Strada Simbruina: 4 milioni di promesse tradite. Scena muta della politica sulle responsabilità del fallimento

Quando furono annunciati i fondi per la Sp63 i politici di tutto l'arco costituzionale fecero a spallate per attribuirsi i meriti. Oggi che i fondi sono stati revocati gli stessi politici sono spariti, nessuno ha il coraggio di metterci la faccia

Alfio Di Battista
7 Minuti di lettura

Capistrello – Nel 2021, la politica locale si scatenò con annunci e proclami, manco avesse scoperto l’America: “4 milioni di euro per la SP63 Simbruina”, dichiarazioni solenni gettate in pasto all’opinione pubblica per celebrare un risultato che – almeno sulla carta – avrebbe finalmente fatto avanzare un’opera strategica per le aree montane fra le province dell’Aquila e Frosinone.

Oggi c’è un silenzio assordante che si leva dai tornanti della Strada Provinciale Sp63 e si perde fra i boschi dei monti Simbruini. Non è il silenzio rigenerante della natura incontaminata dell’Appennino Centrale, e nemmeno quello dignitoso delle aree interne che lottano contro lo spopolamento.

È un silenzio omertoso, è il silenzio della vergogna, il silenzio di una classe politica che, quando c’è da tagliare nastri o incassare meriti, veri o presunti che siano, intasa le redazioni dei giornali con fiumi di veline, comunicati stampa e le immancabili foto con pose trionfanti.

Una comunicazione aggressiva, quasi famelica, una bulimia da visibilità che all’improvviso sparisce se c’è da rendere conto di un fallimento epocale. Parliamo dei 4 milioni di euro destinati alla messa in sicurezza della Simbruina. Un’arteria vitale, non un nastro d’asfalto ma un cordone ombelicale per territori difficili che boccheggiano da anni.

Nel 2021 e negli anni successivi, abbiamo assistito a una gara a chi la sparava più grossa. Il centrodestra col presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio e Massimo Verrecchia a fargli eco, entrambi accompagnati dai peana di Benedetta Fasciani, staffista di Marsilio e di Gianluca Alfonsi, immarcescibile delegato provinciale alla viabilità, tutti determinati a rivendicare la primogenitura del “miracolo” finanziario.

“Merito della Regione!”, rivendicarono dalle parti di Fratelli d’Italia, ognuno pronto a dire la propria, mancarono solo il divino Mago Otelma, Oronzo Canà e i Fantastici Quattro a tacciare di ridicolo chiunque avesse osato mettere in dubbio l’efficacia delle loro scelte.

​Ma il centrosinistra non rimase certo a guardare. Anche l’allora segretario del Circolo PD di Capistrello, Alessandro Lusi, affermò con malcelato orgoglio, che quei fondi erano frutto dell’impegno della sua parte politica.

A Capistrello andò in scena una commedia dell’assurdo: un duello rusticano a colpi di affilati comunicati stampa fra il PD locale e l’allora sindaco Francesco Ciciotti. Tutti a misurarsi sul peso politico, tutti a dire: “Quei 4 milioni portano la mia firma”. Una vera e propria battaglia fra culturisti per stabilire chi avesse il muscolo più tonico.

A questo punto la domanda sorge spontanea, direbbe Lubrano: se quei fondi sono diventati carta straccia a chi lo dobbiamo? ​Di chi è la colpa? Nel 2024 il CIPESS ha deciso di revocare i fondi con la delibera n. 78 del 29 novembre 2024. Quattro milioni di euro tornano a Roma. Volatilizzati. Risucchiati dal buco nero della burocrazia e dell’indolenza.

Dove sono oggi i paladini della Simbruina? Dove sono finiti i comunicati autoreferenziali di Verrecchia, Fasciani e Alfonsi? Dove sono le rivendicazioni di Lusi? Dove risuonano oggi le grida manzoniane del centrodestra e del centrosinistra?

​Il principale imputato di questo disastro amministrativo ha evidentemente un nome e un cognome: la Provincia dell’Aquila guidata da Angelo Caruso. Sotto la sua gestione, l’inerzia e l’indifferenza ha vinto sulla necessità.

La Provincia è riuscita nell’impresa titanica di farsi revocare un finanziamento già stanziato, condannando un territorio a fare i conti con la precarietà di un’infrastruttura che continua ad essere utilizzata a rischio e pericolo di chi lo fa. Un fallimento che porta il marchio di Fratelli d’Italia, lo stesso partito che governa la Regione e si era vantato di aver “salvato” la strada.

​Ma le omissioni si possono democraticamente distribuire. Sorprende – o forse no – per esempio, il silenzio dell’attuale amministrazione di Capistrello. Già in carica da sei mesi quando la mannaia del Cipess tagliò i fondi destinati alla Simbruina, eppure non ha mosso un dito, non ha proferito parola, nemmeno ha informato i cittadini.

Si dirà che la gestione della Simbruina non è materia di competenza del Comune. Infatti era compito della provincia spendere quelle somme. Ma se la politica, ad ogni livello, non prova a far accadere le cose, soprattutto quanto i temi riguardano il proprio territorio, a cosa serve far politica?

Se la politica si limita a gestire pedissequamente l’esistente senza provare a modificare la realtà, a che serve? Se la politica viene fatta con lo spirito impiegatizio di chi timbra il cartellino all’ufficio complicazioni delle cose semplici, in attesa di direttive, a che serve?

​Oggi la realtà è una sola: i soldi non ci sono più e i politici che facevano a spallate per apparire nelle foto ricordo, sono spariti tutti. Non c’è una conferenza stampa, non c’è un comunicato o un post sui social, di solito sempre così pieni di foto opportunity! Nessuna scusa ufficiale.

​C’è solo una strada che cade a pezzi, ci sono i paesi delle aree interne che si svuotano e c’è una classe politica che considera le popolazioni locali alla stregua di indigeni della giungla, il cui consenso vale poco più che qualche fondo di bottiglia venduto come puro diamante.

Solo propaganda elettorale, giusto il tempo di carpire il voto per poi sparire fino alle prossime elezioni, tanto gli italiani hanno la memoria corta e sempre qualche favore da chiedere.

Mai come in questa circostanza si può dire che la politica ha completamente fallito. Il minimo che avrebbe dovuto fare, invece di scappare, sarebbe stato chiedere scusa. Ma per farlo servirebbe avere una dignità politica, una dote a quanto pare molto rara, sicuramente più rara dei finanziamenti per la Simbruina.

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