Rischia di prendere una brutta piega, la vicenda della scuola elementare della frazione San Pelino, e potrebbe rivelarsi come una gatta difficile da pelare, per l’Amministrazione Di Pangrazio.
La vicenda che da quasi 3 anni ha privato gli alunni della popolosa frazione di San Pelino della loro scuola elementare è costellata di tante mezze verità e troppe cose non dette, se non nascoste. Stando almeno a ciò che riferisce chi si è azzardato a chiedere qualcosa agli addetti ai lavori, questo della scuola è un argomento che addirittura in Comune sarebbe considerato quasi un Tabù.
Eppure basterebbe davvero poco, al Comune di Avezzano, per spazzare tutte le speculazioni e le allusioni relative alla vicenda dei lavori bloccati nella scuola elementare di San Pelino e per tranquillizzare i residenti e i genitori degli alunni.
Ad esempio, sarebbe sufficiente che l’Amministrazione comunale rendesse pubblici almeno due documenti: il nulla osta della Soprintendenza per autorizzare l’intervento, e il provvedimento di sospensione dei lavori. Invece si continua con la malcelata volontà di nascondere alcuni passaggi importanti relativi all’iter di questo appalto da 1,5 milioni di euro, reticenze ingiustificabili che finiscono per alimentare una ridda di pesanti sospetti, magari infondati, sull’intera vicenda.

I fatti noti
La scuola elementare di San Pelino risale agli anni ’20 del secolo scorso e – insieme all’intera frazione – fu realizzata nell’ambito dei lavori di ricostruzione successivi al sisma del 1915 che aveva interamente distrutto il vecchio centro abitato, provocandone l’abbandono.

La scuola fu realizzata sulla piazza principale del nuovo insediamento post terremoto, di fronte la nuova chiesa e inserita all’interno del reticolo regolare dell’impianto urbanistico delle casette asismiche.
Dopo il terremoto dell’Aquila del 6 aprile 2009, la scuola è stata dichiarata inagibile, ma è rimasta comunque in funzione fino al 2022. Questa la cronaca recente.
22 dicembre 2022 – Il nutritissimo Staff del gabinetto del sindaco diffonde questo entusiastico Comunicato stampa – ripreso pari pari e a reti unificate dalle testate online e della carta stampata: con esso il Comune di Avezzano annuncia l’inizio dei lavori di adeguamento sismico della Scuola elementare di San Pelino. L’importo dei lavori è di 500mila euro, interamente finanziati dall’Ufficio Speciale per la Ricostruzione (U.S.R.C.). Sempre nello stesso comunicato, che elenca minuziosamente i lavori a cui sarà sottoposto l’edificio, si legge: “L’abbattimento e il rifacimento della parte interessata da questa tranche di lavori, dovranno essere effettuate entro il 12 giugno del 2023, salvo imprevisti…”.
20 luglio 2023 – Sempre il nutritissimo Staff del gabinetto del sindaco, con le stesse modalità, diffonde quest’altro Comunicato stampa in cui si annuncia: “Il comune di Avezzano ha presentato all’Ufficio Speciale per la Ricostruzione (U.S.R.C.) una richiesta per variare l’intervento iniziato presso la scuola elementare di San Pelino e procedere, non più soltanto all’adeguamento sismico, ma alla totale demolizione e ricostruzione dell’edificio”. La spesa aggiuntiva viene quantificata in un altro milione di euro.
Per la verità – dai pochi dati reperibili in chiaro sul portale trasparenza del Comune di Avezzano – risulta che l’inizio dell’iter relativo all’adeguamento sismico di questa scuola risale ben più indietro negli anni. Ad esempio, la Determinazione dirigenziale n. 1302 del 30/12/2020 già attesta l’approvazione del Progetto esecutivo e, dalla sua lettura, si intuisce che l’avvio della pratica potrebbe risalire addirittura all’Amministrazione Di Pangrazio 1, passando per quella di De Angelis, del Commissario prefettizio fino all’attuale Amministrazione Di Pangrazio 2.
Come si presenta oggi il “Luogo del delitto”
I lavori sarebbero bloccati da quasi tre anni e il cantiere – nel frattempo abbandonato dalla ditta appaltatrice – si è trasformato in una discarica, suscitando le vivaci proteste dei residenti e del Comitato Pro-scuola, che attende la restituzione dell’edificio funzionante.
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La domanda delle “cento pistole”: la scuola di San Pelino è vincolata?
L’onere di spiegare ai cittadini le cause del blocco del cantiere nella scuola di San Pelino, grava in primis sul Comune di Avezzano, ma sarebbe auspicabile che anche la Soprintendenza ai beni culturali, architettonici e ambientali della provincia dell’Aquila desse la propria versione dei fatti: è a loro che vanno poste le domande – scomode – e richiesti i documenti che potrebbero chiarie le singole posizioni e anche accertare le eventuali responsabilità.

Proviamo a sbrogliare la matassa iniziando intanto ad elencare gli aspetti che – almeno secondo le notizie che filtrano dalle varie parti coinvolte nello scabroso affaire – al momento appaiono come gli unici punti fermi, punti su cui sembra che tutti concordano e comunque nessuno almeno finora contesta.
1) Il Codice dei Beni culturali stabilisce che “il patrimonio immobiliare degli enti pubblici ed ecclesiastici costruiti da più di 70 anni, è soggetto a tutela”. 2) La scuola elementare di San Pelino, di proprietà del Comune di Avezzano, è stata costruita tra gli anni ‘20 e gli anni ’30 del secolo scorso. 3) I lavori sono bloccati, ma non vi è nessuna dichiarazione ufficiale su chi ha emesso la relativa ordinanza. 4) la Soprintendenza non rilascia l’autorizzazione a riprendere i lavori. 5) I lavori sono stati finanziati, in due trance, per un totale di oltre1,5 milioni di euro con fondi pubblici erogati dall’Ufficio Speciale per la Ricostruzione (U.S.R.C.). 6) L’edificio scolastico, al momento, è sventrato in più punti e il blocco dei lavori finirà per aumentare i danni. 7) gli alunni di San Pelino, privati della loro scuola dal 2023, sono costretti a recarsi in altri plessi scolastici 8) Per garantire tali spostamenti, il Comune ha attivato a proprie spese un servizio scuolabus.
Stabiliti questi punti fermi, aggiungiamo l’ultimo, che dovrebbe essere in realtà il primo ma che nessuno finora ha pubblicamente citato: a regolare la materia è il Codice dei Beni culturali: D.lgs. n. 42/2004.
Codice che alla Soprintendenza conoscono bene ma, a quanto appare, al Comune di Avezzano sembra di no. Per questo noi consigliamo di leggerlo attentamente – oltre che ai cittadini e ai membri del Comitato Pro scuola di San Pelino – anche al Sindaco, agli amministratori e ai funzionari del Comune di Avezzano, nonché al consigliere comunale con delega alla frazione di San Pelino, Ernesto Fracassi.
In sintesi, secondo il Codice dei beni culturali, il patrimonio immobiliare degli enti pubblici ed ecclesiastici costruiti da più di 70 anni, sono soggetti a tutela fino all’avvenuta verifica di interesse culturale da parte della Soprintendenza.
In mancanza della richiesta di attivazione della verifica di interesse culturale da parte del proprietario – in questo caso il Comune di Avezzano – l’immobile si intende sottoposto a tutela “ope legis“.
Sarebbe interessante capire se questa verifica è stata attivata dal Comune, e soprattutto quando.
Codice dei Beni culturali: cosa prevede
In attesa che i due attori principali si decidano a chiarire ufficialmente all’opinione pubblica tutti i risvolti dell’operazione Scuola di San Pelino, proviamo a vedere nel dettaglio quali potrebbero essere, nel corposo Codice dei beni culturali, gli articoli e i commi che potrebbero aiutarci a capire meglio i mistertiosi risvolti del nostro caso.
L’Art. 10, al Comma 1, così recita:
“1. Sono beni culturali le cose immobili e mobili appartenenti allo Stato, alle regioni, agli altri enti pubblici territoriali, nonché ad ogni altro ente ed istituto pubblico e a persone giuridiche private senza fine di lucro, ivi compresi gli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti, che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico.”
Art. 12. Verifica dell’interesse culturale.Al Comma 1 e Comma 2 si specifica che:
1. Le cose indicate all’articolo 10, comma 1, che siano opera di autore non più vivente e la cui esecuzione risalga ad oltre settanta anni, sono sottoposte alle disposizioni della presente Parte fino a quando non sia stata effettuata la verifica di cui al comma 2.
2. I competenti organi del Ministero, d’ufficio o su richiesta formulata dai soggetti cui le cose appartengono e corredata dai relativi dati conoscitivi, verificano la sussistenza dell’interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico nelle cose di cui al comma 1, sulla base di indirizzi di carattere generale stabiliti dal Ministero medesimo al fine di assicurare uniformità di valutazione.
Chi paga gli eventuali danni
La prassi vuole che in mancanza della attivazione della verifica di interesse culturale da parte del proprietario, in questo caso il Comune di Avezzano, l’immobile si intende sottoposto a tutela “ope legis” secondo il su richiamato Art. 12 comma 1.

Visto il blocco dei lavori sulla scuola, par di capire che da parte del Comune non sia stata formulata nessuna richiesta di verifica preventiva (come previsto nell’art. 12 comma 2), o almeno che la stessa non ci sia stata prima dello sventramento dell’edificio scolastico.
In assenza di autorizzazione per interventi su un bene tutelato, comunque, la Soprintendenza può bloccare i lavori e soprattutto – secondo quanto previsto sempre dal Codice dei beni culturali – può avvalersi anche del diritto di applicare sanzioni civili e penali contro i responsabili, in questo caso il Comune di Avezzano.
E la quantificazione degli eventuali danni arrecati all’immobile tutelato – e alle casse comunali – potrebbe risultare anche molto corposa, con l’ulteriore rischio che la pratica possa anche finire sul tavolo della Corte dei conti.
Alle possibili richieste di risarcimento avanzate della Soprintendenza per i danni causati a un bene tutelato, vanno aggiunti anche i soldi già spesi dal Comune per progettazioni, perizie e per i lavori finora effettuati sulla scuola. A questi si aggiungono poi i costi dello scuolabus e infine – ma questo è solo un dettaglio per gli amministratori e i dirigenti comunali – i disagi causati a scolari e famiglie.
NOTA DELLA REDAZIONE – Vista la suscettibilità del sindaco e dei dirigenti comunali – e al solo scopo di evitare di incorrere in un’altra temeraria e intimidatoria citazione per 200mila euro di danni da parte del Comune di Avezzano – precisiamo ancora una volta che il sindaco è il più bravo e il più simpatico di tutti, seguito nell’ordine dal vicesindaco, dagli assessori e dai consiglieri tutti. Precisiamo poi che siamo certi – fino a prova contraria – che dirigenti e dipendenti del Comune hanno eseguito nel migliore dei modi tutte le procedure relative ai lavori che hanno interessato la scuola elementare della frazione di San Pelino.
Vista la situazione, però, non è da escludere che qualcosa possa essere andato storto. Questo articolo, pertanto, va inteso come un nostro contributo a fare chiarezza, nell’interesse esclusivo del Comune di Avezzano e dei cittadini: in esso ci siamo limitati a pubblicare le foto scattate nel pomeriggio del 4 aprile scorso, che testimoniano lo stato in cui versa l’edificio scolastico, e a fornire alcuni spunti di riflessione, a nostro giudizio utili alla discussione pubblica.
Se il Comune di Avezzano – e anche la Soprintendenza ai beni culturali dell’Aquila – vorranno fornire documenti in loro possesso oppure rilasciare dichiarazioni ufficiali utili a chiarire, rettificare, precisare o anche solo a smentire i fatti da noi qui narrati, saremo ben lieti di pubblicarli. Per contatti: redazione@site.it – 336.400 692


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