Avezzano – Il credito di imposta da superbonus, ecobobus, sismabonus et similia, serviva a stimolare l’economia offrendo al contribuente la possibilità di detrarre o compensare i costi dei lavori usando l’irpef disponibile.
La facoltà di cedere il credito più volte, lo ha però trasformato in un mezzo di pagamento usato per compensare le future imposte.
In pratica si è creata moneta alternativa la cui circolazione ha finito per drenare le casse pubbliche mettendo a repentaglio i già malfermi conti dello Stato.
Basta pensare alle Regioni che avevano dichiarato di essere disponibili ad acquistare i crediti che poi avrebbero utilizzato come mezzo di pagamento delle imposte nei confronti dello Stato. Un gioco delle tre carte che di fatto avrebbe sottratto risorse allo Stato.
P.s. – per inciso: lo Stato siamo noi.
Chiunque capisce che la cessione, una tantum, di un credito fiscale futuro, che maturerà nei prossimi 5 anni, ha un impatto negativo sul bilancio dello Stato perché rappresenta una perdita attualizzata certa, rispetto a entrate future, incerte.
È come se un contribuente che versa 20.000 euro di IRPEF all’anno al fisco, si presentasse da un concessionario a comprarsi una supercar da 100mila euro pagando col credito di imposta ricavato attualizzando i suoi 5 anni di IRPEF futura.
Poi, il titolare della concessionaria, col credito di imposta acquisito, ci paga la casa automobilistica, la quale a sua volta, lo usa per versare i contributi dei dipendenti all’INPS. Un gioco in cui si caricano in dare, sul bilancio dello Stato, i 5 anni che ancora deve incassare.
Rimanendo nel settore edilizio, al di là della bontà di un’idea applicata malissimo, va detto che la cessione del credito è stato un errore marchiano, maturato nel furore ideologico del M5S, imbevuto di sovranismo monetario.
Quanto al superbonus, le preventivate maggiori entrate fiscali legate agli incentivi, che avrebbero dovuto far lievitare il bilancio dello Stato, hanno avuto in realtà, un impatto irrisorio sui conti, e quello che doveva essere un volano della ripresa, si è trasformato nell’ennesimo assalto alle finanze pubbliche in questo paese dei balocchi dove vince sempre il gatto e la volpe.
Tutto questo senza voler parlare della totale assenza di trattativa fra committente e fornitore, situazione che ha fatto lievitare i prezzi drogando il mercato. Tanto con Pantalone che pagava, il prezzo non era un problema.
Forse sarebbe bastato favorire la semplice compensazione sulla capacità contributiva del cittadino, senza cessioni a terzi, ma permettendo di monetizzare 4/5 anni di imposte attraverso linee di credito a tassi simbolici con riassorbimento pari alla capacità fiscale.

