Sanità, squilli di tromba e rulli di tamburo: Annunciazio’, annunciazio’. Tu Marì, fai il figlio di Salvatore, all’ospedale nuovo di Avezzano

In Italia, dal momento dell'approvazione di un progetto da parte del Consiglio Superiore dei lavori Pubblici, un ospedale viene completato mediamente in 8 - 10 anni, ma abbondano i casi in cui si superano i 10 anni. In Marsica, potete giurarci, sarà tutta un’altra storia. Consideratelo già fatto!

Alfio Di Battista
7 Minuti di lettura

Avezzano – Chi non ricorda la mitica gag del trio La Smorfia con lo strampalato ingresso di Lello Arena nelle vesti dell’Arcangelo Gabriele che annuncia a Massimo Troisi, nei panni della Vergine Maria, la venuta del Signore, figlio di Dio.

 «Annunciazio’, annunciazio’, tu Marì, fai il figlio di Salvatore.» In Marsica invece, un Arcangelo dalle sembianze più simili a quelle di Brancaleone da Norcia, rivolto ai mutuati in fila davanti alle casse, avrebbe letto il seguente dispaccio.

«Udite, udite, o genti del contado e delle contrade di città. Per volontà dell’altissimo e munifico signore delle Terre Marse Emerse, e per grazia di Dio nostro signore, si rende noto quanto segue:

Sia dunque saputo, da ogni omo e donna, e sia manifesto nel circondario dell’intera conca fucense, che il nostro Signore ha decretato, con giusto consiglio e lo cuore pietoso, che in codesto anno di grazia 2025, a beneficio dello popolo e della salvezza dell’anima vostra, s’intraprenderà l’opera santa della edificazione d’un novo Ospitale, ove i poveri, gl’infermi e i pellegrini, troveranno ristoro e cura.

E guai a colui che ostacolerà l’opera nostra o frapporrà impedimento: che sappia costui che l’ira dello sovrano e la giustizia divina su di lui ricadranno. Si comandi a tutti i sudditi fedeli di prestare ubbidienza prona, di portare aiuto, ognuno secondo le proprie forze, e di non opporsi al corso della volontà regale.

Così è detto. Così è scritto. Così sia fatto. Per ordine del nostro Signore della terre Marse emerse, in questo giorno del mese di luglio nell’anno Domine 2025. Deo gratias!»

Più o meno questo il tenore delle ridondanti dichiarazioni dei politici marsicani di vario rango e diverso lignaggio, sull’approvazione, da parte del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, del progetto inerente il nuovo ospedale di Avezzano.

Nuovo nel senso che non è mai stato ancora realizzato, ma vecchio, anzi vecchissimo come idea. Un progetto ormai rugoso che rimbalza da una campagna elettorale e l’altra da decenni. Non è un caso che il tema torni in auge proprio ora, a meno di un anno dalle elezioni amministrative di Avezzano, dove a primavera prossima si tornerà al voto.  

È la solita politica autocelebrativa che va in scena, con i suoi arditi slanci retorici, capace di pronunciare l’indicibile. Siamo ormai alla rappresentazione surreale, a tratti tragicomica, del pressapochismo istituzionale di un territorio senza futuro. Al cittadino non resta che sopportare il rumore di fondo, come il fastidioso ronzio di una mosca noiosa.

E se la notizia dell’approvazione del progetto può essere salutata con spirito di sarcastico gradimento, immaginando tutto l’iter successivo, è altrettanto vero che i gravi problemi della ASL1 sono noti a chiunque, in provincia dell’Aquila, abbia mai avuto a che fare con la sanità.

Le dichiarazioni dei politici, colti da irrefrenabile ansia da annuncite, non solo non risolvono di un millimetro i problemi che quotidianamente mordono i malati e le loro famiglie, ma denotano l’assoluta disconnessione della politica dalle priorità delle persone. C’è un “qui e ora” che chiede giustizia al cospetto di Dio, ma le risposte sono solo le imbarazzanti grida manzoniane di una politica crepuscolare.       

Che ce ne facciamo di un ospedale nuovo se mancano medici e infermieri? A che serve un ospedale nuovo se vengono dimezzati i posti per dializzati e malati oncologici? E chi farà funzionare le apparecchiature, quelle di ultima generazione, altamente tecnologiche, se il bilancio è falcidiato alla voce: personale specializzato?

Certamente continueremo ad avere chilometriche liste d’attesa, ma l’appuntamento per la TAC fra 24 mesi ci verrà comunicato da un addetto belloccio, agghindato come lo stuart di una compagnia aerea, all’interno di bellissime sale d’aspetto pervase da rilassante musica new-age, mentre hostess premurose passeranno fra gli astanti in fila con pasticcini e prosecco millesimato.

Per chi avrà l’opportunità di vivere esperienze paranormali all’interno del pronto soccorso, si ritroverà adagiato su comodissime lettighe firmate Giugiaro, con audiovisivi e libri a disposizione per ingannare quelle sette otto ore prima che l’unico medico di turno lo visiti.  

Ma quando accadrà tutto ciò? Pare che il tempo medio che passa tra l’approvazione del progetto di un ospedale e la sua effettiva realizzazione vari notevolmente. In genere si parla di anni, anche più di 7 a essere ottimisti. Anche perché nel lungo termine, come diceva il buon Maynard Keynes, saremo tutti morti in attesa di una risonanza magnetica.

Sono diversi i fattori che influenzano il tempo che intercorre fra l’approvazione del progetto e l’accoglienza dei malati. Dipende dalla complessità del progetto, dalle dimensioni dell’opera, dalle procedure di gara d’appalto, al netto dei ricorsi, dalle eventuali varianti in corso d’opera e non ultimo, dalle risorse disponibili.

Secondo i dati Anac, Corte dei Conti e Mimit (Ministero Infrastrutture e Trasporti), i principali fattori di ritardo sono: ricorsi in fase di gara, riprogettazioni per varianti normative (es. impianti antincendio, antisismica), aumento dei prezzi e revisione, crisi o fallimento dell’appaltatore, integrazioni documentali da enti terzi, ritrovamenti archeologici o bonifiche non previste.

Esempi concreti delle tempistiche di realizzazione le abbiamo col Nuovo Bufalini di Cesena, nella ricca ed efficiente Emilia Romagna: iter burocratico amministrativo iniziato nel 2016 e lavori avviati nel 2023 con previsione di fine lavori nel 2027. Totale 11 anni. E che dire dell’Ospedale di Ragusa, il Giovanni Paolo II. Siamo nel profondo sud ma il risultato non cambia 2007-2018, 11 anni. Peggio hanno fatto per l’Ospedale di Verduno nella provincia di Cuneo, iniziato nel 2007 e finito nel 2020, dopo 13 anni.

È evidente che in Italia, dal momento dell’approvazione di un progetto da parte del Consiglio Superiore dei lavori Pubblici, un ospedale viene completato mediamente in 8 – 10 anni, anche se casi superiori ai 10 anni non sono così rari, ma forse in Marsica lo faranno costruire ai cinesi, quelli tirano su un quartiere in una nottata. Potete giurarci, sarà tutta un’altra storia. Consideratelo già fatto!

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