Marsica – Nelle scorse settimane, la Giunta regionale, su proposta dell’assessore alla salute, Nicoletta Verì, ha approvato un documento per introdurre il Cup Unico Regionale. L’idea dovrebbe ottimizzare le tempistiche inerenti le prestazioni sanitarie secondo uno standard comune a tutta la Regione.
Ciò garantirebbe – il condizionale è d’obbligo – attraverso un sistema di richiamate e promemoria via sms e per mail, livelli essenziali di assistenza uniformi su tutto il territorio regionale riducendo gli spazi liberi innescati dalle disdette non comunicate.
In particolare, relativamente alla provincia dell’Aquila, è stata enfatizzata l’opportunità, per i pazienti, di prenotare esami e visite anche in strutture di altre province, diminuendo così i tempi di attesa. Peccato che questa presunta opportunità non tenga conto dell’attuale sistema logistico dei trasporti pubblici.
Mentre la Verì fa l’ammuina, il sistema sanitario abruzzese presenta un deficit tendenziale proiettato verso i 113 milioni. Una situazione che starebbe provocando non poche fibrillazioni fra i funzionari del Dipartimento Regionale della Sanità, tanto da muoverli a richiedere misure urgenti per evitare il dissesto del bilancio.
Infatti, la bocciatura del bilancio della ASL1 da parte del Collegio dei revisori, di cui fanno parte Luca Verini, in quota Regione Abruzzo, Angela De Rosa, in rappresentanza del ministero dell’Economia e Beniamino Di Ienno, per il ministero della Salute si è rivelato un boccone indigesto per Marsilio e la sua Giunta.
Che fare? Si saranno chiesti i referenti di questa destra che mal sopporta i richiami alla realtà. Semplice, basta revocare l’incarico al collegio dei revisori, il cui giudizio sul bilancio non risponde ai desiderata del capo, ed è tutto risolto.
A quanto pare, Marsilio e i suoi, ritengono necessario il parere di un terzo professionista di comprovata esperienza. Che uno si chiede: ma, i tre professionisti che prima avete incaricato e poi avete esautorato, ce l’avevano o no, la comprovata esperienza che invocate? Delle due l’una: o avete preso un granchio prima oppure non vi piace il giudizio che i professionisti hanno espresso sui conti della Asl 1 Avezzano – L’Aquila – Sulmona.
Fatto sta che senza interventi tempestivi, continuando a mettere la testa sotto la sabbia per sfuggire alla realtà, nei prossimi mesi potrebbero esserci difficoltà nel pagare gli stipendi ai dipendenti regionali. Per questo motivo, in un incontro fra il Presidente Marsilio, gli assessori e gli alti dirigenti regionali si è cercato di definire l’entità dei tagli da apportare alla spesa e l’ampiezza della razionalizzazione dei costi.
Adesso, col bilancio di esercizio 2024 ancora sospeso, e 9 milioni e mezzo accantonati alla voce “fondo rischi”, un ulteriore taglio della spesa è una mannaia che viene agitata fra il capo e il collo degli abruzzesi. Chi risiede nelle aree interne pagherebbe amaramente il prezzo di un bilancio della ASL1 fuori controllo.
Senza un solido piano di sostenibilità finanziaria, ogni miglioramento organizzativo rischia di restare sulla carta. Per la provincia dell’Aquila, le prospettive dipendono dalla capacità di trovare il giusto equilibrio fra le strutture centralizzate e quelle di prossimità. Il potenziamento della telemedicina per superare le barriere geografiche e ridurre costi e tempi di accesso è solo un’idea sulla carta.
Nemmeno si può pensare che basti sensibilizzare i cittadini sui meccanismi di disdetta per ridurre sprechi e disagi. Marsilio spera di ottenere più risorse dal governo centrale spostando l’attenzione dal criterio “pro capite”, legato alla popolosità dei territori, a nuovi parametri che tengano conto della maggiore complessità e del maggior costo del servizio in territori montani a bassa densità abitativa.
L’obiettivo è ridurre del 2% la spesa complessiva di tutte le ASL della Regione nel tentativo di riassorbire il deficit. Gli interventi riguardano il blocco del turn over, la revisione degli straordinari, l’accorpamento di funzioni amministrative tra ASL. Altri interventi riguarderebbero la trasformazione degli ospedali minori in “case della salute” o presidi ambulatoriali e il taglio dei reparti a bassa intensità.
Sulla provincia dell’Aquila ciò potrebbe impattare sulla riorganizzazione e riqualificazione di strutture come Castel di Sangro, Tagliacozzo, Pescina. Altre voci del bilancio sanitario sotto osservazione sono la spesa farmaceutica, quella per dispositivi medici e la mobilità passiva extraregionale.
Possibili interventi potrebbero riguardare la centralizzazione degli acquisti, l’utilizzo preferenziale di farmaci equivalenti, la riduzione della frammentazione negli approvvigionamenti. Si ritiene inoltre che il potenziamento dei servizi ad alta specializzazione nel sistema sanitario regionale potrebbe evitare o contenere le “fughe” verso Roma o le Marche.
Le perplessità tuttavia restano, e sono diverse. Intanto la carenza di operatori sanitari nei reparti già sottodimensionati come si sposa con l’idea di potenziare i servizi di alta specializzazione? La riqualificazione dei PPI che impatto avrà sui “pronto soccorso” territoriali come quello di Avezzano?
Sarebbero in via di definizione soluzioni sulla ricetta elettronica, la telemedicina, l’automatizzazione delle prenotazioni e dei referti. Ma occorrono investimenti elevati per realizzare infrastrutture adeguate e soprattutto sicure, al riparo dai criminali informatici, ma sulle infrastrutture digitali questo governo regionale ha già dato ampia dimostrazione di inadeguatezza.
Si può anche continuare a negare la realtà ma certo non si va in paradiso a dispetto dei santi, per questo il rischio del commissariamento dopo il 10 luglio è sempre più concreto. Se si continua a parlare di tagli vuol dire che il pesante aumento dell’addizionale Irpef non ha sortito gli effetti vaticinati dal governo Regionale. Almeno ci fosse una visione, si potrebbe provare a progettare un futuro.
La provincia dell’Aquila, per esempio, rappresenta un’area montana a bassa densità abitativa in cui il vero rischio non è tanto la riduzione della spesa sanitaria, quanto una razionalizzazione cieca della stessa che porterà allo svuotamento dei servizi essenziali. Occorre tagliare gli sprechi e reinvestire in modo mirato per evitare una sanità a due differenti velocità tra costa e aree interne.
Quanto alla Marsica, vanno considerate le caratteristiche distintive del territorio: ampia estensione, bassa densità abitativa, forte dipendenza da pochi presìdi ospedalieri e una rete viaria parzialmente inadeguata per l’accesso ai servizi sanitari. In questo contesto, l’attuale organizzazione presenta diverse criticità che generano inefficienze sia economiche che funzionali.
L’ospedale di Avezzano è il principale polo sanitario della Marsica ma è sottodimensionato in termini di personale (medici e infermieri), con conseguente dilatazione dei tempi di attesa, soprattutto nei reparti di pronto soccorso, ortopedia e radiologia.
Mancano alcuni servizi specialistici che spingono molti pazienti verso Pescara, L’Aquila o, peggio, fuori regione (mobilità passiva). I ritardi nella riqualificazione e modernizzazione delle strutture (annunciati ma non completati) compromettono la qualità e la sicurezza dell’assistenza.
Il costante sovraccarico del presidio centrale senza un’adeguata distribuzione della domanda sanitaria è aggravato ulteriormente dalla totale assenza di una rete di telemedicina strutturata che permetta la gestione da remoto di pazienti cronici o fragili. A ciò si aggiunga la mancanza di sinergie fra medici di base e servizi ospedalieri, spesso causata da sistemi informativi non integrati.
L’accesso alle prestazioni diagnostiche è limitato da liste d’attesa per esami specialistici fra le più lunghe della regione. (risonanze, TAC, ecografie) Molte apparecchiature sono obsolete o soggette a guasti frequenti che rallentano i flussi di diagnosi e trattamento. Inoltre, la carenza di operatori dedicati ne riduce l’utilizzo effettivo e limita gli slot disponibili.
Gli effetti sono sotto gli occhi di tutti: il cittadino è costretto a spostarsi anche per prestazioni minime, generando costi indiretti, congestione e disagi, specie per anziani e disabili. Cresce la spesa privata. Chi può si rivolge a strutture accreditate o fuori regione, col conseguente aumento delle diseguaglianze e della mobilità passiva.
L’accesso ai servizi ospedalieri dipende fortemente dall’uso dell’auto privata; i collegamenti pubblici sono insufficienti o assenti nel fine settimana. L’assenza di un servizio territoriale di trasporto sanitario programmato penalizza i pazienti cronici o oncologici. Il mancato accesso alle cure in tempi congrui, e la discontinuità assistenziale produce inevitabilmente l’aumento dei ricoveri per via delle complicanze.
I distretti sanitari sono gravemente in ritardo con le Case di Comunità previste dal PNRR per la mancata capacità di spesa e i ritardi nell’impegno delle risorse. I servizi domiciliari (ADI, cure palliative) sono presenti ma sottoutilizzati o limitati da carenze logistiche e gestionali.
Recuperare efficienza nella Marsica vuol dire innanzitutto avere un quadro chiaro delle criticità. Una risposta potrebbe essere la riqualificazione e l’integrazione dei presidi di Tagliacozzo, Pescina come poli di medicina territoriale evoluta. Accelerare sulle Case di Comunità con medici h24 e potenziare la diagnostica di base ad Avezzano e decentralizzarne una parte nei centri satellite.
La Marsica potrebbe diventare un modello di sanità di prossimità efficiente se si passasse da una logica di contenimento passivo dei costi ad una riprogettazione attiva della rete territoriale. Si potrebbe iniziare implementando le piattaforme uniche per le prenotazioni, i referti e l’interfaccia paziente-medico, aggiungendo a ciò una rete di trasporto sanitario integrato per i pazienti fragili.
In caso contrario, la perdita di efficienza rischia di diventare strutturale e irreversibile, e purtroppo, se chi governa ha altre priorità, non si può pensare che i problemi vengano risolti dagli stessi politici che li hanno creati.

