Gioco dell’oca sulla scuola elementare: dopo 6 anni, l’iter riparte da zero. Il cantiere è bloccato da 3 anni per errori del Comune. I costi dell’edificio esplodono: dai 550mila euro iniziali si arriva a quasi 2 milioni, per ora. Il Sindaco annuncia l’ennesima promessa elettorale: “tutto finirà in autunno”, cioè dopo le elezioni di maggio. Intanto resta l’incertezza sui fondi, mentre sull’intera vicenda volteggia lo spettro della Corte dei conti.
Gli scolari di San Pelino attendono la loro scuola, ma il Comune tenta di riscrivere la storia diffondendo un comunicato trionfale, pieno di superlativi, autocelebrazioni e tante omissioni e bugie.
- Il blocco del cantiere: non burocrazia, ma errori del Comune
- Il “via libera” sbandierato oggi è una foglia di fico
- La nuova promessa del Sindaco: “finiremo in autunno”… dopo le elezioni
- Il capitolo più scandaloso: i soldi pubblici bruciati
- E il nuovo progetto? Il Comune non dice se i fondi ci sono o no
- La retorica della “sicurezza dei bambini” come scudo politico
- L’Ufficio comunicazione del Comune come macchina di propaganda
- Un “via libera” che libera solo la campagna elettorale
Per consultare il Comunicato del Comune CLICCA QUI
Ma la realtà – quella documentata negli atti – è molto diversa da quella narrata dall’Ufficio comunicazione del gabinetto del Sindaco di Avezzano.
E’ una realtà che nessun comunicato potrà mai ripulire.
Sei anni di annunci, errori, omissioni e ritardi.
Sei anni persi e che gridano vendetta.
Il primo progetto esecutivo approvato dall’Amministrazione Di Pangrazio risale al dicembre 2020. Poi, per due anni, il deserto: nessun cantiere, nessuna ruspa, nessun operaio.
Il cantiere apre solo nel dicembre 2022. E in appena due mesi succede ciò che non dovrebbe accadere in un Paese civile: l’edificio storico viene devastato senza che dal Comune fosse prima richiesta l’obbligatoria autorizzazione preventiva alla Soprintendenza.
E’ il Comune che così fa scattare automaticamente sulla scuola il vincolo di bene tutelato.
A febbraio 2023, puntuale, arriva il blocco dei lavori.
Il blocco del cantiere: non burocrazia, ma errori del Comune
Il comunicato del Comune parla di “percorso tecnico-amministrativo articolato”. Ma la verità è più semplice e molto più grave.
Il Comune ha avviato i lavori senza chiedere l’autorizzazione preventiva alla Soprintendenza. Il tragico risultato è ancora oggi visibile:
- tramezzi demoliti
- solai sfondati
- fregi originali rimossi
- struttura compromessa
- cantiere bloccato
Un edificio storico trattato come un capannone da abbattere.
E tutto questo prima che la Soprintendenza potesse dire una sola parola.
Il “via libera” sbandierato oggi è una foglia di fico
La Soprintendenza ha autorizzato solo la demolizione della parte non vincolata, cioè degli edifici recenti. Il Comune parla invece di “via libera alla scuola”: una menzogna che spaccia una vittoria di Pirro per trionfo.
La verità è che per la parte storica – quella devastata – non esiste ancora alcuna autorizzazione. La Soprintendenza, prima di concederla, chiede ora al Comune:
- documentazione fotografica ad alta risoluzione
- analisi dei materiali
- saggi stratigrafici
- verifiche sulla copertura lignea
- recupero delle tegole antiche
- intervento di restauratori abilitati
- relazione tecnica dettagliata
Tutta questa mole di documentazione – che richiederà i suoi tempi e avrà comunque dei costi aggiuntivi – dovrà poi essere trasmessa alla Soprintendenza per le successive valutazioni di competenza.
E’ evidente che quello che il Comune presenta come un punto di arrivo è, in realtà, il punto zero. Anzi: il punto meno uno, perché nel frattempo l’edificio è stato pesantemente danneggiato.
La nuova promessa del Sindaco: “finiremo in autunno”… dopo le elezioni
Il Sindaco annuncia che “Riparte l’iter che potrebbe concludersi nel prossimo autunno”. Una previsione senza fondamento tecnico, ma con un fondamento elettorale chiarissimo: a maggio si vota.
Promettere la realizzazione della nuova scuola all’autunno significa rinviare la resa dei conti a dopo le elezioni, evitando di pagare nell’urna il prezzo di sei anni di errori e fallimenti.
È la solita strategia dell’Amministrazione Di Pangrazio: annunciare oggi, rimandare domani, scaricare dopodomani. E sperare che i cittadini dimentichino prima di entrare nella cabina elettorale.
Il capitolo più scandaloso: i soldi pubblici bruciati
Il comunicato non ne parla. Ma i numeri sono impietosi. In sei anni, il Comune ha approvato almeno tre progetti definitivi e i costi, finora, sono più che triplicati. E non è finita, perché il nuovo iter è appena ricominciato, daccapo.
- 550mila euro nel primo progetto
- poi 1,5 milioni di euro nel secondo progetto
- 1 milione e 800mila euro con il terzo progetto (e non è ancora finita)
E alle perizie tecniche e ai progetti fatti, rifatti e da fare vanno aggiunti:
- lavori eseguiti e poi bloccati
- danni all’edificio storico
- costi per il trasferimento pluriennale di scolari in altre strutture
- disagi per alunni e famiglie
- rilievi, saggi, analisi e spese accessorie richieste ora dalla Soprintendenza
Una voragine che inghiotte soldi pubblici. E una domanda inevitabile:
Chi paga per tutto questo?
Qui non si parla di imprevisti. Si tratta di errori, incapacità amministrativa, sprechi, danni, disagi per scolari e costi aggiuntivi per le famiglie.
Materia da Corte dei conti.
E il nuovo progetto? Il Comune non dice se i fondi ci sono o no
Il punto più inquietante è proprio questo: nel comunicato non c’è scritto se i fondi per il nuovo progetto sono stati già reperiti.
Il costo della nuova scuola è triplicato ed è ormai molto superiore al finanziamento originario.
Se i soldi ancora non ci sono o se quelli disponibili sono insufficienti, significa che:
- il progetto non è coperto
- i fondi necessari vanno trovati
- il cronoprogramma è finto
- la promessa dell’autunno è aria fritta
- la comunità rischia un altro stop
Le domande che restano sospese nell’aria sono molto semplici, ma il Comune continua a non rispondere:
- Quanto costerà davvero la nuova scuola?
- E dove sono i fondi necessari?
La retorica della “sicurezza dei bambini” come scudo politico
Il Sindaco ripete che “la sicurezza dei bimbi deve essere priorità assoluta”. Giusto, peccato che i fatti dicono altro.
Se per il Sindaco questa fosse stata davvero una priorità:
- il progetto del 2020 non sarebbe rimasto fermo due anni
- i lavori non sarebbero partiti senza autorizzazione
- l’edificio storico non sarebbe stato devastato
- il cantiere non sarebbe stato bloccato dopo due mesi
- la comunità non sarebbe senza scuola da quattro anni.
La sicurezza dei bambini di San Pelino non può essere usata dal Sindaco come scudo per nascondere sei anni di errori da parte del Comune.
L’Ufficio comunicazione del Comune come macchina di propaganda
Il comunicato diffuso dal Comune non è informazione istituzionale. È propaganda politica pagata con i soldi dei cittadini.
La ricetta è la solita, sempre uguale a se stessa e ripetuta fino all’ossessione:
- si esalta il Sindaco
- si elogia un progetto che ha prodotto solo danni
- si omettono ritardi e responsabilità
- si presenta come “successo” un passaggio dovuto
- si lancia un annuncio perfettamente sincronizzato con il calendario elettorale
- si tace sul disastro economico
- si evita accuratamente di dire se i soldi ci sono
- si tace sulle responsabilità
Un “via libera” che libera solo la campagna elettorale
La scuola di San Pelino non riparte con questo annuncio. Il Comune non ha ancora ottenuto dalla Soprintendenza il “via libera” definitivo.
La Soprintendenza ha solo concesso al Comune di demolire ciò che non è vincolato, chiedendogli però di fare ora ciò che avrebbe dovuto fare nel 2020, sei anni fa.
Eppure il comunicato dell’Ufficio comunicazione del Sindaco prova a trasformare questo disastro in un successo.
Ma i fatti restano.
E anche le domande, che incombono sulle teste degli amministratori, pesanti come macigni:
Dove sono i soldi per finire davvero questa scuola?
E chi paga per sei anni di errori, sprechi e danni?
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