancora l’accalorata contesa fra l’allora Sindaco Ciciotti, vicino a Fratelli d’Italia, e il circolo del PD di Capistrello per stabilire di chi fossero i meriti della regale elargizione, tutt’ora dispersa fra le poste del bilancio della Provincia dell’Aquila.

Scaramucce ormai sopite per due ragioni: la prima è che sul piano economico, i 4 milioni assegnati dalla Regione Abruzzo alla Provincia dell’Aquila rappresentano si e no, un terzo della somma occorrente a ridare dignità di strada interregionale alla SP 63 Simbruina.

La seconda è che oggi, a Capistrello, esponenti del PD e di Fratelli d’Italia governano assieme, alleati con i rappresentanti di Forza Italia in seno all’amministrazione Murzilli. Un’inedita coalizione politica che può spingere nella stessa direzione con l’obiettivo di mantenere alta l’attenzione su questo progetto.

Se non si comprende che il ripristino della SP 63 rappresenta un primo passo lungo un percorso non semplice ma necessario per tener fede alle promesse riguardanti lo sviluppo delle aree interne, non se ne esce. L’obiettivo è contrastare lo spopolamento, promuovere il turismo e migliorare l’accessibilità a zone isolate ma di grande valore naturalistico e culturale.

La SP 63 non è solo una strada, essa rappresenta la cerniera fra due regioni, fra due provincie differenti che condividono le problematiche tipiche delle aree interne dell’Appennino Centrale. La Provincia dell’Aquila svolge un ruolo centrale nella gestione di questa strada montana.

Il suo ruolo è cruciale per la pianificazione, l’esecuzione e il mantenimento delle opere necessarie a renderla pienamente funzionale. In occasione dell’ultimo Giro d’Italia diede ampia prova di saper gestire le urgenze imposte dalla kermesse sportiva. In pochi mesi fece in modo che fossero portati a termine i lavori lungo la ex statale 82, che finalmente fu riaperta al pubblico dopo anni di chiusura.

Certo, ci sarebbe voluto un Giro d’Italia anche per la Simbruina ma spinte diverse hanno stabilito che la tappa abruzzese passasse altrove. Ciò non toglie che le istituzioni locali non sentano l’obbligo di stare sul pezzo facendosi portatrici delle rivendicazioni del territorio, che meriterebbe molto di più che essere rubricato a terra di facile consenso dai Capitani di Ventura del momento.       

La logistica, le vie di comunicazione, i collegamenti, le reti, i servizi essenziali, sono la pre-condizione che consente di organizzare tutto il resto. Non c’è cultura, né turismo, tantomeno sviluppo economico se un territorio ne resta sguarnito.

In caso contrario non rimane che organizzare un bel convegno sullo spopolamento, tanto ci sarà sempre un Conte di Carmagnola pronto a sguainare parole affilate a favore di telecamera.  

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