Successo per “l’Informazione al dente”: il video integrale dell’evento di SITe.it

Un serrato incontro-dibattito ricco di spunti e interventi imprevisti e sorprendenti, in cui redazione e lettori hanno discusso insieme e senza veli delle inchieste di Tagliacozzo, Capistrello e Celano, del grave stato in cui versa l’informazione locale e del diritto dei cittadini ad essere correttamente informati

Redazione
17 Minuti di lettura

L’evento – che si è tenuto il 4 settembre scorso ad Avezzano, presso il ristorante Mammaròssa – era aperto a tutti i cittadini e diviso in due momenti in progress. Si è iniziato alle 18.30 con il dibattito “SITe.it, il Gusto della notizia”, poi giornalisti e cittadini hanno continuato il confronto con “Secondi a nessuno”, il Pasta-fest a cura dello chef Franco Franciosi.

“L’informazione al dente” – Avezzano, 4 settembre 2024, ristorante Mammaròssa

Nel corso del dibattito sono intervenuti Ezio Stati, l’architetto Carlo Tellone, l’avvocato Roberto Verdecchia, il prof. Ferdinando Di Orio ex rettore Università Aq, il direttore di azinforma.com Federico Falcone, la giornalista Luisa Novorio, il regista Haydir Majeed e poi ancora Vincenzo Santori, Mario Pizzola, Giancarlo Gentilucci dell’ass. Arti e spettacolo, Gino Milano dell’ass. Rindertimi e altri ancora.

Maurizio Di Nicola – riscontro invito “L’informazione al dente” 4 settembre 2024 Avezzano 

Caro Angelo,

non posso che ringraziare di cuore per il cortese invito a partecipare all’evento in oggetto, al quale, per pregressi impegni, purtroppo non potrò essere presente; nondimeno vorrei condividere con Te, e con gli amici di Site.it, alcune brevi considerazioni.

Proprio poco fa, ho avuto tra le mani “Metropolitan Post”, una delle molte testate locali, cartacee, che circolano nel territorio pescarese. L’ho raccolta nel bar dove abitualmente mi trovo a sorseggiare un caffè. Nello sfogliarla, mi ha colpito, come sempre, la grande quantità di inserzioni pubblicitarie che fanno da corredo agli articoli e alle fotografie su fatti ed eventi di questi luoghi adriatici, a testimonianza che il tema/problema “costo” della realizzazione, prima ancora che della divulgazione, di un pensiero o di una voce giornalistica è, ovunque, presente in modo impellente. Costruire frammenti di opinione pubblica e, talvolta, addirittura di coscienza civile è un’attività essenziale in una democrazia compiuta, ma, di solito, lascia nascosto allo sguardo disattento dei più quanto, e quale, lavoro ci sia alle spalle di ogni pubblicazione.

E’ un lavoro che Site.it, in modo assolutamente meritorio e qualificato, ha svolto e svolge nella Marsica, ma non solo nella Marsica, con una dedizione alla verità dei fatti encomiabile, senza genuflessioni, senza timori riverenziali, direi: implacabilmente. Fosse solo per questo, cioè per rendere omaggio ad un vero e proprio servizio civile svolto in un tempo lungo, avrei tanto voluto essere con voi tutti che avete animato ed alimentato, negli anni, molta parte della crescita della nostra terra e, consentimi, della mia formazione personale in ordine a molteplici temi.

E mi accosto a questo saluto scritto da lontano, fresco di un ottimismo figlio di una bella serata, “Geopolitica al bar”, organizzata in un bar di Caprara d’Abruzzo, piccola frazione del Comune di Spoltore, uno dei tre enti chiamati con Pescara e Montesilvano a dar vita, mediante un processo di fusione, alla nuova Città di Pescara, futura ambiziosa Capitale del medio adriatico. Anime riunite ad ascoltare, per poi dibattere, della centralità della conoscenza della Geopolitica, attente e partecipi a voler capire di relazioni internazionali e multipolarismo possibile, in una fase di evidente crisi di quello che un tempo fu “l’imperialismo americano”. Temi giganti da sostenersi tra giovani avventori di un bar, eppure capaci di suscitare una loro assorta attenzione. Credo, dunque, ci sia sete di partecipazione in giro per l’Abruzzo, mentre continuano a sembrarmi poche, e sempre meno, le fonti dalle quali provare a dissetare quelle esigenze di informazione e conoscenza.

In questi giorni in cui in Francia è stato arrestato l’ideatore di Telegram, con tutto il patrimonio di opportunità e contraddizioni che quella piattaforma di messaggistica ha aperto nello scenario informazione del mondo e sul mondo, pensando ai canali social sui quali viaggiano le notizie di “tutti” ovvero quelle diverse “dall’informazione di regime” (avrebbe detto Marco Pannella), come non pensare a quanto bisogno ci sia ancora di libere voci, in costante fermento, in ogni lembo di Terra emersa?

Diceva Federico Caffè, parlando del rapporto servente con i suoi studenti, che essi “sono fiammelle di fiammiferi, ma ognuno dà la luce che può”. Che straordinarie parole se riferite all’umile fatica condotta dal circolo umano di Site.it: una fiammella dell’informazione tra gli infiniti fiammiferi nel mondo, ma un innesco instancabile per tanti cittadini che ignoravano, spesso, di poter essere anch’essi vivide piccole luci!

Insomma, un lavoro ben fatto, che merita di essere portato avanti, con rinnovato entusiasmo e vigore, recuperando dalla cassetta tutti gli “attrezzi di carta” e aggiungendone, sempre, di tecnologicamente innovativi.

Mi perdonerai, in ultimo, se, nell’occasione, da pescinese, sollecito la ripartenza anche del foglio volante “Il Martello del Fucino”, che a me è sempre parso essere la risposta operativa più efficace ed aderente a quella fontamarese domanda del: “Che fare?”. Una iniziativa a stampa ciclostilata guidata da quel Franco Massimo Botticchio che resta, ed il tempo ne sarà giudice, il miglior “cafone” siloniano di questa nostra epoca e, ahimè, ancora nell’attuale, bisognosa, disgraziata e vilipesa, Fontamara.

Ad majora.

Maurizio Di Nicola – Pescara, lì 1 settembre 2024

INTERVENTO MANCATO

Ho un rammarico dopo aver partecipato all’iniziativa stimolante della redazione di SITE: quello di non aver condiviso la mia opinione sull’iniziativa e il dibattito che si è sviluppato. Mi capita spesso di avere qualcosa da dire ma mi freno, per non correre il rischio di risultare patetico o rompiscatole perenne o alla ricerca di visibilità. Però ti scrivo per colmare questo mio disagio.

A parte il lavoro molto impegnato che svolge la redazione segnatamente sulle inchieste e comunque su temi oscurati da altre testate cartacee o online e un incoraggiamento non solo formale ma anche sostanziale attraverso il finanziamento dei lettori che vogliono una stampa libera e indipendente; e a parte anche la grande occasione offerta ieri dalla redazione di ragionare in un luogo gradevolissimo, come “mammaròssa”, e di offrire un luogo dove ragionare e pensare e mangiare squisitamente. Dico ciò perché è evidente a tutti come in città manchi un luogo politico, sociale e culturale dove progressisti ma anche altri possano incontrarsi, dialogare e rappresentare punti di vista diversi. E “mammaròssa” si presta benissimo non solo come luogo fisico ma anche come ristoro rilassante e qualificato.

Ho trovato parziali e a volte schematici i punti di vista espressi da avvocati, vittime di malagiustizia e anche di giornalisti: secondo me è mancato un punto di vista politico, capace di unificare e sintetizzare le varie esperienze che, seppure parziali, rappresentano un quadro complessivo preoccupante e a volte disastroso. E soprattutto innesca uno scarica barile di responsabilità che non aiuta a fare passi in avanti per raggiungere la soluzione.

Si dirà, per la verità si è detto, che la politica non esiste più, con la conseguenza che ognuno si regola come può, risultando alla fine impotente o disperato o sopravvive senza vivere.

Ma un punto di sintesi politica bisogna trovarlo per costruire una prospettiva.

Voglio iniziare dalla informazione televisiva pubblica e privata, con rarissime eccezioni, ormai denominata telemeloni, anche se con la vicenda del ministro della cultura siamo ufficialmente entrati nell’era dell’uso privato del servizio pubblico. L’era Berlusconi con i danni culturali e politici prodotti per 30 anni continua ancora e si aggiorna con la destra al potere, ormai espressione di goffaggine, rozzezza, ambiguità, impreparazione, e disciplina e ordine secondo il capo, come aveva previsto Umberto Eco nel saggio breve “fascismo eterno” del 1995, contestualmente all’avvento dell’era berlusconiana.

Attualmente siamo alla criminalizzazione del dissenso, al superamento dell’opinione e alla cosiddetta “narrazione” degli eventi, con l’obiettivo di riscrivere la storia soprattutto dalla fine degli anni sessanta ad oggi, con una impronta che proviene dal regime. In questo quadro diventano normale “narrazione” i ministri indagati o i sottosegretari pistoleri, o i presidenti di regione ai domiciliari; la parola d’ordine è minimizzare e passare ad altro, con pesanti attacchi alla magistratura, ai giornalisti non governativi e a quanti intendono resistere. E fanno più notizia le falsità urlate dei giornali di destra che le morti per annegamento di immigrati, più notizia la ricostruzione dettagliata di efferati delitti che i delitti stessi, più notizia i fantasiosi complotti denunciati dal governo che le lunghe file di attesa alla sanità per un esame; più notizia un ministro designato alla commissione UE che il genocidio quotidiano in Palestina.

Ma è una cultura che viene da lontano e non andrà lontanto, è stata già abbastante devastante.

E infine fa più notizia e dà più potere un recordman di preferenze in Marsica che le cause che hanno determinato un importante risultato soprattutto per la vittoria della destra in Abruzzo.

Insomma non ci troviamo di fronte a un genio della politica o a un grande luminare, ma anzi a un democristiano come è stato detto ieri sera da uno che se ne intende, eppure una valanga di voti lo ha premiato. Perché ama il territorio, distribuisce contributi pubblici a comuni vicini di area o conquistabili, contributi a società sportive che poi lo ricambiano con il voto? Già sarebbe interessante, a proposito di giornale di inchiesta, portare alla luce i meccanismi misteriosi che portano al grande successo uno qualunque, ma empatico. Chissà, forse il voto di scambio è alla radice del mistero. Del resto perché non prefigurare il voto di scambio in presenza di contributi pubblici anche per amore di territorio erogati ad amministrazioni e società sportive che poi ricambiano grati col voto?

Avanzo tali dubbi perché ritengo che la proposta politica della destra sia parolaia e inconcludente, efficace quando a suo modo parla di immigrazione, ordine, disciplina, nazione, ma qualunquista, incolta e disperante quando deve parlare delle prospettive di sviluppo del Paese, di diritti negati, di precariato in tutte le attività lavorative e della storia di un Paese di cui disconosce le radici.

Sono tempi veloci, ci si accontenta della battuta immediata, della lettura dei soli titoli di giornali, dei post e dei selfie che fanno tanto trendy. Ma dietro c’è il vuoto, disperato.

Per pensare ci vuole il tempo necessario, anche per scrivere, incontrarsi, parlare, esprimere un concetto compiuto. E poi relazionarsi con gli altri, individuare un luogo fisico dove incontrarsi e pensare, e impegnarsi quotidianamente per smantellare una società meschina, individualista, furba e cinica, in una parola una società diventata cattiva, alimentata da una classe dirigente inadatta.

Il bisogno della politica è questo: costruire una prospettiva di cambiamento, valorizzando i punti di vista diversi e sintetizzando le aspettative di eguaglianza, solidarietà e pulizia. Con le qualità che caratterizzano i progressisti: passione civile, onestà e applicazione della Costituzione. E senza una informazione libera e indipendente diventa una missione impossibile.

In fondo l’assemblea di ieri sera può essere considerata un nuovo inizio per chi non vuole fare a meno della politica e del cambiamento.

5 settembre 2024

Mario Casale

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