Mattarella alla Cerimonia del Ventaglio: “Ogni atto contro libera informazione è eversivo.” “Si vanno infittendo, negli ultimi tempi, contestazioni, intimidazioni, se non aggressioni, nei confronti di giornalisti, che si trovano a documentare fatti. Ma l’informazione è esattamente questo. Documentazione dell’esistente, senza obbligo di sconti”.
La prefazione è d’obbligo e dovrebbe ridimensionare chi per decisione del popolo riveste una qualsivoglia carica amministrativa, e ritiene di avere un potere divino d’azione su gli altri e soprattutto su chi li contrasta. Mi è difficile parlare in prima persona, e me ne scuso, ma per dovere di cronaca e nel rispetto deontologico della mia professione è importante, in questo ormai deteriorato contesto sociale nel quale stiamo vivendo, portare alla luce la prevaricazione del potere politico dell’uomo su una donna e sul suo ruolo professionale.
I FATTI. – La convocazione del consiglio comunale del 24/7/2024, del Comune di Scurcola Marsicana, porta all’ordine del giorno punti su variazioni di bilancio, mediazione riconoscimento dell’usucapione di beni siti nel Comune, Assestamento Generale del Bilancio di Previsione e l’istanza, dell’Ass.ne Museo San Bernardino da Siena relativa all’istallazione di una statua in Piazza Garibaldi – Determinazioni.
E’ proprio la decisione finale la motivazione per cui ho partecipato alla seduta avendo seguito, per più di un anno, l’excursus attuato dall’Associazione su citata per la messa in opera della struttura, di valenza non solo artistica. L’opera, intitolata “Alla fonte della Vita” realizzata dall’artista pavese Antonio De Paoli, porta in sé un grande simbolismo: la madre ma anche l’essenza della raffigurazione della donna abruzzese.
Nella prima parte tutto si è svolto nella normalità, con pochissime note di interesse giornalistico. Il livore di Francesco Saturni – consigliere eletto nella minoranza e poi nominato assessore – si è manifestato all’ultimo punto dell’o.d.g. con la netta opposizione alla realizzazione del progetto nel luogo richiesto.
Per informazione di chi legge, il progetto è stato presentato a tutte le cariche politiche del Comune e sottoposto all’attenzione dell’ufficio tecnico che, nel tempo, ha richiesto continue documentazioni a completamento della realizzazione della scultura anche con l’attuazione di un sopralluogo. Senza però alcuna risposta di respinta della pratica. Va specificato che, durante un affollato evento pubblico, la proposta è stata accolta e condivisa, con enorme soddisfazione, dal Sindaco Nicola De Simone con indosso la fascia tricolore.
In sede di Consiglio il Primo Cittadino ha dato parere contrario. Varie le esternazioni del consigliere Saturni, come quella di ritenere e portare a conoscenza dei presenti che i responsabili della associazione minacciavano le persone, fermandole per le vie di Scurcola, al fine di estorcere firme (ottenute circa 400) per acquisire l’approvazione cittadina del posizionamento della statua nella location scelta. Ovviamente in sala, con la presenza dei sostenitori del progetto, queste parole hanno suscitato una reazione di ribellione, prontamente zittita dal consigliere Saturni che, avvalendosi del regolamento che determina (vero n.d.r.) il silenzio della platea partecipante, ha negato loro ogni diritto di replica durante la seduta dei lavori.
Prontamente la Presidente del Consiglio Martina Giallonardo, avvalendosi del suo ruolo istituzionale, ha consentito a un solo esponente dell’associazione “Museo San Bernardino da Siena” di prendere la parola. L’intervento è stato effettuato dal vicepresidente Franco Farina che, documenti alla mano, ha smentito in vari punti quanto veniva affermato dal consigliere Saturni che asseriva, in sede di Consiglio, di non avere conoscenza del progetto quando invece è emerso che egli stesso, durante un sopralluogo nella piazza designata, ne ha sostenuto l’attuazione. A questo punto il consigliere su citato ha esordito con “Adesso ho cambiato idea. Non posso cambiare idea?”. Ha poi concluso il suo intervento menzionando una legge e sottolineando i costi comunali di oltre 25mila euro, dimenticando che il finanziamento del progetto era totalmente a carico della associazione.
In conclusione, dopo l’esposizione della consigliera Assunta Di Marco, (unica dei consiglieri a commentare ogni punto in discussione) che proponeva la collocazione della statua al centro di una rotonda stradale ritenendo di non esserci l’approvazione della Sovraintendenza e, dopo la motivazione della validità della realizzazione sostenuta dal vicesindaco Ivan Antonini, il Consiglio comunale si conclude con la votazione 7 voti contrari 2 favorevoli.
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Non viene approvata la collocazione della statua nel luogo richiesto di Piazza Garibaldi in Scurcola Marsicana.
Nell’esatto istante della registrazione di chiusura della seduta da parte della dott.ssa Cinzia Gaggiano, il consigliere Saturni si alza e, aggiustandosi la camicia nei pantaloni, esordisce con la frase “Quella statua è un cacaturo” il pubblico ancora seduto esterrefatto chiede di ripetere e lui, senza alcun problema, lo fa: “Sì, è un cacaturo!”.
Sorrido e penso: pane per i miei denti! All’uscita dalla sala del Consiglio Comunale, sulla soglia della porta, ben conoscendomi per la mia assidua presenza professionale, negli anni, al Comune di Scurcola e quindi anche nelle precedenti amministrazioni, Francesco Saturni mi chiede:
Saturni: “Adesso cosa scrive?” Replico: “Quello che lei ha detto”.
Saturni: “Perché cosa ho detto?”. Rispondo: “Che la statua è un cacaturo!”
Saturni: “Io non l’ho detto”, allora gli chiedo se ricorda le parole quando parla.
Saturni: “Tu scrivilo e io ti querelo.”
Ammetto di essere rimasta un attimo interdetta ma, ovviamente, gli ribadisco la pubblicazione della sua frase e allora lui dichiara: “Fallo, fallo e vedi come ti querelo”.
Insorgo dicendogli di non permettersi di minacciarmi e tanto meno di trattarmi con aria di sfida e di sufficienza non essendo io sua sorella. Da lì il caos! Poi, istintivamente ricordando una precedente volgare reazione da parte di un importante esponente dell’amministrazione del Comune di Avezzano, (repetita iuvant) gli dico, con tono deciso: “Non si permetta, io sono una signora e una professionista”.
Saturni: “Ma chi c…o sei?”. Rispondo: “Una giornalista.”
Saturni: “Seh, una giornalista. Fammi vedere il tesserino”. Rispondo: “Ma come si permette”, ormai ero sulla soglia di una crisi di rabbia.
Saturni: “Ma tu,con chi credi di parlare? Io non sono Franco Farina”
E lì, il nominato insorge davvero con impeto, tant’è che viene portato via dai presenti, avendo da poco subito un intervento per regresso infarto. Preso il tesserino, vedo che il consigliere si avvia nel corridoio verso l’ufficio del Sindaco. Lo richiamo: “Cosa fa? Prima minaccia, insulta e pretende dimostrazioni e poi se ne va? Eccolo il tesserino!”.
Lui torna indietro, allunga le mani per prenderlo e consultarlo. “No! – grido – Con le sue mani lei non lo tocca.”: difendo così quel libricino marrone a cui da decenni porto rispetto. Con quel fare che, evidentemente accomuna chi riveste un ruolo politico all’interno di un Comune, al consueto gesto che indica vattene via abbina la frase “ Vai via, vai! questo è un Comune”. Replico: “Si, ma non è il suo Comune!”. Visto i toni alti, e nemmeno concilianti, della conversazione esce dalla sua stanza il sindaco Nicola De Simone che, adeguandosi ai volumi, esordisce. “Qui c’è gente che lavora” e rientra.
Lo sconforto mi invade.
Nessuno degli uomini presenti, durante gli affronti che ho subìto messa spalle al muro, è intervenuto. Quello che maggiormente mi ha colpito è che proprio il Sindaco abbia dimostrato una indifferenza così eclatante, ben conoscendomi e ben sapendo quali sono sempre stati i miei comportamenti e la mia indiscutibile professionalità, imbastita di educazione.
Sono stata ferita, e ho percepito l’impotenza, ma quello che ha contribuito alla mia vulnerabilità psichica è stata l’indifferenza dei presenti all’aggressione verbale di un uomo nei confronti di una donna, consentitemi di sottolineare anche di una certa età.
La querela? perché mai? Mi è stato detto, non essendo io abruzzese, che il termine “cacaturo” è un termine dialettale. La Treccani riporta al femminile la parola: cacatura come defecazione. In effetti anche nel dialetto salentino, viene indicato in altri siti, come cacaturo: cesso, vaso da notte.
Allora, se è così innocente il termine perché minacciare una giornalista di querela?
Uscita dal Comune vengo contattata telefonicamente dal sindaco che sottolinea il suo rammarico giustificando che era assente al momento dell’accaduto, ma ponendo in evidenza che la frase in questione era stata detta dal consigliere al termine della seduta del consiglio comunale, intendendo che in tal modo era libero di esprimersi. Gli ribadisco la mia delusione per il suo comportamento.
Poi mi soffermo e penso: forse un barlume di conoscenza avrebbe dovuto far comprendere al consigliere che, pur se la votazione del Consiglio Comunale era terminata e a stento si era alzato dalla sedia, forse e ribadisco forse, una lucina si sarebbe dovuta accendere e illuminare la mente facendogli pensare: “sei sempre, e ovunque, un pubblico ufficiale, hai un ruolo. Sei ancora nella sala del consiglio Comunale. C’e ancora il pubblico.” Insomma,il cadavere è ancora caldo! Poi rifletto, se in seduta del Consiglio ha prevaricato sul ruolo istituzionale del Presidente, cosa potevo aspettarmi?
Ricevo dopo una ventina di minuti anche una telefonata da numero sconosciuto, era il consigliere Saturni al quale senza permettere di proferire parola, dico testualmente: “Mi scusi, mi scusi ma non intendo ascoltarla e avere con lei alcuna conversazione. Mi scusi.” Ho staccato la linea. Sono una signora.
Il Comune si fa paladino dei diritti della donna, colloca la famosa panchina rossa che ormai quasi ovunque ben si intona all’ambiente e che ha la sua funzione originaria: far sedere chi è stanco. In quel corridoio non c’era nessuna panchina rossa, però c’era una donna!
Ringrazio per l’attiva e solidale partecipazione il presidente dell’Ordine dei Giornalisti d’Abruzzo Stefano Pallotta.
Permettetemi il ringraziamento al Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella che, dal dall’alto del Suo incarico istituzionale, sembra essere ormai l’ultimo a comprendere, difendere e riconoscere il lavoro e soprattutto la dignità del giornalista.
Servisse a qualcosa.

