Avezzano – Come avevamo riportato a metà aprile, le nostre riserve sulla stangata Irpef con la quale la Regione Abruzzo, mettendo le mani nelle tasche degli abruzzesi che dichiarano più di 28.000 euro lordi l’anno, pensava di coprire il buco di bilancio, si sono rivelate più che fondate.
Allora scrivemmo che sarebbero mancati all’appello fra i 18 e i 20 milioni ma eravamo stati ottimisti perché in realtà il gap ancora da colmare, nonostante i 43 milioni derivanti dal maggior gettito Irpef, è lievitato di ulteriori 30 milioni, largo circa.
Il rimedio escogitato da Marsilio e dalla Verì, di concerto con tutta la Giunta Regionale, è stato quello di saccheggiare i fondi del Piano di Sviluppo e Coesione, fondi pensati in sede UE per favorire la crescita economica e l’occupazione nelle aree europee più disagiate, nel tentativo di mitigare le disparità e gli squilibri.
L’impatto negativo di tale scelta, in una regione come l’Abruzzo, si manifesta con maggiore intensità nelle aree interne, che già pagano pesantemente i tagli lineari imposti dal Governo regionale a una sanità che si allontana sempre di più dall’entroterra. Nello specifico spariscono i fondi previsti per le imprese, per lo studio, in particolare per il sostegno agli studenti fuori sede, per la piccola ricettività.
Parliamo di 8,5 milioni che verranno tolti dai fondi delle Coesione e bruciati per tappare i buchi che la Verì è stata costretta ad ammettere nonostante le rassicurazioni di circostanza delle scorse settimane. Ma per arrivare ai 30 milioni che servono per saziare la bulimica sanità abruzzese, ne occorrono altri 22 che spunteranno da tagli lineari venduti mediaticamente come: rimodulazione della spesa futura.
Infatti è già al vaglio dei tecnici della Regione, su input di Marsilio, un’incisiva revisione della spesa nel triennio 2026-2028. Ciò vuol dire che i sacrifici degli abruzzesi saranno stati vani perché a maggiori costi corrisponderà una sanità ancora più scadente.
I tagli impatteranno sia sulla spesa corrente che su quella in conto capitale, andando a erodere le risorse previste per lavoro, agricoltura, trasporti, politiche sociali e cultura. Tuttavia l’affannosa rincorsa di Marsilio e la sua Giunta a chiudere i buchi del bilancio prima che la barca affondi non è detto sia risolutiva.
L’ipotesi del Commissariamento resta ancora in piedi. D’altra parte se è vero come è vero che “Non puoi risolvere un problema con lo stesso tipo di pensiero che hai usato per crearlo.” , dopo sei anni di governo Marsilio, con la sanità sempre in mano alla Verì, è ben difficile che proprio ora, un sodalizio di tal fatta, sia capace di cambiare modello di pensiero. Questo Einstein lo sapeva bene.

