Civitella Roveto – Chiusa l’operazione di compravendita fra Segen Holding S.r.l. e Unione dei Comuni della Montagna Marsicana che ha visto la cessione dell’immobile dell’ex Comunità Montana Valle Roveto, che per anni ha ospitato la sede di SEGEN S.p.A. a Civitella Roveto.
Un affare da 350.000 euro, con atto notarile firmato, che ha spostato la proprietà dall’Unione dei Comuni alla SEGEN Holding S.r.l., la società controllante dell’omonimo gruppo. Sulla carta sembrerebbe una semplice riorganizzazione patrimoniale. Nella sostanza l’operazione ha suscitato qualche riflessione all’ex consigliere comunale di Balsorano, Giuseppe Pea.
Pea ha richiesto a Segen Holding un accesso agli atti motivando la decisione con l’esigenza di chiarire i rapporti finanziari intercorsi fra Segen SpA, Segen Holding e l’Unione dei Comuni. La ragione è difendersi nel contesto di un contenzioso giudiziario promosso da Segen e dal Comune di Balsorano nei suoi confronti.
La transazione immobiliare sembrerebbe una vendita tra “parenti stretti”. L’operazione è singolare: un ente pubblico (l’Unione dei Comuni) vende un immobile a una società di diritto privato controllata dagli stessi Comuni che fanno parte dell’Unione. Praticamente una sorta di partita di giro tra “braccia diverse dello stesso corpo pubblico”.
Fin qui, nulla di illecito, tutto legittimo, ma Giuseppe Pea ha voluto approfondire la questione richiamando la legge circa alcune regole secondo le quali ogni atto straordinario di questo tipo deve essere autorizzato formalmente dai soci pubblici. A ricordarlo è il Testo Unico sugli Enti Locali (art. 42, D.Lgs. 267/2000) e, soprattutto, il TUSP (Testo Unico sulle Società Partecipate, D.Lgs. 175/2016):
“Gli enti locali esercitano il controllo analogo sulle società partecipate, approvando gli atti di indirizzo strategico e le operazioni di rilievo economico-patrimoniale.”
Tradotto: prima che l’Unione dei Comuni possa vendere immobili a società terze come Segen Holding, servirebbe che il Consiglio Comunale di ogni Comune, socio dell’Unione dei Comuni, deliberasse per autorizzare il proprio rappresentante all’assemblea dell’Unione, a votare per la vendita dell’immobile in favore di Segen Holding.
L’Unione dei comuni è un ente autonomo, con personalità giuridica propria e un patrimonio distinto da quello dei comuni soci. In linea generale può vendere i propri beni senza chiedere permesso ai comuni, se la decisione rientra nella gestione ordinaria.
Secondo alcuni amministrativisti interpellati dalla nostra redazione, ci sarebbero dei casi in cui l’operazione assume una connotazione diversa. Se la vendita riguarda, ad esempio, l’immobile principale dell’Unione, o un bene la cui alienazione modifica in modo rilevante il patrimonio o la funzione dell’ente, la questione cambia natura: non è più solo amministrativa, ma politica.
In tal caso si richiama l’articolo 42 del TUEL: serve la delibera del consiglio comunale, almeno per definire l’indirizzo o per ratificare la decisione consortile. La Corte dei Conti si è più volte espressa sul tema. Nelle sue pronunce ha chiarito che i Comuni non possono limitarsi a una partecipazione “formale” ai consorzi, ma devono esercitare un controllo reale, soprattutto quando sono in gioco beni pubblici o risorse economiche.
Quali sono le osservazioni di Pea? Secondo l’ex consigliere comunale, l’operazione, chiusa per 350.000 euro, appare formalmente regolare ma solleva dubbi di merito: secondo le stime citate dal suo blog Balsorano.org, il valore reale dell’edificio oscillerebbe tra 465.000 e 775.000 euro. Anche il canone d’affitto pagato in precedenza da Segen — circa 14.400 euro l’anno — sarebbe stato ben inferiore ai valori di mercato.
A rendere la vicenda ancora più controversa, secondo quanto riportato dal blog, sarebbero i flussi finanziari “in famiglia”: ovvero, la Holding avrebbe comprato l’immobile grazie ai fondi trasferiti da Segen S.p.A., cioè con risorse provenienti dalle tariffe pagate dai cittadini per il servizio di igiene urbana. In sostanza, il bene pubblico è stato acquistato da una società controllata dagli stessi enti locali che lo avevano messo in vendita.
Un intreccio di ruoli e sovrapposizioni che solleverebbero interrogativi sulla congruenza delle valutazioni e sui vantaggi per la collettività. Secondo il blog, non risulterebbero pubblicate delibere o perizie che chiariscano i criteri di stima o le motivazioni economiche dell’operazione.
Dal lato Segen Holding si sottolinea come, il conferimento dell’immobile alla Holding, sotto il controllo diretto dei Comuni, rappresenterebbe una garanzia per i cittadini: l’immobile resterà sicuramente in mano pubblica, e soprattutto al servizio della Valle Roveto, cosa non scontata in caso contrario.
Gli uffici della Holding hanno riferito alla nostra redazione di ben tre avvisi di gara per la vendita dell’immobile andati deserti. Nessuno avrebbe risposto. Da qui la necessità di abbassare il prezzo. Di fatto la stessa Segen Holding ammette implicitamente di aver venduto l’immobile a un prezzo più basso del suo valore intrinseco , ma solo perché nessuno avrebbe offerto di più.
Pea sottolinea anche il punto più politico della questione: un bene della comunità è diventato proprietà di una società pubblica di diritto privato, sottraendosi al regime di controllo e di garanzia pubblica. Secondo lui c’è il rischio che, dietro la facciata del “capitale pubblico”, si perda il principio del bene comune: quello che appartiene a tutti.
Consultando il sito dell’Unione dei Comuni la nostra redazione ha trovato una delibera che richiama lo schema dell’atto di vendita dell’immobile e una determinazione dell’ufficio tecnico, la n. 174 del 23.04.2024 che sembrerebbe approvare gli atti di una gara. Passano 6 mesi prima che l’argomento torni sull’albo pretorio con una delibera di Giunta del 10.12.24, la n. 39, che autorizza la vendita a Segen.
Occorre arrivare all’ 11.9.2025 per trovare la determina n. 405 del Registro Generale che modifica la precedente, la n. 174 del 2024, quella dove si parlava della gara per intenderci, ma non è chiaro il perché di tale modifica se la vendita era già stata autorizzata. Si arriva quindi all’epilogo con la delibera n. 33 del 22.09.2025 con la quale la Giunta dell’Unione prende atto della vendita.
Successivamente, il 15.10.2025 ovvero qualche giorno fa, la delibera di Giunta n. 36 sancisce l’approvazione da parte dell’Unione dei Comuni della Montagna Marsicana, dello schema dell’atto di compravendita redatto dal notaio incaricato da Segen Holding S.r.l
Nei dodici punti di cui è composta la richiesta di accesso agli atti inoltrata da Giuseppe Pea si evidenziano diversi interrogativi: fra questi si chiede se un sindaco o un suo delegato, possono votare, nell’assemblea della Holding, un atto di tale rilievo, senza un mandato espresso dal proprio consiglio comunale o dall’ente sovracomunale di appartenenza.
L’assenza di un atto di indirizzo potrebbe configurare un vizio di legittimità dell’operazione (difetto di potere del rappresentante del socio pubblico); una violazione del principio di controllo analogo, che impone ai Comuni di verificare ex ante le scelte della partecipata. Si potrebbe perfino ravvisare una potenziale responsabilità erariale.
La Corte dei Conti, in casi analoghi, ha più volte censurato le operazioni “tra enti collegati” prive di una chiara deliberazione consiliare. Perché il rischio è evidente: trasferire un bene pubblico da un ente all’altro, entrambi controllati dagli stessi soggetti, ma senza un passaggio formale di responsabilità.
C’è poi la questione economica: L’immobile è stato venduto a 350.000 euro, somma fra l’altro destinata alle politiche sociali. Il ricavato della vendita, infatti, verrà destinato alla tutela delle fasce più deboli delle comunità della Valle Roveto.
Non si capisce perché i Sindaci che, come soci, hanno avuto due parti in commedia: venditori e compratori contemporaneamente, non abbiano ritenuto più equo trasferire il bene a un valore più vicino a quello effettivo della struttura. Avrebbero avuto più soldi per le politiche sociali, avrebbero favorito una platea più ampia di persone fragili e avrebbero tutelato maggiormente l’interesse pubblico, tutto in un colpo solo.
Non è chiaro se si sia partiti da una perizia giurata di stima con valori più alti per poi adeguarsi a valori più bassi, dopo il terzo avviso di vendita andato deserto. Il valore della transazione sembrerebbe più vicino al valore catastale (318.108,00 euro) dell’immobile. Si tratta di oltre 900 mq di superficie utile e oltre un centinaio di mq tra balconi e portici. Sulla base del valore della transazione, sembrerebbe che l’immobile sia stato valutato 350 euro al mq.
Operatori immobiliari interpellati sull’argomento riferiscono che in zona piazza Gran Sasso, a Civitella Roveto, alcuni locali commerciali, oggetto di compravendita, siano passati di mano a 800/900 euro al mq, senza neanche le rifiniture complete, senza l’impianto fotovoltaico, e gli impianti, di cui invece sarebbe dotata la palazzina dell’ex Comunità Montana, che dispone inoltre di circa 750 mq di spazio esterno.
Oggi il costo di costruzione di una struttura del genere si aggirerebbe intorno a 1.200.000 di euro. Se Segen Holding avesse dovuto costruire ex novo una sede come quella che ha comprato dall’Unione dei Comuni, avrebbe dovuto pianificare una spesa di 1,2 milioni di euro.
D’ altra parte il prezzo lo fa il mercato, e se nessuno compra, chi vende deve abbassare il prezzo. Un tema tanto più rilevante se si considera che l’acquirente è una Società i cui soci sono gli stessi che stanno nell’Ente che ha venduto.
Gli amministrativisti interpellati dalla nostra testata sintetizzano così la questione “Per un’operazione come questa servono tre atti: la delibera di vendita dell’ente proprietario, la delibera di autorizzazione dei soci pubblici e la delibera di acquisto della società partecipata. Se manca anche solo uno di questi, l’intera catena decisionale si indebolisce e può essere impugnata.”
Sicuramente l’operazione risponderà a tutti i crismi, tuttavia restano aperte alcune semplici domande: quale iter autorizzativo è stato seguito per la dismissione dell’immobile? Chi ha autorizzato SEGEN Holding ad acquistare la sede della SEGEN S.p.A? Come è stato stabilito il prezzo della transazione? Qual è l’obiettivo dell’operazione?
Rispondere a queste semplici domande è un atto dovuto nei confronti dei cittadini, che in ultima analisi, sono i veri proprietari dell’immobile in questione, e per questo titolati a chiedere conto.

