Venti di guerra in Europa ma in Italia si parla di Ventotene. AAA statisti cercasi, no perditempo

Mentre attraversiamo uno dei momenti più importanti della storia moderna, abbiamo alla guida del paese una delle peggiori e più squalificate classi politiche mai viste dal dopoguerra a oggi

Alfio Di Battista
7 Minuti di lettura

La politica italiana, sul tema degli armamenti e della difesa europea, proprio non ce la fa ad evitare di buttarla in caciara a fini interni. Ogni argomento, ogni questione, diventa inevitabilmente un feticcio da sventolare sotto la curva dei propri tifosi. Slogan e concetti semplificati, banalità gettate in pasto agli ultras che si agitano, fra le gradinate, attratti dall’odore del sangue.

Destra e sinistra si delegittimano a vicenda restituendo all’opinione pubblica un quadro complessivo in cui, fra i chiaroscuri della decadenza, si insinuano le striature violacee del fallimento di una civiltà, un tempo gloriosa, e oggi ridotta all’accattonaggio politico lungo i marciapiedi sconnessi della storia.

Lo scorso 6 marzo, il Consiglio Europeo dei Capi di Stato e di Governo, ha approvato il ReArm Europe, un piano da 800 miliardi di euro per potenziare la Difesa comune europea. Donald Trump ha detto che la difesa dell’Europa non sarà più una priorità degli Stati Uniti.

La conseguenza naturale del disimpegno degli Usa impone scelte mirate a mantenere un livello almeno invariato, in termini di investimenti sulla sicurezza garantita fino a ieri dalla NATO, sotto la guida USA. L’intento della UE è potenziare gli investimenti dei singoli Stati membri e favorire un maggiore coordinamento a livello comunitario.

L’aumento degli investimenti dei singoli stati verrebbe incentivato con l’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale del Patto di stabilità che permetterà agli Stati UE di sforare il 3% del rapporto deficit e PIL senza rischiare sanzioni, esattamente come avvenne con la pandemia.

Se si leggono i dati relativi alle spese Nato di ogni paese aderente si evince la ratio del piano RearmEU. Secondo i dati aggiornati a inizio 2023, a un anno dall’inizio della guerra Russo-Ucraina, gli Usa avevano speso circa 722 miliardi di dollari, una somma praticamente doppia di quella investita da tutti gli altri paesi Nato messi insieme. (vedi grafico. Fonte Wired)

Se gli USA si disimpegnano, gli altri componenti Nato dovranno necessariamente compensare il buco di spesa, ognuno per la propria quota parte, per un ammontare che è esattamente quello che verrà a mancare a partire da quest’anno, cioè 800 miliardi di euro. Numeri incontrovertibili che spazzano via le polemiche da cortile, tutte italiane, alimentate dagli ignobili affabulatori del baraccone mediatico.   

A somme totali invariate, senza l’ombrello USA, tutti i paesi della Nato dovranno destinare maggiori risorse alla difesa. Nessuna corsa al riarmo quindi, ma semplicemente senso della realtà. Se avessimo una classe politica adeguata, che legge le carte, ci avrebbe messo 5 minuti a capire il senso di ciò che sta accadendo risparmiandoci le grida manzoniane dei galoppini della politica.      

La sorte sa essere proprio beffarda, al di là di ogni immaginazione, perché mentre attraversiamo uno dei momenti più importanti della storia moderna, abbiamo alla guida del paese, una delle peggiori e più squalificate classi politiche mai viste dal dopoguerra a oggi.  

E mentre non accenna a fermarsi il bradisismo geopolitico che sta ridisegnando gli equilibri del mondo, con nani e ballerini distratti da una corsa al riarmo che non c’è e dalla disputa ideologica su Ventotene, senza sapere cosa sia Ventotene, la Russia di Putin è in guerra contro l’occidente già da un pezzo.    

Il recente incendio alla centrale elettrica dell’aeroporto di Heathrow, che ha creato caos nei cieli di tutta Europa, provocando la cancellazione di oltre 1300 voli con 300.000 persone rimaste a terra, senza parlare del sabotaggio dei gasdotti Nord Stream, (settembre 2022), quando una serie di esplosioni sottomarine danneggiarono 3 delle 4 condotte dei gasdotti Nord Stream 1 e Nord Stream 2, e i ricorrenti attacchi hacker da parte di collettivi Russi, sono solo alcuni esempi di come si combatte la guerra Russo – Ucraina.

Parliamo della così detta guerra ibrida, un tema complesso che ovviamente non può essere esaurito in un semplice articolo. In sintesi, per i Russi, la guerra ibrida è una vera e propria dottrina militare al pari della guerra tradizionale, forse addirittura più efficace perché si materializza sotto forma di attentati, disinformazione, utilizzo dei social e massiccio impiego di tecnologie informatiche.

Le campagne di disinformazione rappresentano una delle maggiori minacce del ventunesimo secolo, soprattutto nel corso delle tornate elettorali. Le interferenze russe nelle elezioni americane nel 2016 e 2024, ma anche quelle di Musk nel recente voto in Germania, sono operazioni che minano seriamente le basi democratiche del sistema occidentale.

Quanti politici europei hanno evidenziato il problema? Soprattutto alla luce dal ruolo decisamente strategico che ha ormai assunto l’informatica e le nuove tecnologie nell’ambito di una tipologia di guerra asimmetrica fuori dalle logiche tradizionali tipiche della guerra fredda.

Oggi la cyber warfare è un fattore strategico per il predominio geopolitico. Questa, implementata con l’IA, può essere impiegata negli abiti più disparati. Seppure la UE disponga di misure normative molto avanzate volte a regolamentare il settore, l’attuale cointesto globale che vede il diritto internazionale sempre meno riconosciuto, fa delle normative europee un’arma spuntata del tutto inefficace.

Lo stesso confine fra legalità e illegalità è oggetto della manipolazione della disinformazione propalata attraverso la rete. In sostanza siamo già in guerra da tempo, ma nel democratico mondo occidentale, sono in pochi ad essersene accorti. Gli stessi leaders più giovani, la Generazione X e i Millennials, i nati fra il 1965 e il 1990, faticano ad assimilare l’urgenza della situazione.

Questo è un buon motivo per destinare le risorse previste dal piano europeo di difesa nella maniera più mirata e finalizzata possibile. Infrastrutture digitali, cyber security, costellazioni satellitari, formazione informatica, red team per contrastare gli attacchi hacker. Una classe politica lungimirante dovrebbe discutere di questo e non beccarsi come i capponi di Renzo in attesa di finire arrosto.

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