Avezzano, 9 aprile 2026 — Al teatro della parrocchia di San Pelino il clima è quello delle grandi occasioni civiche: sedie occupate, voci che si accavallano.
- «L’unico scopo è riavere la nostra scuola»
- Il nodo della Soprintendenza: chi ha sbagliato e perché
- Cronologia di un disastro: dalla messa in sicurezza alla demolizione, passando per i comunicati stampa del Comune.
- Fracassi: «Un falso storico», e i soldi per la nuova scuola non ci sono ancora
- I candidati sindaci rispondono: impegni, domande e una class action all’orizzonte
- Esposto, class action, avvocati: la comunità verso le vie legali
- L’assemblea si aggiorna
In ogni intervento, a pesare come un macigno, è il pensiero dei bambini di San Pelino che da tre anni sono stati privati della loro scuola.
Il Comitato Pro Scuola ha convocato un’assemblea pubblica per fare il punto sulla vicenda della scuola elementare di San Pelino — un cantiere aperto, bloccato, riaperto sulla carta e bloccato di nuovo — e ha invitato tutti i candidati sindaci alle elezioni amministrative di maggio.
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Ma l’immagine che resterà di questa serata sono tre sedie vuote.
Sono le sedie riservate al sindaco uscente, all’assessore competente e al dirigente comunale Ferretti: tutti ufficialmente invitati all’incontro, tutti e tre assenti.

«L’unico scopo è riavere la nostra scuola»
Ad aprire i lavori è Patrizia Capranica, cofondatrice del Comitato insieme a Nadia Collalto. Le parole sono misurate, ma il senso di frustrazione è palpabile: «Il nostro obiettivo è uno solo: riavere il prima possibile la nostra amata scuola. Nulla di più, ma anche nulla di meno».
Il Comitato è nato dalla delusione per la riunione della settimana precedente con l’Amministrazione comunale, dove — raccontano le due portavoce — tecnici e amministratori si sono limitati a illustrare l’ennesimo progetto senza fornire date certe, senza rispondere alle domande dei cittadini, senza nemmeno concedere la parola al pubblico. «Ci è stato impedito persino di porre domande», denuncia Capranica.
La lettera di risposta dell’Amministrazione all’invito per l’assemblea di stasera viene letta ad alta voce: il Comune si scusa per l’impossibilità di garantire la presenza, lamenta il «poco preavviso» e definisce l’incontro di «carattere elettorale». Puntuale la replica del Comitato: «Siamo apolitici. Non stiamo facendo campagna elettorale. Stiamo cercando di sapere quando riavremo la scuola dei nostri figli».

Il nodo della Soprintendenza: chi ha sbagliato e perché
Giorgio Fedele, presente in rappresentanza del Patto per Avezzano (il candidato sindaco Roberto Verdecchia era impossibilitato a partecipare), ricostruisce con precisione la vicenda burocratica al cuore del blocco dei lavori.
L’edificio scolastico è composto di tre lotti: due costruiti negli anni Settanta e Ottanta, uno risalente agli anni Venti del Novecento. Ed è proprio questo terzo corpo, il più antico, a essere diventato il fulcro del problema. Il Codice dei beni culturali è inequivocabile: per gli edifici di proprietà pubblica con più di settant’anni, l’ente proprietario è obbligato a comunicare preventivamente alla Soprintendenza qualsiasi intervento edilizio. Il Comune di Avezzano non lo ha fatto.
«Quando il Comune ha avviato i lavori e ha alterato il profilo architettonico dell’edificio storico, il vincolo è scattato automaticamente per legis», spiega Fedele. «La Soprintendenza non si è svegliata una mattina con la voglia di bloccare tutto: ha semplicemente applicato la norma, perché la norma le imponeva di farlo».
La conseguenza è stata una sanzione al Comune — fortunatamente nel taglio minimo edittale, 516 euro — ma soprattutto la segnalazione del fascicolo alla Procura della Repubblica e al Nucleo Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, perché la violazione commessa può avere profili di rilievo penale.
Il colpo di scena più imbarazzante Fedele lo racconta con tono asciutto: il 31 marzo scorso, presente insieme alla senatrice Gabriella Di Girolamo all’incontro con il Soprintendente, ha mostrato dal proprio tablet la determina del 20 marzo — con la quale il Comune adottava la variante al progetto — e il Soprintendente ha dichiarato di non saperne nulla. La Soprintendenza, cioè, ignorava persino l’esistenza di questo atto. «A me sembra abbastanza pretestuoso», conclude Fedele, «aver raccontato che il problema con la Soprintendenza era risolto quando la Soprintendenza non ha neanche le perizie richieste e non conosce il progetto».

Cronologia di un disastro: dalla messa in sicurezza alla demolizione, passando per i comunicati stampa del Comune.
Angelo Venti, direttore di site.it, presenta la ricostruzione documentale che la sua testata ha condotto a partire dall’aprile 2025, quando fu pubblicato il primo articolo dettagliato sulla vicenda.
La storia parte da lontano: la prima determinazione dirigenziale che approva un progetto di adeguamento sismico della scuola risale al dicembre 2020, ma l’iter — precisa Venti — era già iniziato nel 2017, durante il mandato del sindaco Gianni Di Pangrazio, lo stesso che è ancora oggi in carica. «Quando dicono “abbiamo ereditato la situazione”, io vi chiedo: ereditato da chi? L’hanno seguita loro dall’inizio».
A dicembre 2022 l’ufficio stampa del Comune annuncia con un comunicato l’avvio dei lavori: il cantiere avrebbe dovuto concludersi entro giugno 2023. Invece, pochi mesi dopo, compare il primo verbale di sospensione. Nessun comunicato sul blocco. A luglio 2023 arriva un secondo comunicato: non si parla più di adeguamento sismico, ma di demolizione e ricostruzione totale, con una spesa che da 500mila euro balza a un milione e mezzo. Nel giugno 2025 il dirigente Ferretti dispone l’interruzione anticipata del contratto per la progettazione e la direzione lavori.
Venti legge una sequenza di titoli di comunicati stampa che provoca qualche risata amara in sala: «Scuola elementare di San Pelino: ecco il progetto della svolta» (già il terzo progetto), «Istruttoria conclusa: abbiamo rimesso sui giusti binari una vicenda ereditata», «Via libera alla scuola». Quest’ultimo, del 10 febbraio 2026, mentre i lavori erano di fatto ancora bloccati.
«Il meccanismo è semplice», spiega il direttore di site.it: «Un ufficio stampa che a fine mandato costerà ai cittadini più di un milione di euro produce comunicati in risposta ai nostri articoli. I giornali li pubblicano come fossero notizie, ma non sono notizie: sono solo comunicati stampa, propaganda».
E il punto cruciale, rimasto senza risposta anche all’incontro con l’Amministrazione della settimana scorsa: quanti dei 500mila euro originari sono già stati spesi? Quanto rimane in cassa? Nessuno lo sa, perché nessuno ha risposto.

Fracassi: «Un falso storico», e i soldi per la nuova scuola non ci sono ancora
Ernesto Fracassi, consigliere comunale già nella maggioranza uscente fino a sei-sette mesi fa, conferma la ricostruzione tecnica e aggiunge dettagli procedurali. Il lotto uno — quello degli anni Venti — è vincolato. I lotti due e tre non lo sono, in quanto costruiti meno di settant’anni fa, e su questi si sarebbe potuto e dovuto intervenire anche prima. Invece i fondi disponibili da 500mila euro sono stati in gran parte dirottati verso un iter incompiuto sul primo lotto.
La soluzione tecnica concordata con la Soprintendenza prevede la conservazione dei muri perimetrali esterni dell’edificio storico, con consolidamento interno tramite colonne — soluzione già adottata altrove ad Avezzano, come nella struttura di fronte alla caserma dei Carabinieri — e la ricostruzione completa degli interni con tre aule, una palestra e i servizi, estendendosi per circa sei metri nell’attuale piazza antistante la scuola.
Il problema è che il progetto mostrato all’assemblea della settimana scorsa è ancora uno studio di fattibilità, non un progetto esecutivo. Tra il progetto esecutivo, la gara d’appalto — che, superata la soglia di un milione di euro, non potrà più essere un affidamento diretto — e l’effettivo avvio dei lavori, Fracassi stima almeno altri due anni. Nel frattempo, demolire il lotto uno per lasciare i ruderi a cielo aperto gli sembra «inopportuno»: il rischio è che la parte vincolata, esposta agli agenti atmosferici, si deteriori ulteriormente, rendendo impossibile perfino l’autorizzazione della Soprintendenza.






I candidati sindaci rispondono: impegni, domande e una class action all’orizzonte
Con l’apertura del dibattito ai candidati sindaci, il tono si fa più politico, ma senza mai scivolare nella retorica.
Loreta Ruscio, candidata sindaco, ricorda il suo impegno personale quando era assessore al bilancio: grazie all’intervento suo e del consigliere Fracassi, i bambini di San Pelino costretti a raggiungere la scuola di Via Pereto non si sono visti addebitare il costo dello scuolabus. Oggi lancia due domande concrete: come si comporterà l’ente finanziatore — lo SRC, l’ufficio speciale per la ricostruzione del cratere — rispetto ai 500mila euro spesi senza ottenere risultati? Esiste un piano finanziario che colmi il gap tra le risorse residue e il costo totale dell’opera? «Tra qualche giorno — avverte — ci ritroveremo il lotto due-tre abbattuto, un cantiere aperto, senza progetto esecutivo e senza cronoprogramma. La prossima amministrazione si troverà una patata bollente».
Alessio Cesareo, candidato sindaco per la coalizione di centrodestra, non risparmia critiche trasversali: «Otto anni per non aver finito una scuola: in otto anni qualcosa di più si doveva fare». Chiede conto delle perizie strutturali e geologiche che avrebbero dovuto essere richieste dopo il sisma del 2009, chiede se siano mai state applicate penali al progettista e al direttore dei lavori — risposta implicita: no. Annuncia che il programma della sua coalizione prevede di riportare al centro dell’agenda le frazioni e le borgate, a partire dal primo anno di mandato: «Se i cittadini ci daranno fiducia, mi rivedrete qui non come candidato ma come sindaco, a spiegarvi quello che si può fare e quello che non si può fare».
Gianluca Ranieri, candidato sindaco per la coalizione di Democrazia Deliberativa, sceglie un tono diverso, più civico che programmatico: «Non aggiungo niente perché non c’è bisogno. Quello che voglio dire è grazie, perché questo è un esempio vero di controllo del territorio, di sorveglianza civica fatta bene. È così che si ricostruisce la comunità». Ranieri si augura che cittadini come quelli del Comitato Pro Scuola non si fermino al voto, ma continuino a fare politica attiva anche dopo le elezioni.

Esposto, class action, avvocati: la comunità verso le vie legali
La parte finale dell’assemblea è animata da interventi dal pubblico che orientano la riflessione verso l’azione legale. Un cittadino che ha acquistato casa a San Pelino proprio per la presenza della scuola di quartiere denuncia un crollo del valore immobiliare stimato attorno al 30% e propone una class action contro il Comune, sia per lo sperpero dei fondi pubblici sia per il danno causato ai residenti.
Uno dei presenti in sala mette in guardia da un’eccessiva fiducia nelle sole assemblee: «Il Comitato si deve strutturare ufficialmente e deve collaborare con figure qualificate — un legale, un tecnico — anche per produrre atti che mettano in moto la macchina giudiziaria e quella amministrativa. Le lettere all’Amministrazione vi produrranno solo altre lettere».
Il suggerimento è di formalizzare il Comitato in associazione riconosciuta e procedere con atti giuridicamente fondati, a partire dall’accesso civico a tutti i documenti relativi all’iter dei lavori.
Fedele conferma che la Soprintendenza ha già trasmesso il fascicolo alla Procura della Repubblica. Il riferimento alla Corte dei conti, per il danno erariale derivante dallo sperpero di fondi pubblici senza risultati, aleggia nella sala.

L’assemblea si aggiorna
Patrizia Capranica prova a chiudere i lavori con una nota operativa.
Resta aperta la questione più urgente: l’imminente avvio della demolizione dei lotti due e tre da parte della ditta Celi. Il Comitato teme che, senza le autorizzazioni necessarie sulla parte vincolata e senza risorse certe per completare l’opera, l’abbattimento produca solo un cantiere a cielo aperto destinato a restare tale per anni, con ulteriori rischi per la stabilità della struttura storica. Fuori dal teatro, la piazza di San Pelino è silenziosa. La scuola, a poche centinaia di metri, è ancora un cantiere fermo. I bambini, domani mattina, saliranno di nuovo sullo scuolabus.


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