Simbruina: dopo le parole del presidente della provincia dell’Aquila, Caruso, anche i sindaci dicono qualcosa

Purtroppo si continua a far confusione mescolando la necessaria riapertura della Simbruina con il potenziale devastante raddoppio della Superstrada del Liri. Due concetti di mobilità agli antipodi.

Alfio Di Battista
7 Minuti di lettura

Valle Roveto – Cosa hanno in comune il fiume Liri e la provinciale Simbruina Sp63? Certamente il fatto di vegliare entrambi, come fieri guardiani, sulla Valle Roveto. Il fiume sul fondovalle si fa sentire, col suo scrosciare irruento e deciso. La strada, più discreta, si inerpica silenziosa su per la catena dei Simbruini, insinuandosi fra fitti boschi e pareti di roccia malferma.

Una coppia formidabile, di grande attrattività naturalistica e ambientale. Grandi potenzialità inespresse fino ad oggi, non certo per colpa loro. «Non riusciamo capire come si possa lasciare una strada così bella in queste condizioni di abbandono e addirittura chiuderla.» Quante volte lo si è sentito dire?

Erano anche le parole di uno dei componenti di un gruppo di motociclisti provenienti dalla Puglia che una mattina dello scorso autunno si erano fermati all’affaccio del Nido delle Aquile suggestionati, letteralmente rapiti dalla struggente bellezza del paesaggio, ma anche sorpresi dall’incuria. Frane e smottamenti lungo la strada tradiscono ancora oggi la meraviglia circostante.

Nei nostri precedenti articoli sulla Simbruina, avevamo elencato punti di forza e di debolezza, minacce e opportunità legate alla sua riapertura. (vedi link in fondo all’articolo) Da ciò era emerso, in maniera fin troppo chiara, che i vantaggi per il territorio, sono di gran lunga superiori alle minacce, del tutto gestibili attraverso le opportune cautele del caso.

Stavolta evidenziamo un altro aspetto che caratterizza indissolubilmente la strada provinciale come luogo che unisce sacro e profano. Parliamo del turismo religioso legato al cammino per il Santuario della Santissima Trinità. Una tradizione secolare che tutti gli anni si rinnova, e che vede Capistrello tappa dei pellegrini in marcia verso il luogo santo.

Il Santuario della Santissima Trinità di Vallepietra può trasformarsi in una leva potente per promuovere il territorio e rilanciarlo come meta di pellegrinaggio e turismo integrato con l’obiettivo di creare un legame tra spiritualità, natura e tradizione.

Sulla scorta dei dati statistici relativi alle presenze annue registrate al santuario, unendo il dato al potenziale afflusso legato al turismo ambientale e esperienziale, è possibile stimare l’impatto su tutta la Valle Roveto, derivante dalla riapertura della SP63.

La provinciale può essere promossa come collegamento strategico per pellegrini e turisti che desiderano raggiungere il Santuario, uno dei più importanti luoghi di culto del Centro Italia. La creazione di itinerari religiosi (alcuni già esistenti) che uniscono il luogo sacro a altre mete di interesse religioso e naturalistico della zona, può sviluppare percorsi pedonali o cicloturistici lungo la Simbruina, combinando spiritualità, escursionismo e bellezze naturali.

Il Santuario registra circa 300.000 visitatori all’anno, con picchi, nei mesi primaverili e estivi, che possono arrivare a 500.000 presenze. Circa il 70-80% dei pellegrini arriva dalla Regione Lazio, una parte minore dall’Abruzzo e da altre regioni limitrofe.

Con la SP63 pienamente agibile e con opportune strategie di marketing territoriale, aumenterebbero le occasioni di contiguità fra le aree delle due province, e una quota non trascurabile dell’afflusso proveniente dalla regione Lazio, potrebbe essere attratto verso la Valle Roveto.

A ciò si legherebbe un turismo ambientale e culturale per via delle aree di grande pregio naturalistico e storico archeologico raggiungibili attraverso la Simbruina. (Emissario di Claudio, Castello di Balsorano, Borgo medievale di Morrea, Valle di Nerfa, ecc…) Si stima un incremento di circa 25.000-30.000 visitatori all’anno: cicloturismo, percorsi esperienziali e rurali inerenti l’enogastronomia, artigianato e tradizioni locali.

Senza scomodare Marcel Proust, “Alla ricerca del tempo perduto” potrebbe essere il titolo di un seminario sulle potenzialità mai espresse di un territorio interrotto. Si può star certi che per i convegni si trova sempre qualche figura istituzionale disposta a declamare la più inappuntabile delle relazioni sui grandi propositi di sviluppo delle aree interne e sulla loro attitudine alla resilienza. Sviluppo e resilienza, due parole, che come il nero, sfilano, stanno bene su tutto.

Qualche anno fa, per esempio, avevamo ascoltato i dirigenti dell’Anas e i vertici della Regione Abruzzo parlare di raddoppio della superstrada del Liri in un convegno a Balsorano. Erano i primi mesi del 2021. Importo dei lavori un miliardo di euro. Riaprire la Simbruina, vale, largo circa, lo 0,02% – 0,03% di quanto si spenderebbe per il nocivo, ma per fortuna, altamente improbabile raddoppio della Statale 690.  

Eppure ancora oggi si continua a buttarla in caciara mescolando insieme la necessaria riapertura della Simbruina con il potenziale devastante raddoppio della Superstrada del Liri. Due concetti di mobilità agli antipodi. Il primo fortemente connesso all’ambiente e orientato allo sviluppo del territorio. Il secondo motivato da una presunta esigenza di sicurezza stradale è in realtà la pietra tombale sulla Valle Roveto.      

Per fortuna, da qualche tempo, grazie all’opera di sensibilizzazione di molte associazioni ambientaliste locali, sta maturando una maggiore consapevolezza su questi temi. Sono sempre di più le persone che si sentono investite del dovere civico di pretendere, dalle istituzioni, più attenzione alle esigenze delle comunità locali.

Sono state le denunce delle associazioni di privati cittadini a dare risalto al tema dell’inquinamento del fiume Liri, chiamando in causa le istituzioni, a ogni livello. E sono sempre i cittadini a pretendere, sempre più spesso, la dovuta attenzione da parte delle istituzioni, alle reali priorità del territorio. La viabilità è certamente una fra queste.

In ogni caso, che le istituzioni rispondano o meno alle nostre domande, poco importa, l’importante è perseguire il risultato. Una frase attribuita al leader cinese Deng Xiaoping, suonava più o meno così. «Non importa che il gatto sia nero o bianco, l’importante è che prenda il topo.»

Sullo stesso argomento, i precedenti articoli, in ordine cronologico dal più recente

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