Vogliono chiudere i PPI di Pescina e Tagliacozzo mentre il pronto soccorso di Avezzano scoppia

«Dov’è il capo reparto? Dov’è il responsabile del pronto soccorso? Non può più essere così! Non si può più andare avanti in questa maniera!» Sono le voci concitate del personale paramedico raccolte al pronto soccorso di Avezzano dal consigliere comunale di Pescina, Tiziano Iulianella

Alfio Di Battista
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Avezzano – Solo ieri avevamo riportato la notizia della decisione presa dal Consiglio Comunale di Pescina di istituire un comitato a difesa del PPI Serafino Rinaldi. Oggi, dal pronto soccorso dell’ospedale di Avezzano, ci arriva l’ennesima segnalazione dell’affollamento registrato in astanteria dove medici e infermieri cercano di fare quel che possono per contenere lo tzunami delle richieste di intervento.

La drammatica situazione ci è stata rappresentata da Tiziano Iulianella, consigliere comunale di minoranza a Pescina, ma anche imprenditore zootecnico, che recentemente ha potuto constatare sulla sua pelle l’importanza del PPI di Pescina, dove, a seguito di un infarto che sarebbe potuto essere fatale, è stato prontamente soccorso, stabilizzato e messo fuori pericolo.

Stamattina, alle 11.30, Iulianella era al pronto soccorso di Avezzano con un dolore nell’area toracica. Preso in carico con codice giallo, gli è stato fatto un ECG e poi è stato tenuto in attesa. Alle 14.30 aspettava ancora che qualcuno gli dicesse qualcosa. Davanti a lui 34 persone che attendevano di essere ricoverate più altre 20 in attesa di visita medica.

«Cosa sarebbe accaduto se, quando ho subito l’infarto, non ci fosse stato il PPI di Pescina e avessero dovuto accompagnarmi fino a qui ad Avezzano?» Queste le sue parole mentre descriveva la situazione al pronto soccorso in tempo reale.

Più di 50 persone, molte in età avanzata, alle 14.30 di una qualunque mattina di febbraio, alcune adagiate alla meno peggio su lettighe e barelle, se ne stavano sofferenti e rassegnate ad aspettare che succedesse qualcosa.

Il senso di impotenza dei soli due medici a presidio del pronto soccorso, l’esasperazione del personale paramedico che cerca di fare l’impossibile, proiettano quel posto in una dimensione di guerra dove si materializzano uomini e donne in trincea, quotidianamente a lottare: chi per portare a casa il pane, chi per tornarci sano e salvo.

E come in ogni trincea, il caos regna sovrano: lettighe imbrattate di sangue e secrezioni, fra lamenti e quel senso di vaghezza che dilata il tempo. Una mascherina gettata in un angolo e cellophane per terra. Un pappagallo per urina dentro un lavandino e un sacchetto di carta con qualcosa da mangiare, adagiato su una barella. È il mondo a parte della sanità marsicana.      

«Dov’è il capo reparto? Dov’è il responsabile del pronto soccorso? Non può più essere così! Non si può più andare avanti in questa maniera!» Sono le voci concitate che ci racconta Iulianella. Le voci delle infermiere esauste e stanche. Le voci di persone dedite lavoro, molto più di quanto si possa pensare. Sono le voci di chi spesso rischia l’aggressione da parte del cittadino che nessuno ascolta più.

Ma sono anche le voci i cui echi diventano sempre più flebili man mano che ci si avvicina ai piani alti dell’Azienda Sanitaria. Intanto, chi ha la responsabilità del pronto soccorso di Avezzano non ha altro di meglio da fare che auspicare la chiusura dei PPI di Pescina e Tagliacozzo. – solo di notte però eh! Com’è buono lei.

«Se certi primari di reparto, invece di fare politica, pretendessero più risorse per far funzionare meglio le strutture di cui sono responsabili, la qualità del servizio potrebbe essere finalmente degna di un paese civile. E magari la politica, prima o poi, troverà anche il tempo per occuparsi dei problemi dei cittadini.»            

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