Morino – Centinaia di trote morte galleggiano nel punto di congiunzione tra l’Emissario Ipogeo del Fucino e il fiume. L’analisi ecosistemica svela l’impatto letale di un sistema idrico trattato da decenni come una discarica a cielo aperto.
Lo spettro del disastro ecologico è tornato ad aleggiare tra le gole e i pioppeti della Valle Roveto. Nella giornata di ieri, il colpo d’occhio restituito dalle acque del Fiume Liri, nel tratto compreso tra la frazione di Pescocanale e il monumentale Emissario Claudio-Torlonia, è stato raccapricciante:
centinaia di trote livide, a pancia all’aria, trasportate inerti dalla corrente. Un’ecatombe ittica documentata dai pescatori locali che ha riaperto una ferita mai rimarginata. Non ci troviamo di fronte a un fatale e imprevedibile incidente biologico.
Quello consumatosi nelle ultime ore è l’ennesimo atto di un crimine ambientale annunciato, che reitera le avvisaglie di un’agonia idrica denunciata a più riprese da amministrazioni comunali, associazioni di pesca sportiva e liberi cittadini. Il punto esatto dell’ecatombe non è casuale: si colloca laddove le acque drenate dalla piana del Fucino si riversano nell’alveo naturale del Liri.
Da un punto di vista strettamente naturalistico ed ecologico, la moria massiva di Salmonidi (specie estremamente sensibili alle variazioni di ossigeno disciolto e alla presenza di inquinanti) è il bioindicatore più drammatico di uno stress chimico acuto.
Gli sversamenti abusivi di sostanze tossiche non si limitano a sottrarre ossigeno o a provocare la morte immediata per asfissia della fauna ittica; innescano una vera e propria catastrofe a catena all’interno della rete trofica fluviale:
Il bio-accumulo di metalli pesanti e molecole sintetiche tossiche parte dai macro-invertebrati bentonici, passa ai pesci e risale fino ai predatori apicali (lontre, uccelli ittiofagi come il martino pescatore e l’airone cenerino).
L’immissione di sostanze chimiche e tensioattivi altera la microflora batterica fondamentale per la depurazione naturale delle acque, favorendo la proliferazione algale anomala e la necrosi della vegetazione spondale.
Il percolamento di inquinanti complessi nel letto permeabile del fiume rischia di contaminare irrimediabilmente i serbatoi idrici sotterranei della valle.
Il dramma ecologico sferra un pugno nello stomaco agli sforzi istituzionali messi in campo negli ultimi anni. Il Contratto di Fiume (CdF) Liri, di cui il Comune di Morino è capofila unitamente ad altri otto municipi del comprensorio, era nato esattamente con l’obiettivo di fare fronte comune contro la barbara consuetudine di considerare questo corso d’acqua come una “discarica abusiva”.
Nonostante i progetti di riqualificazione ambientale, la rinaturalizzazione degli argini, il ripristino della vegetazione riparia e le campagne di sensibilizzazione sulla biodiversità sostenute dai fondi della Regione Abruzzo, la realtà dei fatti dimostra che ogni intervento rischia di ridursi a mera facciata se non si recide la radice del problema.
“E l’acqua si riempie di schiuma, il cielo di fumi, la chimica lebbra distrugge la vita nei fiumi… così cantava Pierangelo Bertoli nel 1976 e dopo cinquant’anni siamo ancora così.” — questo il commento di Roberto D’Amico, Sindaco di Morino e Capofila del Contratto di Fiume del Liri
Il primo cittadino D’Amico evidenzia un nodo tecnico-scientifico fondamentale finora ignorato dalla pianificazione d’ambito: il Liri non è un corso d’acqua isolato. Attraverso l’ingegneristico emissario Claudio-Torlonia, il fiume costituisce un unico, complesso ed indissociabile idrosistema integrato: il sistema idrografico Liri – Fucino – Giovenco.
Trattare la qualità delle acque della Valle Roveto scindendola dalle dinamiche di scarico del bacino del Fucino è un errore concettuale che vanifica qualsiasi piano di tutela. La denuncia morale non basta più. I cittadini e gli ecosistemi non possono più attendere le tempistiche d’inerzia burocratica.
Se all’individuazione dei reati ambientali non faranno seguito controlli rigorosi e sistematici, un monitoraggio analitico continuo tramite centraline idrometriche e sanzioni penali ed economiche esemplari, l’intero impegno profuso dalla comunità locale risulterà del tutto vano.
Per passare dalle parole ai fatti, la presidenza del Contratto di Fiume Liri ha annunciato la convocazione urgente, entro la fine del mese di settembre 2026, di un tavolo istituzionale straordinario alla presenza dell’Assessore Regionale Emanuele Imprudente e di tutte le autorità di controllo preposte.
L’obiettivo sarà stabilire un piano d’azione d’emergenza, un approccio strategico integrato e interventi immediati di bonifica e sorveglianza. La natura non concede proroghe: il fiume Liri chiede giustizia prima che la “lebbra chimica” ne estingua per sempre ogni forma di vita.
A seguire il comunicato stampa del comune di Morino

