La perfezione si annida nei dettagli, l’infinitamente piccolo e l’apparentemente trascurabile rivelano, a saperli leggere, il celestiale, il diabolico e, soprattutto, quel che si annunzia, la forma che produrrà la durata delle cose. A questo, rozzamente, abbiamo pensato compulsando il nuovo organigramma di Aciam S.p.A., sodalizio uscito non a guari da una pericolosissima impasse transitando sotto l’esclusiva egida di quel che era il socio ‘tecnico’ del Consorzio, Tekneko Sistemi Ecologici s.r.l..
Eclissatisi dal consesso i municipi soci – miope decisione adottata per non rischiare un piatto di lenticchie – il gruppo della famiglia Di Carlo detiene infatti, allo stato, la quasi totalità dei due milioni e mezzo di euro del patrimonio di Aciam S.p.A.; patrimonio che è stato necessario (ri)costituire a seguito delle note perdite di esercizio registratesi nel post-Covid che condussero giustappunto alle misure cautelari-protettive decise dal Tribunale di Avezzano e alla nota crisi con la quale si è rischiato quel drammatico fallimento che avrebbe innescato, come la fusione dell’atomo, una disastrosa reazione a catena sul terreno (questione non ben inquadrata dalla collettività).

L’evento esemplare, paradigmatico, al quale sopra si alludeva è quello della cessazione dalla carica di amministratore delegato di Aciam S.p.A. del noto Alberto Torelli, che tale ruolo ha rivestito per due decenni, da quando cioè approdò alle nostre latitudini al seguito della municipalizzata di Reggio Emilia, l’AGAC, poi divenuta Enìa prima che questa decidesse, tre siloniani lustri or sono, di prendere cappello e abbandonare la Marsica al suo destino (per quanto, a dirla tutta, non siamo certi che il Torelli fosse effettivamente espressione organica di detti soggetti). Ma Alberto , come certi emiliani che finiscono per divenire più marsicani dei marsicani (ma che la cosa non suoni quale complimento, né per i primi né per i secondi!), è rimasto sempre tra noi; in particolare, nel consiglio di amministrazione di Aciam S.p.A. dalla sua creazione, ad inizio millennio (dalla famosa fusione di Marsia S.p.A.) sino al mese scorso, ovvero per tutta l’esistenza di quest’organismo statutario; sino a giugno 2025, quando la società teknekizzata per come sopra accennato si è data una diversa forma di rappresentanza, garantita ora da un amministratore unico individuato nella persona di (rullo di tamburi!)… Umberto Di Carlo.
Tranquilli, per ora il Nostro Alberto rimane nella compagine sociale di Aciam S.p.A., nella qualità di procuratore speciale ovvero, nella sostanza, per le funzioni attribuitegli, di direttore tecnico. Ma sino a quando? Tornerà a breve a Reggio Emilia o, più facilmente, a Palau, nella villa di cui tanto si è favoleggiato?
Al nome di Alberto Torelli sono legati diversi nostri ricordi.
Costui è senza ombra di dubbio l’istanza (ci si rivolgeva a lui in quanto amministratore delegato di Aciam S.p.A., non in quanto conoscente) alla quale abbiamo indirizzato il maggior numero di richieste – diverse delle quali sarebbero meritevoli di una risposta ancor oggi – ritraendo il minor livello di riscontro in assoluto (il tasso percentuale si approssima allo zero in gradi celsius). [Migliore il rapporto tra le lettere di insulti ricevute all’epoca dallo scrivente da sedicenti ‘dipendenti Aciam’ e confidenze dagli stessi vergate e recapitatemi sulle pretese maalefatte asseritamente consumate in loro danno dal Torelli nella sua qualità di amministraatore delegato: diciamo tre a uno.]
Buona parte di cotanta attenzione – molesta, a sua opinione; tanto da annoverarci nella categoria degli spostati – ebbe ad oggetto il noto progetto di discarica di Valle dei fiori (e addentellati vari, in particolare la pirotecnica macchina infernale per gli inerti del terremoto aquilano che avrebbe dovuto trovare spazio nel suo cantiere), un’operazione ancor oggi non sufficientemente lumeggiata sotto il profilo eminentemente criminogeno. Torelli si caricò, nella veste di colui che di Aciam S.p.A. ostendeva la volontà, con applicazione degna di maggior causa, con zelo assoluto e compenetrazione del suo compito, al punto di avventurarsi, nel settembre 2011, in piazza a Pescina, dove sul tema discarica si teneva un consiglio comunale.
Quell’evento, le cui istruttive flebili tracce sono rinvenibili tuttora sul Canale video ufficiale della testata SITe.it su YOUTUBE, ha segnato il punto più basso della storia di Aciam S.p.A., ed il detto (dottor?) Torelli si diffuse in una performance disastrosa. D-i-s-a-s-t-r-o-s-a. A memoria di chi scrive, si è trattato del solo caso nel quale un forestiero sia stato annientato, con gli argomenti, a Fontamara, e non sia riuscito a fare quel gioco dei tre quarti e tre quarti con i cafoni di piazza Mazzarino che puntualmente portano a casa tutti gli impresari (anche quelli di infimo non-strutturato pensiero). Chissà se, nel tempo, il Nostro avrà apprezzato il fatto che il fallimento di quel progetto sciaguratissimo di immondezzaio in mezzo ai monti abbia salvato Aciam S.p.A. dal disastro inducendo il Territorio tutto (bella parola Territorio, che più la si usa e più viene strumentalizzata) ad una svolta sulla raccolta differenziata e, quindi, su tutto il ciclo dei rifiuti, sino all’impianto che oggi sforna gas ad Aielli che è una bellezza. Speriamo si sia disfatto di quella posa da ultimo giapponese nell’atollo mostrata, crediamo obtorto collo, in quel frangente a Pescina.
A questo impianto di Aielli – nel frattempo evolutosi dall’originaria idea di trattamento meccanico-biologico in un qualcosa di assai avanzato, a furia di revamping – ci pare di comprendere, è sostanzialmente confinata l’attuale prestazione di lavoro del Torelli per Aciam S.p.A., ma per quanto l’emolumento rispetto alla carica di amministratore delegato potrebbe essersi asciugato, riteniamo che il Nostro potrà continuare a sfoggiare quei suoi bei cronografi, le camicie firmate e siglate, e quel rotondo accento emiliano che non ha perso in tutto questo tempo trascorso tra noi bifolchi.
Avremmo, negli anni – anche per chiudere un’epoca e, insieme, un libercolo sui fatti accaduti nella gestione del rifiuto alle nostre latitudini, dalle discariche incontrollate degli anni Ottanta ad oggi – voluto parlarci, con Alberto Torelli, ma la cosa non ci è mai riuscita, vai a capire il perché.
Sei ancora in tempo, Alberto, se vuoi, per una birra, prima che cali la mannaia (figurata, ristrutturatrice) di Umberto!
ilmartellodelfucino@gmail.com



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